Un intervento lungo un’ora e sette minuti segna il solco forse definitivo del distacco tra il presidente della Regione siciliana e i suoi vecchi alleati e del nuovo patto per le riforme in chiave autonomista del governatore con il Partito democratico. Ma sancisce anche la spaccatura sempre più incancrenita tra le varie anime del Pd, lacerato tra chi vede in Lombardo l’occasione per governare la Sicilia e fare le riforme e chi invece considera il leader dell’Mpa come fumo negli occhi. Tanto che, alla fine dei conti, emerge l’impressione che una parte del Pd siciliano abbia intenzione di “posare” alcuni compagni d’avventura, leggi Enzo Bianco e Mirello Crisafulli, etichettato qualche giorno fa da Beppe Lumia come “rovina per il Pd”.
Il tutto accompagnato dal violento atto d’accusa del presidente della Regione nei confronti di esponenti politici della sua provincia, Catania, finiti sul banco degli “imputati”. Il governatore lo ha detto chiaro e tondo durante il suo intervento, parlando di complotto ai suoi danni. “Già a dicembre dicevo che c’erano progetti di un tavolo politico trasversale per far cadere il governo – ha attaccato -. E se non bastano mezzi politici si sarebbero usati quelli mediatico – giudiziari o anche fisici”. Le bordate lanciate da Lombardo contro alcuni esponenti del Pdl, versione lealista, in particolare Salvo Turrisi e Giuseppe Firrarello, accusati in aula di avere avuto a che fare con la mafia, e contro chi nel Pd fa la fronda, leggi l’ex sindaco di Catania Bianco, erano ampiamente annunciate, dopo l’intervista rilasciata dal presidente della Regione al Corriere della Sera.
Restava l’enigma su cosa avrebbe fatto l’altro Pd, quello del trio Cracolici-Lupo-Lumia, più disponibili e malleabili nei confronti del Lombardo-pensiero. In aula il capogruppo Antonello Cracolici è stato chiaro. Finché (e se) il presidente della Regione non sarà rinviato a giudizio, si continuerà nel cammino comune intrapreso per la riforme. L’assist era stato fornito proprio da Lombardo che nel suo intervento non si era tirato indietro, precisando che con il Pd è stata “avviata un’esperienza di sostegno insieme ad area riformista di 30 deputati. Sulle riforme ci siamo potuti trovare favorevoli o contrari tra di noi. Un rapporto che è quanto di più limpido ci sia, non certo all’insegna dell’inciucio e del compromesso, non alla chetichella come accade nella mia provincia di provenienza”, riferendosi ad un presunto inciucio tra Pdl e Pd dopo le elezioni provinciali del 2008, inciucio che chiama in causa proprio Bianco.
Posizione, quella di Cracolici, appoggiata da gran parte del gruppo. “Dalle parole di Lombardo emerge in Sicilia un quadro politico preoccupante, la magistratura ha tutti gli elementi per fare chiarezza su quello che sta avvenendo, spetta alla magistratura dire se c’è o meno un complotto”, commenta Roberto De Benedictis. “A noi spetta una valutazione sul piano politico – aggiunge -. Fino a quando non ci saranno elementi giudiziari nuovi il governo deve andare avanti e lo stesso deve fare il Pd. Naturalmente la situazione cambierebbe se precipitasse sul piano giudiziario”. “Quello che è certo è che la Sicilia ha bisogno di riforme che sono ormai indifferibili, e il Pd intende continuare a svolgere il proprio ruolo, senza arretramenti”, osserva Elio Galvagno. La defenestrazione di Bianco è affidata a Cracolici che, a margine della seduta, spiega che il senatore “non rappresenta il Pd, ma solo se stesso”, lasciando intendere che dovrà rispondere al partito dalle accuse rivoltegli da Lombardo.
