Michele Calascibetta, palermitano, dirigente generale della Pubblica istruzione, è stato nominato Direttore generale della Pubblica amministrazione nelle Marche ed ha già preso possesso del suo nuovo ufficio. La nomina chiude una lunga vertenza di Calascibetta con il Ministero della Pubblica amministrazione. Pace fatta, insomma, ed un esito che fa “scuola”, perché Calascibetta, come altri direttori generali di varie regioni italiane, fu rimosso dal suo incarico con un decreto dell’allora Ministro Letizia Moratti grazie alla legge sullo spoils system voluta dal Ministro della funzione pubblica del tempo, Frattini.
I direttori rimossi dal loro incarico avevano firmato un contratto. Michele Calascibetta aveva appena firmato un contratto quinquennale come direttore generale della pubblica istruzione in Sicilia. La sua rimozione, a pochi giorni dalla nomina, destò sconcerto ed incredulità. Per lui e gli altri dirigenti fu un autentico shock. Calascibetta fu invitato a studiare la dispersione scolastica.
Sia Calascibetta quanto i suoi colleghi reagirono presentando ricorsi.
Il ricorso di Calascibetta è stato accolto sia in primo grado che in appello. La Corte costituzionale si occupò del caso. Il 23 marzo del 2007 giudicò illegittima una norma della legge che consentiva l’applicazione dello spoils system entro il sessantesimo giorno dalla data della sua entrata in vigore. Non è una questione marginale, come si potrebbe pensare. Il ministero avrebbe dovuto procedere alla rimozione con un atto motivato «che consentisse un controllo giurisdizionale al fine di garantire scelte trasparenti e verificabili, in grado di perseguire la prosecuzione dell’ attività gestoria in ossequio al precetto costituzionale dell’imparzialità dell’ azione amministrativa».
E sessanta giorni sono pochi per fare valutazioni accurate. .
L’azione amministrativa, ricorda la Consulta, è vincolata "nell’ attuazione dell’ indirizzo politico, ad un agire senza distinzioni di parti politiche e dunque al servizio esclusivo della Nazione".
Di fatto è stato bocciato lo spoils system all’ americana. Non si possono trattare i dirigenti della pubblica amministrazione alla stregua di componenti dell’ ufficio di gabinetto o portaborse.
In novembre del 2007 venne la prima sentenza del giudice del lavoro del tribunale di Roma, Maria delle Donne, che accolse il ricorso del direttore generale della pubblica istruzione della Liguria, Gaetano Cozzo, condannando il ministero della Pubblica istruzione al risarcimento del danno causato nella misura di 450 mila euro circa. Il giudice del lavoro, aveva rilevato che "non c’ è traccia di alcuna adeguata ed esauriente motivazione, né tanto meno di una puntuale attività istruttoria a cura del ministero, che dimostri un’ attenta valutazione della pubblica amministrazione nell’ operazione di ricambio del vertice".
I sostenitori dello spoil system, a meno di un anno dal rinnovo del Parlamento, in agosto del 2005, modificarono la legge e blindarono i dirigenti che avevano sostituito i loro colleghi rimossi dopo la purga del 2002. Sarebbe stato impossibile per il nuovo governo, qualunque fosse stato, sostituirli.
Più che all’ americana, dunque, lo spoils system è stato pensato «all’ italiana», essendo stato bocciato – oltre che dai giudici – da coloro che l’ avevano applicato in modo drastico, frettoloso e imprudente. Proprio così, imprudente: ai dirigenti rimossi l’ amministrazione fece pervenire un cospicuo assegno perché avevano lavorato con diligenza, raggiungendo i risultati richiesti.
E allora perché mai l’ avete mandati a casa?
La rivista più letta dagli operatori scolastici, La tecnica della scuola, non ebbe dubbi : “I nuovi dirigenti furono nominati all’ interno della cerchia dei fedelissimi del ministro”. E poi "blindati", ripudiando la legge che li aveva aiutati a sostituire i loro colleghi.
