L’on.le Giulia Adamo, seguace di Miccichè, s’è arrabbiata con i lealisti che addebitano al suo leader siciliano di stare preparando il dopo-Berlusconi, accusa oltremodo indigeribile, osservando indispettita che “il progetto Miccichè coincide con l’idea di partito che ha Berlusconi”, perciò “ chi afferma il contrario ha una visione distorta della realtà”. La qualcosa potrebbe essere anche vera a patto che si abbia conoscenza di questa realtà e dello stesso progetto Miccichè, che sono oggetti, pardon idee, ancora misteriose, almeno per chi non ha mani e piedi dentro il Pdl .
L’inconoscibile, tuttavia, non è sinonimo di nulla. Una guerra mondiale non scoppia perché ci si sveglia con gli umori sotto i tacchi, c’è roba importante dentro; potremmo definirla elegantemente la guida del partito in Sicilia o, meno elegantemente, la conquista dei posti chiave nelle stanze dei bottoni della Regione siciliana. Un obiettivo che può essere raggiunto esternalizzando il conflitto. Ecco perché ciò che accade nel cuore del Pdl, l’area forzista, contagia e coinvolge nel cerchio più vicino l’ex area AN, e specificatamente i finiani, e nel secondo cerchio il MPA di Raffaele Lombardo.
La presenza dello stato maggiore finiano – rappresentato in Sicilia al massimo livello da Fabio Granata, Carmelo Briguglio, Nino Lo Presti e Pippo Scalia – ha consentito ai lealisti berlusconiani di accusare Miccichè di volere indebolire il leader maximo, Berlusconi, e di stare organizzando il tradimento, cioè il dopo-Berlusconi,con l’aiuto dei frondisti di Fini, che mirano a creare le condizioni di un delfinato trasparente.
Dove sta la verità?
E chi lo sa, le strumentalizzazioni in una situazione così caotica, sono fisiologiche, come lo scambio di accuse aspre e, talvolta, prive di fondamento. Esilarante, proprio per questo aspetto, un episodio. Giuseppe Castiglione, nemico di Lombardo e affatto amico di Miccichè, ha chiesto al capo dei gruppi autonomi, Miccichè, chi gli avrebbe offerto la candidatura alla presidenza della Regione alle elezioni (anticipate) di primavera in Sicilia (notizia riferita dall’interessato con il dettaglio non secondario che era stata rimandata al mittente); il senatore Salvo Fleres, Pdl catanese, ha suggerito a Castiglione di porre la domanda al suocero, il senatore Pino Firrarello, Pdl lealista e acerrimo nemico di Lombardo, perché in una intervista a Repubblica ha confessato di avere proposto la candidatura proprio a Miccichè.
Episodio marginale ma rappresentativo.
Come uscirne?
Allo stesso modo dei tragici greci: il deus ex machina, cioè Silvio Berlusconi.
Tonino D’Alia, lealista, avverte il bisogno di un pressing sul Premier e lo invoca, come il coro greco prima dell’arrivo del deus ex machina.
Solo che nelle tragedie la soluzione si trova sempre, mentre la polis siciliana non la trova mai. Il “deus” benedice, ammonisce e se ne va. Né vincitori né vinti, tutto come prima.
