Adriano Celentano è un furbone. I soldi della Rai li dona in beneficenza, pagandoci pure le tasse, ma ci guadagna lo stesso, perché promuove il suo ultimo album grazie a Sanremo. La drittata è stata scoperta da un parlamentare siciliano, Salvo Fleres, Grande Sud, senatore della Repubblica e garante per i detenuti della Regione siciliana.
Mentre l’Italia si sbellicava le mani per plaudire al gesto, invero senza precedenti, del molleggiato che regala 350mila euro a ospedali e famiglie bisognose segnalate da otto sindaci italiani, Salvo Fleres, a nome del Grande Sud, vigilava, studiava, indagava sui guadagni del molleggiato e si preoccupava di evitare che la Rai venisse spogliata della ingente somma, seppur assegnata a medici che curano vittime di guerra.
Fleres si è chiesto che cosa ci sia dietro la clamorosa decisione di Celentano di donare un patrimonio in beneficenza, grazie ad un salutare scetticismo, caratteristica di molti siciliani che hanno a che fare con la pubblica amministrazione.
Per raggiungere risultati, infatti, in casi come il Celentano-gate, bisogno possedere attitudini peculiari: tutela istintiva del denaro pubblico e naturale avversione agli sprechi, spirito indagatorio, capacità di resistere al fascino dei personaggi amati dal grande pubblico, competenza nei trucchi del mondo dello spettacolo, settore avvezzo alla circonvenzione degli incapaci ed altro ancora.
Grazie a queste doti naturali, il senatore di Grande Sud ha capito che due e due fanno quattro, nel senso che Adriano Celentano avrebbe potuto infinocchiare il mondo intero, ma non chi, come lui, fa da sentinella al bene pubblico giorno e notte, ed ha presentato un’interrogazione al ministro dello Sviluppo Economico per sapere se il governo “non intenda intervenire al fine di verificare la liceità delle scelte operate dai vertici della Rai, nonché provvedere al ridimensionamento dei criteri economici oggetto dell’accordo per la partecipazione del cantante Adriano Celentano al Festival di Sanremo”.
Visto che c’era, trattandosi di questione rilevante, percepita dall’opinione pubblica come un tradimento, il senatore di Grande Sud invita l’esecutivo a “predisporre un’apposita inchiesta sui compensi pagati dalla Rai, a qualunque titolo, ad artisti, giornalisti, personalità varie, con particolare riferimento alla verifica della congruità dei compensi ed all’effetto della presenza dei vari soggetti indicati rispetto all’audience”.
Non solo Celentano, dunque, ma quanti, come il molleggiato, spillano quattrini alla Rai devono essere sottoposti ad indagine. Chi va in Rai dovrebbe pagare la Rai perché si fa pubblicità, osserva argutamente il senatore. E spiega le sue ragioni: “il cantante approfitterà dell’evento per promuovere il suo nuovo disco, ad oggi un mezzo flop da un punto di vista degli incassi, appena settimo in classifica”.
Chi ci guadagna, dunque, riflette Fleres: la Rai o Celentano che spende in beneficenza i suoi soldi? Il molleggiato, non c’è alcun dubbio: “la Sipra, concessionaria di pubblicità dell’Azienda, per uno spot di appena 30 secondi nel corso del Festival chiede ben 110mila euro, Celentano avrebbe dunque la possibilità di pubblicità gratuita per il suo disco”.
È vero, Celentano ci guadagna come qualunque altro cantante che va in tv, ma questo non significa niente: il molleggiato ha preteso soldi per darli in beneficenza, mentre gli altri se li mettono in tasca, com’è giusto, e non prendono iniziative furbe per ingraziarsi i fans e farsi gli affari suoi.
Sulla beneficenza il senatore sfida l’opinione pubblica plaudente: “l’accordo raggiunto tra i vertici della Rai e il cantante lascia perplessi, non solo per la folle cifra concessa per l’apparizione alla kermesse televisiva, ma anche per le modalità di scelta delle famiglie cui devolvere il denaro, indicate esclusivamente dai Sindaci di poche città italiane”.
Da qui l’indignazione e l’inevitabile condanna: “Celentano approfitta dell’apparizione per pubblicizzare il proprio disco, dovrebbe egli stesso pagare la Rai. È comunque assurdo elevare il cantante a benefattore, quando il denaro con cui il ‘ragazzo della via Gluck’ intende fare beneficenza, sono i soldi del canone Rai, dunque soldi degli stessi italiani”.
Fleres non sta a guardare sul capitolo degli sprechi di risorse pubbliche. Quando è lui a prendere la palla e scagliarla in rete, c’è sempre qualcuno che storce il muso. Il senatore, infatti, mette la firma agli emendamenti più “sofferti” della legislatura, assumendo iniziative impopolari, come il bianchetto sui capitali scudati. A differenza di altri ci mette la faccia, per questa ragione diviene oggetto di critiche e cattiverie.
Alcuni episodi lo hanno proiettato al centro delle cronache politiche e parlamentari siciliane per via dell’emolumento di centomila euro annui percepiti come garante dei detenuti nella sua regione. Quelle centomila euro, percepite dal 2006, sono state oggetto di esagerata attenzione perché sono rimaste attaccate a Fleres come la palla ai piedi di Fabrizio Miccoli.
Il senatore dichiara di rinunciare ai quattrini che però restano a sua disposizione, viene cancellatala figura del garante nella finanziaria regionale, ma la voce in bilancio resta avvinta come l’edera centro il documento finanziario. Singolari circostanze, che non possono risalire all’interessato in alcun modo, diventano occasione per dubitare perfino sulle origini del compenso, perché il senatore, da deputato regionale e vice presidente del Parlamento siciliano, presiedette la seduta dell’Assemblea regionale responsabile della deroga alla incompatibilità fra la figura del garante e lo scranno in parlamento (regionale, nazionale). Avrebbe lavorato per sé, essendo Fleres ad utilizzare la deroga approvata con un provvedimento legislativo.
Infine, e questo è l’episodio più doloroso: il senatore interroga il ministro sullo Sviluppo economico, Passera, sullo show di Celentano a Sanremo – segnalando una furbata del molleggiato (Sanremo è un buon viatico per la vendita dei cd del molleggiato), e gli addebitano di avere incassato 425 mila euro sborsati dai contribuenti, 75 mila euro più di Celentano, quale garante dei detenuti, senza dare un euro in beneficenza e senza sopportare un’attività intensa quale garante dei detenuti.
Se non è questo il fumus persecutionis, che cosa mai potrebbe essere? Che c’entra il cachet di Celentano con i soldi assegnati al senatore-garante?
Quando si ha nel mirino l’avversario, ogni scusa è buona per cambiare le carte in tavola, si approfitta dell’attività ispettiva di un parlamentare per la denigrazione politica.
