Miccichè torna all’Ars, dove qualche anno fa era presidente, e spacca ufficialmente il Pdl siciliano. Il “bimbo è nato”, e a Palazzo dei Normanni c’è anche chi fa il brindisi. Così fa ufficialmente i suoi primi passi il Pdl Sicilia, presentato all’Assemblea regionale siciliana da Gianfranco Miccichè, Dore Misuraca e Pippo Scalia, nel corso di una conferenza stampa. Il nuovo gruppo parlamentare è formato da quindici deputati regionali, tre sono assessori. Si tratta degli ex aeninni Scilla, Incardona, Aricò, Gentile, Correnti e Marrocco, i miccicheiani Greco, Mineo, Adamo, Cimino e Bufardeci, i catanesi Cristaudo e Nicotra e due in quota Misuraca, Scammacca e Marinese. Alla presentazione sciamano decine di esponenti del Pdl, ci sono anche gli assessori regionali e deputati nazionali, Strano, Lo Presti, Fallica, Briguglio. Praticamente metà dei berluscones di Sicilia. Si oppongono agli altri, i “lealisti”, i fedelissimi dei due coordinatori regionali, Castiglione e Nania. La sala stampa di Palazzo dei Normanni è piena di giornalisti.
Miccichè dice che non vuole fare la guerra a Berlusconi, “noi dal partito non usciamo”. Dice che vuole aprire gli occhi al Cavaliere sulla situazione del partito in Sicilia. Una situazione che il sottosegretario con delega al Cipe non esita a definire schizofrenica, con il Pdl che fa parte della maggioranza che formalmente appoggia Raffaele Lombardo, ma che in realtà all’Ars fa opposizione. “Al di là dei numeri crediamo di avere la forza della ragione. Quell’altra parte del Pdl sta all’opposizione, anche se hanno due assessori nel governo. Con questa rivoluzione, spero che quelli del Pdl lealista capiscano che non c’è altra scelta che appoggiare Lombardo”, dice.
Disertano l’Aula, non si presentano in commissione, i lealisti. Miccichè e gli altri sono stufi di questo atteggiamento. “E’ quello classico da opposizione, ma non tengono una posizione critica. Da parte del Pdl non arrivano suggerimenti su quello che si deve fare, poi bloccano l’Aula e le commissioni”, osserva. Il peccato originale del Pdl Sicilia, per Miccichè e i suoi, è quello di avere tradito Lombardo fin dall’inizio della legislatura. “Un anno fa a me Lombardo non stava bene, adesso sì. Il Pdl un anno fa ha voluto fortemente Lombardo, Berlusconi ha benedetto la sua candidatura, da allora i lealisti sono andati contro il presidente della Regione e così facendo anche contro Berlusconi. Macchè lealisti, l’unica lealtà che dimostrano è quella al potere che alcune cariche istituzionali gli danno. Io li definirei schizofrenici. Non si fa politica andando dietro ai matti”, spara ad alzo zero.
Delinea i confini del nuovo gruppo, l’ex presidente dell’Ars. Non gli interessano posti di sottogoverno, dichiara tenacemente la distanza siderale con il Pd, “con loro non c’è nessun tipo di avvicinamento”, spazzando via il dubbio di un possibile inciucio. “Noi e l’Mpa facciamo parte del governo e della maggioranza, il gruppo nasce per fare chiarezza, per stanare l’altro gruppo, saranno costretti ad appoggiare il governo Lombardo. Spero che quelli del Pdl lealista capiscano che non c’è altra scelta”. Insomma, chi sta nel governo lo appoggi, chi non ci sta lo dica chiaramente e tolga il distrurbo. Il Pdl Sicilia non ha paura di rimanere con pochi numeri all’Ars, “io mi appassiono alle anomalie, non sarebbe il primo governo di minoranza” osserva, ma apre a un ritorno dell’Udc nella compagine di governo.
Misuraca sottolinea che adesso il Pdl avrà una forte trazione meridionalista, rappresentando dentro il Pdl nazionale il rapporto significativo con il governo Lombardo: “Questo è quello che ci distingue da quelli che impropriamente si definiscono lealisti. Noi sosteniamo il governo Lombardo e continueremo a farlo”.
L’ex aennino Scalia ricorda che il gruppo non è un nuovo partito, ma potrebbe diventarlo se dai vertici nazionali “non arriveranno risposte”. “Abbiamo atteso invano da parte del partito a livello nazionale e regionale che ci fosse attenzione verso le nostre perplessità alla scelta dei coordinatori. Abbiamo richiesto una linea coerente al lavoro di Lombardo. A Roma le nostre perplessità non sono state accolte e nemmeno le nostre proposte. Un grande partito come il Pdl in Sicilia non può essere guidato da nomi imposti dall’alto, il coordinatore deve essere nominato direttamente a livello locale. Ci assumiamo le nostre responsabilità, ma sono altri che hanno provocato tutto questo. Non abbiamo la presunzione di rappresentare tutto il partito, ma almeno la metà sì”, spiega.
La sfida a Roma è lanciata. Se Miccichè auspica che Berlusconi, insieme a Fini, prenda in mano la situazione in Sicilia, ammette che dalla Capitale gli sono arrivate pressioni per bloccare il progetto del Pdl Sicilia. “Non ci sono pressioni che tengono. Abbiamo ritenuto che non ci fosse motivo di incontrare i coordinatori nazionali. Se vogliono vengono loro, non capisco perché devo andare io da loro a Roma”, chiosa Miccichè. Ce n’è anche per i coordinatori regionali, che “ogni giorno fanno dichiarazioni sulla caduta di Lombardo. La situazione non è più tollerabile. Sarebbe stato comodo stare sotto le coperte di cashmere del Pdl, i quindici deputati regionali che entrano nel nuovo gruppo stanno facendo un passo di grande coraggio, sapendo che corrono dei rischi. È una partita dove ogni minuto può cambiare la tattica e i giocatori. Stiamo iniziando un’avventura, ma non siamo avventurieri”.
