Salvatore Parlagreco

(essepì) Hanno “sceneggiato” un finto matrimonio gay nella piazzetta di Palazzo dei Normanni per protestare contro le iniziative legislative sulle unioni di fatto di alcuni deputati regionali. Una protesta pacifica, variopinta. Scelta inconsueta, qui si radunano i lavoratori in lotta, le corporazioni preoccupate, le categorie ferite, i disoccupati e gli indigenti. Ma la Giovane Italia voleva manifestare lì il suo disappunto, non altrove. Ed ha promosso il colpo di teatro, in rappresentanza del Pdl.

Giovane Italia è la costola “storica” della destra italiana. C’era con il Msi, c’era con Alleanza Nazionale e si è ritagliata uno spazio nel Pdl. Il finto matrimonio gay di palazzo dei Normanni le ha regalato visibilità, ma ha reso un pessimo servizio al Pdl, assente o quasi, nella vita della città, devastata da mille problemi irrisolti.

È come se il Pdl avesse ammainato bandiera o stesse raccogliendo i cocci di una sconfitta annunciata. Eppure il suo segretario, Angelino Alfano, si dedica a tempo pieno alla costruzione del partito. Il tesseramento ha segnato un indubbio successo di adesioni, un milione e duecento mila circa. È stata una competizione “muscolare”, come se ogni leader, da Formigoni alla Prestigiacomo, in ogni parte d’Italia, avessero sistemato il loro banchetto in piazza. Poi sono arrivati i risultati e sono state stilate le classifiche, come nelle gare di Formula 1. Hanno primeggiato quelli che erano già in prima fila, il popolo del Pdl è rimasto nelle retrovie.

 

Ma guadagnerà il palcoscenico, promette Angelino Alfano, che o ha annunciato i congressi locali. Niente più nomine dall’alto e cooptazioni, dirigenti saranno eletti dagli iscritti, le primarie designeranno i candidati e il segretario del partito. Che avrà un nome nuovo, ancora in incubazione in una delle fabbriche della comunicazione del Cav.

Nessuna abdicazione, il Pdl rinuncia alla monarchia berlusconiana per volontà di Berlusconi. La stagione dei circoli invisibili, dei promotori, dei movimenti è finita, si volta pagina e “si scommette” sulle piazze democratiche. Il Cav rimane al centro del mondo, ha fatto solo un passo di lato e non un passo indietro.

Buoni propositi, ma il Pdl rischia di diventare il partito della Giovane Italia, a Palermo, tanto per fare un esempio. O il partito del sindaco, Diego Cammarata, per fare un altro esempio. Ed è un pericolo, perché Cammarata è causa del disamore dei palermitani verso i loro amministratori.

Il Pdl non ha un’anima, un progetto, obbiettivi intellegibili. È questa la realtà che emerge oggi, una realtà preoccupante. Ci vuole tempo, naturalmente.

Il segretario lavora per riguadagnare la fiducia delle gerarchie, riaprire il dialogo con i moderati, sedere al tavolo della trattativa con il Terzo polo. È un programma ambizioso, che richiede un’accorta gestione del rapporto con il Capo. Che va inneggiato e santificato come sempre, ma anche “tenuto a bada”, messo in sordina per evitare che combini guai.

Le intenzioni sono buone, la tattica accorta, la strategia sufficientemente chiara. Ma il partito c’è ancora? Se lo chiedono in tanti, dentro e fuori le mura. La costituente popolare di Alfano non ha ancora una “piattaforma di lancio”. Ci sono i liberali Galan e Martino, i socialisti Cicchitto, Brunetta, Stefania Craxi e Sacconi, gli atei devoti Ferrara e Pera, i neo democristiani come Giuseppe Pisanu, i cattolici Lupi e Formigoni, i filoleghisti come Tremonti, la destra degli ex An, a sua volta divisa in tre o quattro “famiglie” (Matteoli, Gasparri, La Russa, Alemanno).

Le radici culturali, tuttavia, non bastano a raccontare la galassia. Angelino Alfano deve confrontarsi con i rottamatori, che pretendono di smantellare gli apparati, i nostalgici restauratori, che vogliono tornare alle glorie di Forza Italia, i servi-liberi ed i “falchi” come Ferrara, Sallusti, la Santanchè e Feltri, che mettono il Cav al centro della galassia, e menano colpi a destra e manca. Fondamentalisti, liberal, laici, liberisti, liberali, conservatori, estremisti di destra. E fra loro inquieti, delusi, i ribelli (Miccichè), i riflessivi battitori liberi (Tremonti), i cofondatori incazzati (Martino, Galan, Scajola).

E non è finita: ci sono le Fondazioni, che costituiscono la mappa delle correnti, un numero impressionante; i circoli del buon governo di Marcello Dell’Utri, di cui si sono perse le tracce; i promotori della libertà, che si materializzano grazie a Michela Brambilla, che li ha tenuti a battesimo, o con gli audio-video messaggi di Berlusconi e sul web. Fondazioni, associazioni, movimenti, circoli. Un turbillon di idee e iniziative appena abbozzate, in alcuni casi “virtuali”, nate allo scopo di compiacere il capo. Una rete variegata di posizioni, umori, interessi, stimoli.

Lo stato dell’arte, dunque, è il seguente: Angelino insegue i valori fondanti della nuova Europa e guarda al Ppe, il volubile e inquieto Martino con il sanguigno Galan farebbero carte false per tornare a Forza Italia, gli ex AN innalzano le barricate ai “fondatori” forzisti, Beppe Pisanu sogna la nuova Dc guidata magari da Mario Monti, l’ex ministro Bondi s’affanna a “predicare” il ritorno del berlusconismo della prima ora e manifesta scetticismo, se non vera e propria contrarietà, verso un partito strutturato ed “irriconoscibile”.

Non tutto comincia e finisce all’interno del Pdl, tutt’altro. Il partito parla agli italiani con Giuliano Ferrara, che invita Berlusconi ad essere Berlusconi (e si capisce proprio che cosa ciò voglia dire), Sallusti e Feltri, in combutta con Belpietro, che non danno scampo ai nemici del Cav, inseguendoli ovunque: nei luoghi di lavoro, durante i viaggi, nelle serate mondane, nei discorsi pubblici, impiccandoli nelle piazze mediatiche o punendoli con una gogna eterna.

Giovane Italia di Palermo, o di Roma, non ha niente a che vedere con tutto questo. Viene da lontano, dalle nostalgie del dopoguerra. O dalle letture, recenti, di Silvio Berlusconi, che dalle intuizioni felici del Duce, grazie ai “diari” scoperti da Marcello Dell’Utri, trae spunto per ricordare agli italiani che sono i grandi uomini, non i partiti a fare la differenza. Ma ci vuole una Costituzione nuova, che sia adatta a valorizzarne le qualità.

Il partito di Berlusconi non ha proprio nulla da spartire con il partito “in progress” di Alfano, né con i partiti sognati da Martino, Scajola, Pisanu, La Russa. Ed è per questa ragione che Angelino è la persona giusta. È nato nella Dc, l’arcipelago delle Filippine, dove si trova il mare più profondo del globo.

(continua)