Salvatore Parlagreco

Chapeau. Silvio Berlusconi ha ottenuto la sua performance più convincente e nessuno se n’è accorto, nemmeno la schiera di manichini che gli stanno attorno con il compito di incensarlo dalla mattina alla sera, prima e dopo i pasti, mentre fa la doccia o mangia un toast. Esce fuori dalla più imbarazzante situazione della sua vita recente in modo brillante e non se ne avvedono.
Allora, “rileggiamo” la cronaca e ripercorriamo la giornata del premier, giovedì 27 maggio. Mentre gli italiani stanno in auto, in ufficio, in fabbrica, a scuola o in ospedale, insomma come ogni giorno, Silvio Berlusconi svolge l’attività di presidente del Consiglio come meglio è possibile, considerando che deve spiegare di credere in ciò che non ha mai creduto: tenere il portafogli in tasca e spendere meno, invece che consumare per il bene dell’Italia; incensare l’euro, invece che farne la causa di tutti i mali; mettere la tributaria all’inseguimento degli assegni invece che proclamare la libertà d’impresa in libero Stato, evasori o non evasori. E così via.
Il premier partecipa all’assemblea della Confindustria, dove Emma Marcegaglia si accinge a doppiare Capo Horn, quel tratto di mare che a metà mandato assegna la pagella al navigatore più esperto.
Sale in cattedra e dialoga con i suoi colleghi imprenditori con la solita verve e dimestichezza. Gioca in casa, si sente uno dei tanti che lo osservano e lo ascoltano. Nessun problema, dunque.  Enuncia, annuncia, promette, suggerisce, ricorda i sondaggi favorevoli. Insomma, il solito cliché, e a un certo punto, dopo avere osservato con fiducia la platea, che ritiene tutta dalla sua parte, canta la sua serenata a Emma Marcegaglia, offrendole un posto nel governo. Ma non lo fa rivolgendosi alla presidente di Confindustria, parla agli imprenditori, cui chiede, sicuro di una risposta positiva, se sono d’accordo con la sua scelta di cooptare la Marcegaglia nel governo della nazione per sostituire il ministro Scajola caduto dalla finestra con vista del Colosseo. Chi è d’accordo alzi la mano? Incalza il Cav, imperterrito, senza rendersi conto del gelo che la proposta suscita. Troppo sicuro di sé? Forse, ma non si può essere al massimo sempre e comunque. Quoque Homerus dormitat, insomma.
Ad alzare la mano, dopo il secondo invito, è un imprenditore, del quale non conosciamo l’identità. Pare che sia seduto in prima fila, pare che l’abbia fatto per rendere omaggio alla presidentessa e non al presidente. Il resto tace. Un silenzio rumoroso.
Chiunque l’avrebbe presa male, avrebbe avuto un indugio, creato una tremenda pausa, inevitabilmente incaricata di valorizzare il dissenso e segnalarlo con grande spolvero. Invece il premier non ha avuto dubbi. Incassato il colpo, ha ripreso in mano la situazione, trasformando la sconfitta in una mezza vittoria. E allora, ha scherzato, non prendetevela con il governo se le cose non vanno come vorreste.
Una battuta di spirito, indubbiamente, ma anche qualcosa di più. Il coinvolgimento ve l’ho offerto, pieno e incontestabile, ma voi lo respingete, non volete assumervi alcuna responsabilità, e allora piano con le critiche, piano con il “non ci basta” e vogliamo di più. Il diritto di podio spetta a chi si sbraccia e fa la sua parte.
Gli imprenditori l’hanno fatta? Fino a un certo punto…
Chapeau al Cav.