Salvatore Parlagreco

Il Consiglio dei Ministri ha discusso stamattina sul disegno di legge che inasprisce le pene per i reati contro la pubblica amministrazione, tra cui la corruzione, annunciato qualche giorno fa dal Presidente del Consiglio.

Il testo è ”ancora una bozza modificabile”. Oltre a prevedere un aumento delle pene per i reati contro la Pubblica amministrazione, la bozza di ddl, illustrata dal ministro della Giustizia Alfano, interviene anche sul testo unico degli enti locali per ampliare i casi di ineleggibilità e di incompatibilità a seguito di sentenze di condanna.

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, rispondendo ai cronisti che a Montecitorio gli chiedono se il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl anticorruzione, ha spiegato che "Sul provvedimento sostanzialmente c’è l’approvazione, ma non e’ stato licenziato perché prosegue la discussione su una parte aggiuntiva. Possiamo dire che il ddl e’ stato licenziato di fatto".

Insomma è come se l’avessero approvato. Però non c’è, e non è un gran danno perché i provvedimenti legislativi che arrivano sull’onda emotiva di un evento o servono, come nel caso presente, a far sapere che il governo non sta dalla parte dei ladri, non servono assolutamente a niente, anzi il più delle volte fanno danno più che aggiustare la situazione.

La corruzione ampiamente diffusa, come denuncia la Corte dei Conti, non è certo dovuta all’assenza di norme adeguate, al fatto cioè che le pene non siano sufficientemente severe o i controlli previsti siano all’acqua di rose, ma ad un puro e semplice aumento dell’illecito, ad una incremento esponenziale negli ultimi anni, dell’illegalità.

Il ministro Brunetta, dopo la riunione del Consiglio dei Ministri, ha detto che la corruzione nella pubblica amministrazione si combatte con la semplificazione, la trasparenza, l’efficienza, che si ottengono attraverso l’informatizzazione.

L’annuncio del presidente del Consiglio, di un provvedimento legislativo che aumenti le pene, e di un indirizzo legittimista nella scelta dei candidati, in modo da escludere coloro che sono coinvolti in procedimenti penali, è di per se stesso oggetto di perplessità, perché il Premier è imputato in procedimenti in corso, ed ha una storia giudiziaria molto intensa. Il fatto che si dichiari innocente o che i suoi sospetti sulla persecuzione di cui sarebbe vittima da parte della magistratura potrebbero essere veri, ma ciò non cambierebbe nulla.

Stando alle direttive il Premier, rinviato a giudizio, non potrebbe candidarsi, a meno che non sia lui a decidere la deroga. La questione da affrontare è ben altra che un manifesto delle buone intenzioni e l’annuncio del provvedimento restrittivo.

I ladri non scompariranno per il timore di prendere un anno di galera in più o per una controllo supplementare, ma creando un clima istituzionale e politico che emargini la spregiudicatezza, e faccia della legalità un valore.

Avete mai ascoltato chi sta al vertice dell’esecutivo o qualche Ministro, discorsi sulla legalità, la correttezza amministrativa, ilo rispetto delle procedure ordinarie, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, lo stile di vita e così via?

Quante volte avete invece ascoltato sospetti, gossip, fatti che invece hanno chiamato in causa amministratori locali, regionali e nazionali, ministri e capi di governo?

Quante volte vi siete sentiti dire che i magistrati perseguitano invece che fare giustizia, tramano nell’ombra, sono eversori pericolosi che mirano all’eliminazione dell’attuale governo?

Quanta fiducia nella giustizia, nelle istituzioni, nella legalità, queste denunce contro gli apparati di sicurezza e di controllo dello Stato, hanno instillato? Quanta forza hanno concesso a coloro che hanno il compito di perseguire l’arbitrio, l’illegalità, la prepotenza, il crimine?

Se i risultati di una inchiesta accurata e dai risvolti sconvolgenti, come quella portata a termine dalla Procura fiorentina, viene accolta dal Presidente del Consiglio come un attentato alla sua persona ed a coloro che gli stanno accanto, quale futuro di legalità ci può essere per il nostro Paese?

La questione non è di colore politico, ma di senso dello Stato, etica della responsabilità. Stando dentro al centrodestra, infatti, ben diverse sono le parole, i ragionamenti, le convinzioni del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale ha affermato, dopo l’esplosione dello scandalo della Maddalena, che bisogna punire i colpevoli, vigilare sulla correttezza della pubblica amministrazione, privilegiare sempre e comunque le procedure ordinarie su quelle straordinarie.

“Non possono essere considerate orpelli le procedure ordinarie, ha detto, chi gestisce risorse pubbliche non deve derogare alle norme”. Parole scontate, perfino abusate, ma quelle che i cittadini vogliono sentire all’indomani di una inchiesta che svela casi di malversazione, corruzione e concussione ai vertici della pubblica amministrazione.