Salvatore Parlagreco

Nell’edizione di lunedì 14 febbraio del Corriere della Sera, la Sicilia è tornata agli onori della cronaca grazie alla distrazione del sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, il quale si è dimenticato di dimettersi da senatore della Repubblica ed ha perciò intascato gli emolumenti dovuti a coloro che esercitano i due incarichi di primo cittadino e parlamentare.

 

Stando ai numeri che Sergio Rizzo, autore dell’articolo, ha raccolto, tuttavia, Raffaele Stancanelli si è guadagnato eccome l’indennità di senatore con annessi e connessi, perché risulta presente alle votazioni, quindi alle sedute, il 78 per cento delle volte. Una cifra ragguardevole se commisurata a quella di altri senatori che pur non essendo impegnati in altra incombenza pubblica, hanno lasciato a desiderare in quanto a presenze. Ma questo non lo scagiona certo della irregolarità scoperta dal Corriere, quindi dovrà lasciare il Senato prima possibile e dovrà attendere una decisione da Palazzo Madama sul pregresso.

 

Rizzo scrive che Stancanelli si aggirava in incognito a Palazzo Madama, probabilmente perché annota ironicamente – avrebbe voluto non essere visto ancora a lungo. Non si pone, tuttavia, una domanda che sorge spontanea: com’è che nessuno, a cominciare dal Presidente del Senato – Renato Schifani – siciliano come Stancanelli, non gli abbia rinfrescato la memoria e riferito che i sindaci di città con oltre ventimila abitanti eletti senatori devono trasmettere agli uffici competenti ogni informazione sulle cariche pubbliche ricoperte in maniera che la giunta a tal uopo nominata al Senato accerti eventuali incompatibilità.

 

Stancanelli non ha trasmesso la documentazione o la giunta non ha avuto il tempo di effettuare le verifiche richieste? Non lo sappiamo. Sappiamo tuttavia per esperienza che in questi casi il Senato della Repubblica non mette il piede sull’acceleratore. E’ vecchia consuetudine fare di tutto perché chi entra non esca o esca più tardi possibile. Spirito di solidarietà? E chi lo sa. Le regole dovrebbero essere regole. C’è tolleranza, questo è certo, e non è certo il sindaco di Catania il primo a fruirne. Stancanelli può vantare lo stakanovismo parlamentare ma deve farlo senza farsi sentire perché la presenza assidua a Roma potrebbe avere nuociuto al Comune che amministra ed ha sicuramente bisogno di grande cura, visto che i conti non quadrano da anni e che il Comune si è trovato sull’orlo della bancarotta. Piccola parentesi: i sindaci delle due metropoli siciliane, Catania e Palermo, stanno assai frequentemente sulle pagine di cronaca ma questo non migliora affatto la loro immagine a causa delle motivazioni. Parentesi chiusa.

 

Scorrendo l’articolo del Corriere abbiamo fatto anche noi una scoperta. L’autore è stato in grado di riferire sulle missioni di alcuni senatori. Marcello Dell’Utri, presente solo nel 7 per cento delle votazioni a Palazzo Madama, ha accumulato 2875 missioni e congedi, l’ex Presidente del Senato, Marcello Pera, ha al suo attivo ben 2.226 missioni. La qualcosa significa che è possibile sapere quali senatori siano andati in missione e quali no. Una cosa che a Palazzo dei Normanni non è stato possibile conoscere, nonostante a questo scopo si sia mobilitato, qualche tempo fa, il deputato Pd Pino Apprendi. Non ci sono le ragioni delle missioni, ma queste informazioni non c’entravano niente con l’argomento affrontato da Sergio Rizzo.

 

E’ possibile che queste notizie siano rese pubbliche a richiesta? Comunque, i nomi dei senatori in missione sono noti, l’Assemblea regionale ritiene che queste notizie ledano il diritto alla privacy dei deputati regionali.

 

Perché? Accanto al nome sono state chieste altre informazioni (luoghi, motivi). Prima o poi in Sicilia dovranno pur riflettere sulle responsabilità (collegiali) che si stanno assumendo con questo arroccamento.