‘E’ una storia da dimenticare, è una storia da non raccontare’ cantava Fabrizio De Andrè. A dire il vero il pensiero di ‘Faber’ era rivolto a Pier Paolo Pasolini ed alla sua morte (altro mistero insoluto della storia d’Italia), e con il patrimonio immobiliare ereditato dagli ex Dc non aveva molto a che spartire se non fosse che il cantautore aveva una innata capacità di riportare a livello universale anche il più piccolo dei particolari. In una memoria, però, Angiolino Zandomeneghi, l’imprenditore veneto artefice dell’operazione “dissoluzione della Balena bianca”, racconta. E come se racconta. Spiega ad esempio di essere lui la vera vittima di un raggiro spaventoso, messo in piedi da gente senza scrupoli che avrebbe “depauperato le casse della Dc con ruberie, spartizioni illegittime e appropriazioni indebite”. Si definisce ‘responsabile’ “di aver deciso di non soccombere dinanzi a prepotenze ed illeciti posti in essere da certi soggetti che si dicono continuatori della Dc ma che nulla hanno a che spartire con le origini cristiane e la moralità dei fondatori di detto partito”.
Si sarebbe giocato dunque con gli affetti ed il denaro della gente come fossero case e soldi del ‘Monopoli’.
Che credito dare all’imprenditore che fece da boa a tutte le operazioni che ruotavano attorno all’immane patrimonio immobiliare della DC? La magistratura non ha accertato alcun raggiro riconducibile alla sua regia. Un protagonista, ma non la testa dell’acqua, allora? Una vittima, come asserisce?
Siamo in presenza di uno scaricabarile infinito, fatto di accuse e continui ‘congedi’ dalle proprie colpe. Una matrioska da svelare piano piano, con la massima attenzione, perché proprio quando si crede di aver capito quale ‘bella statuina’ si nasconda dentro quella appena dischiusa, si perdono i propri punti di riferimento, ed il lavoro deve ricominciare daccapo.
Ci sono però delle circostanze correttamente attestate, dei ‘lanternini’ che nella notte buia illuminano una strada piena di buche e che sarebbe bene ricordare affinché il quadro assuma una sfumatura quantomeno ‘comprensibile’.
Di certo si sa che Angiolino Zandomeneghi, titolare della ‘Immobiliare Europa’, il 7 febbraio 2002 acquista per un prezzo poco superiore ai 3 miliardi di lire, 131 immobili (ultimo residuo del patrimonio della Dc, venduto fino a quel momento in maniera estremamente fruttuosa) il cui valore reale oscillava invece tra i 50 ed i 70 miliardi di lire (così erano stati stimati prima che la moneta unica facesse il proprio ingresso nel libero mercato).
E fino qui ci siamo.
Si potrebbe però a questo punto aggiungere che lo stesso Zandomeneghi, abile uomo d’affari, si era impegnato a coprire certi debiti per conto del CCD. La qualcosa allora per qualcuno rappresentava già di per sé una garanzia.
Tant’è. Ma proprio nessuno si era mostrato tanto lungimirante da pensare di andare a visitare la sede di questa società che stava per acquistare ciò che rimaneva del patrimonio immobiliare della Dc? Via Villabella 78/d, San Bonifacio. Questo l’indirizzo dell’’Immobiliare Europa’, sita in un gabbiotto all’ingresso del parco acquatico ‘Sporting’.
Era dunque questo il domicilio?
Pare proprio di si. Sia ben chiaro, l’apparenza è spesso cattiva consigliera, non si può dubitare della correttezza e trasparenza di una società. Nessuno acquisì informazioni riguardo agli uomini con cui si era in procinto di concludere affari così importanti? Si era a conoscenza del fatto che nel 1992 Zandomeneghi fosse stato arrestato insieme al fratello minore ed ad un’altra decina di persone per truffa alla Cee, dalla quale uscì patteggiando una condanna a un anno e dieci mesi?
Difficile credere che il ‘passato’ dell’imprenditore fosse completamente oscuro, pur tuttavia gli affari andarono in porto, ma più di qualcuno restò scottato. E così, quando qualcuno incomincia a scalpitare (Pierluigi Castagnetti, segretario PPI, chiede il peraltro non facile fallimento della ‘Immobiliare Europa’), Zandomeneghi percepisce il pericolo di una operazione politico-giudiziaria per ‘scippargli’ il patrimonio e si trincera dietro una girandola di vendite ‘fittizie’ per sfuggire alle iniziative degli eredi della Dc. Un oscuro diluvio di passaggi societari, che in qualche caso ha portato a dei risultati sorprendenti. Come avvenuto ad esempio per un appartamento di 400 mq in via La Pira, 17, a Firenze. La Dc lo aveva intestato alla società ‘Diogene’, che l’11 dicembre 2003 aveva stipulato un preliminare di compravendita dell’appartamento per 465 mila euro con la ‘Immobiliare San Domenico’ di Verona. Ma stranamente il 27 ottobre dell’anno successivo, la ‘Diogene’ (amministrata da Daniele Gastaldelli) non vende l’appartamento alla ‘San Domenico’, ma alla ‘Nord Est Srl’, anch’essa amministrata da Gastaldelli, e non per il prezzo prima citato, ma per una cifra attorno ai 750 mila euro.
E’ bene precisare che la ‘Nord Est Srl’ non spunta certo dal nulla, ma era già nota a Zandomeneghi, avendovi precedentemente svolto funzioni di segretario. Nel 2005 però, l’appartamento subisce un nuovo passaggio di mano: ‘Nord Est’ vende a ‘Ve.Co’, il cui amministratore, Monica Tosi, è lo stesso della nostra vecchia conoscenza, l’‘Immobiliare San Domenico’. Il prezzo pattuito è di circa un milione di euro. Pochi giorni dopo (22 per l’esattezza) la ‘Nord Est Srl’ svanisce dal registro delle imprese italiane e trasferisce la propria sede legale a Nis, in Serbia.
Questa è solo una delle tante storie che, incatenandosi, hanno dato vita ad una vera e propria ecatombe societaria. Sembra un giallo senza fine quello che avvolge la ‘breve’ vita di società nate e scomparse nel giro di poco tempo. Il terminale di queste operazioni si è scoperto poi essere in Croazia, dove la guardia di Finanza è stata costretta a spingersi per fare chiarezza su alcuni fallimenti immobiliari ‘sospetti’.
Non si sa se chi ha agito in questa direzione l’abbia fatto per garantire a se stesso un proprio rientro economico o se invece abbia agito per conto di terzi mai sfiorati dalle indagini. Sta di fatto che si tratta di una storia, per usare le parole di De Andrè, ‘un po’ complicata’, e, senza ombra di dubbio, decisamente ‘sbagliata’.
