Salvatore Parlagreco

(essepì) “Oggi ci chiamano inciucisti, magari domani ci arruoleranno fra i collusi con la mafia, chissà”. Lo sfogo di Antonello Cracolici fotografa drammaticamente la guerra in corso nell’opposizione, all’interno del Pd e fra il Pd e i movimenti e l’Italia dei Valori. Il Capogruppo parlamentare Pd non ha dubbi: “Chi sente minacciate le proprie piccole rendite di posizione dalla sfida sulle riforme in Sicilia, tenta di sabotare il dialogo”.

A chi si rivolge?

Le critiche furibonde sono arrivate da Enzo Bianco, da Catania, Rita Borsellino e L’Altra storia”, i dipietristi e l’ex vice segretario, Tonino Russo. E Russo, che ha lanciato strali velenosissimi, definendo Cracolici e gli altri, “inciucisti”.

"Per superare i dissidi è importate spiegare agli iscritti quello che sta succedendo", raccomanda, sconsolato, il deputato regionale Giovanni Panepinto. Un appello accorato il suo, testimonia il disorientamento. Se il PD fosse una persona fisica starebbe voltandosi da tutte le parti: avrebbe una faccia spaventata di uno che non sa come pararsi, smarrito e incattivito. Le parole che segnalano il conflitto sono nere come la pece, quasi che non si aspettasse altro: farla pagare al “nemico” che abita in casa propria.

Ciò che è accaduto nel Pdl, sta ripetendosi nel PD?

Non siamo a questo punto, ma i democratici hanno intrapreso questa strada. Invece che grigio, nero o rosa, il semestre pattista può trasformarsi in un incubo. Altro che sottoporre ad esame la volontà del governo sulle riforme: i democratici stanno sottoponendo se stessi ad esame.

Non è solo una questione di diversità di vedute. Il dibattito congressuale, i lavori dell’assemblea regionale, le decisioni del gruppo parlamentare, le direttrici della segreteria nazionale, presente a Palermo con il suo coordinatore, Penati, non sono servite a nulla. E’ in forse la stessa possibilità di essere partito, la capacità di assumere decisioni e farle rispettare.

Nuccio Cusumano, componente dell’assemblea nazionale del Pd ammonisce: "il partito è uno solo ed ha accettato la sfida delle riforme”. “Questo modo di fare è intollerabile”, s’arrabbia Cracolici, “Se non sconfiggiamo questa cultura, la Sicilia resterà per sempre prigioniera della mediocrità”. E conclude: “Abbiamo l’opportunità di essere protagonisti del cambiamento…, dobbiamo alzare la testa, parlare delle cose da fare e di come farle, superando certe polemiche miserabili e demagogiche”.

Nulla di nuovo, in verità. Dal giorno della nascita, ogni volta che il PD esce dall’opposizione dura e intransigente – contro Berlusconi a Roma, contro Lombardo in Sicilia – i cespugli interni ed esterni organizzano i riti della settimana di passione con pellegrinaggi ai santuari dell’intransigenza etica, ideologica o politica, a seconda dei casi. L’indignazione trasuda mentre il “nemico” governa, persuaso che i riti propiziatori dell’antagonismo gli regalerà vita lunga e prosperosa.

Il travaglio dell’opposizione permette, intanto, al centrodestra – provato dalla rissosità distruttiva- , di rifiatare. Giuseppe Castiglione ritrova argomenti, tallona il governo sulle cose da fare, invia attestati di buona volontà, cancellando l’immagine di un Pdl impegnato unicamente a gettare a mare il governatore disubbidiente. Non più pressati dagli eventi, i berlusconiani ritrovano lucidità e posizione sul campo.

Nel caveau della sinistra antagonista e nell’area movimentista ribolliscono e smaniano le coscienze indignate per l’inverecondo contagio. L’Italia dei Valori reclama il ritorno al voto, ritrovandosi con l’Udc a pretendere la soluzione finale.

Da opposte finestre le sinistre – antagoniste, populiste, memorialiste – ululano alla luna, spaventando i vicini di casa. La fede nella Causa non abbrutisce, né degrada il presidio che difende. Non accettano la logica del “che cosa è meglio fare” perché sono depositari della verità: la democrazia annichilisce le buone ragioni, mette in secondo piano i valori, concede vantaggi intollerabili a coloro che non li meritano. E soprattutto mette a repentaglio lo stesso presidio dei valori, di cui sono custodi indiscussi ed indiscutibili. Sempre e comunque. Costi quel che costi.