Che il Pd sia spaccato lo dimostrano poi due note uscite a stretto giro di posta. Se per Rita Borsellino “all’Ars si è consumato un grande bluff mediatico che non ha aggiunto nulla rispetto a quanto era già noto a tutti. Dalle parole del presidente Lombardo emerge una guerra all’interno del centrodestra, i cui fronti sono accomunati dallo stesso legame con quel sistema di potere riconducibile al modello Cuffaro”, per il deputato regionale Miguel Donegani, uomo vicino a Crisafulli, “Lombardo nella vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto, al presunto accanimento mediatico nei suo confronti, ha risposto alimentando una suspense, altrettanto mediatica, promettendo rivelazioni clamorose con tanto di nomi e cognomi di politici legati alla mafia ed agli affari. Senonché, nel riferire all’Ars, si è solo difeso rilanciando accuse politiche ad anonimi detrattori, circoscrivendo la questione ai meri confini etnei. Forse dimentica, il governatore, che la Sicilia è fatta da donne, uomini, giovani ed anziani che vivono in nove province e non solo quella di Catania”. “Appare temerario il tentativo fatto dal governatore di accreditare il suo governo come esempio di trasparenza ed imparzialità amministrativa, proteso a valorizzare il merito ed impermeabile a favoritismi”, rilancia Giacomo Di Benedetto. Resta il mistero delle “rivelazioni” fatte a Sala d’Ercole da Cracolici. “Nello stesso giorno e dallo stesso notaio quattro società apparentemente distinte tra loro hanno costituito quattro Ati (associazioni temporanee d’imprese) per partecipare a quattro gare per i quattro termovalorizzatori. Le quattro Ati hanno poi vinto le gare. Ecco, quello dei termovalorizzatori era l’affare del secolo”, ha detto il capogruppo del Pd. A chi si riferiva?
Durissima la replica al presidente della Regione del Pdl, che chiede che la Commissione nazionale Antimafia acquisisca gli atti concernenti l’intervento di Lombardo e di tutti gli altri deputati che hanno preso la parola. “Il parlamento è stato offeso dal presidente della Regione – ha detto Innocenzo Leontini -. L’intervento del presidente Lombardo è stato sbagliato. Per la terza volta in questa aula abbiamo assistito all’invocazione di un complotto con un livore universale. Mi sarei aspettato dopo la pubblicazione di certe notizie un sentimento autocritico, per tranciare determinati comportamenti. L’idea del complotto non convince nessuno – ha concluso – Sono i siciliani che hanno capito che c’è un complotto della politica, della casta, che si auto sospinge. In estrema sintesi: Lombardo ha commentato notizie giornalistiche che lo riguardano, dicendo che egli non c’entra; ha commentato notizie giornalistiche riguardanti altri, dicendo che questi invece c’entrano…”.
“Ho l’impressione che questo dibattito sulle dichiarazioni del presidente Lombardo sia diventato un modo per pulire l’anima a quella parte del Pd che vuole entrare in giunta o l’elemento tranquillizzante per i magistrati e i tecnici di area Pd che fanno parte del governo. Siamo garantisti non a corrente alternata e riteniamo che il rispetto di un precetto costituzionale fa pensare alla presunzione di innocenza fino all’ultimo grado di giudizio. Vogliamo le dimissioni di Lombardo per fatti politici: per aver tradito la volontà popolare ed aver distrutto la coalizione”, dice Rudy Maira, capogruppo Udc all’Ars. “Siamo convinti che questa Aula parlamentare non debba diventare una sorta di “pre tribunale” ove anche noi dovremmo assolverlo sostituendoci alla procura o al tribunale. Siamo altresì convinti che sia estremamente sbagliato che i magistrati facciano i politici ovvero i politici facciano i pubblici ministeri”. A qualcuno del gruppo però l’intervento di Maira non è piaciuto. “Era necessario che il mio capogruppo tacesse. Ci spieghi come vengono spesi i soldi del gruppo e come fa a prendere la parola in quest’aula senza averci prima ascoltato”, ha detto in aula Salvatore Cintola, che domani potrebbe essere sospeso o espulso dal gruppo dell’Udc.
Compatti nel sostegno al presidente della Regione il Pdl Sicilia e l’Mpa. “La decisione del presidente Lombardo di intervenire immediatamente in Aula sulle vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto non può che essere apprezzata – dice il capogruppo del Pdl Sicilia Giulia Adamo -. Non crediamo al complotto, piuttosto siamo in presenza di veri e propri centri di potere che contrastano fortemente la volontà di questo governo di cambiare le cose, ossia avviare e portare a compimento un progetto di riforme serie e vere. Il Pdl-Sicilia – sottolinea Adamo – sosterrà lealmente l’esecutivo regionale in questo lungo cammino di innovazione”. “Al presidente Lombardo va la piena ed incondizionata fiducia nostra e di tutto il gruppo parlamentare – dice il capogruppo del Mpa Francesco Musotto -, non è solo, con lui c’è la maggioranza del parlamento, vada avanti sul cammino delle riforme strutturali e di sistema, cammino per il quale è necessario il sostegno di tutto l’arco parlamentare”.
