Salvatore D'Anna

Sono più di trecento gli emendamenti presentati all’Ars al disegno di legge sulla gestione integrata dei rifiuti in Sicilia. Le modifiche arrivano da più parti, anche dal governo regionale, costretto a rimettere mano al ddl dopo la soppressione, da parte della Camera dei deputati, degli ambiti territoriali ottimali (Ato) come gestori del sistema dei rifiuti. E già all’Ars si sente, se non odore di spaccatura, quanto meno qualche frizione all’interno della maggioranza che sostiene il Lombardo-ter. 

 

Ad annunciare la riscrittura di alcuni degli articoli della riforma è stato l’assessore regionale all’Energia Pier Carmelo Russo. Dopo l’intervento del componente della giunta, a Sala d’Ercole è scattato un dibattito se rinviare o meno il ddl in commissione Territorio e Ambiente, come proposto dal presidente dell’Ars Francesco Cascio, che però voleva un ritorno di tipo “informale”. Sulla proposta si è aperto un’aspra discussione. Alcuni deputati, tra i quali Salvatore Cintola dell’Udc e il dissidente dell’Mpa Cateno De Luca, hanno spostato il baricentro degli interventi su una questione squisitamente politica: “Il cambiamento della legge impone un ritorno formale in commissione”. De Luca in aula ha poi rassegnato le sue dimissioni da vicecapogruppo del Movimento per le autonomie.

 

Sulla sorte del ddl la maggioranza si è mostrata in disaccordo. Quando il capogruppo del Pdl Sicilia Giulia Adamo, appoggiato dall’Udc, ha sostenuto il ritorno formale in commissione del ddl, quello del Mpa, Francesco Musotto, si è opposto. L’unico emendamento presentato dagli uomini di Miccichè riguarda l’articolo che consente ai Comuni la scelta di aderire o meno all’Ato di riferimento. “Il governo è contrario ad un ritorno formale che dilaterebbe i tempi – ha detto Russo – ma l’aula è sovrana. Sia chiaro, però, che da oggi la Regione non autorizzerà più nessuna apertura della cassa per quei comuni che devono affrontare emergenze ambientali legate ai rifiuti”. Quando l’assessore ha mostrato disponibilità a concertare con i Comuni gli interventi contenuti nel ddl, la Adamo ha ritirato la richiesta, e Cascio ha rispedito il ddl in commissione per una rilettura “informale”. Domattina si esamineranno gli emendamenti e domani pomeriggio il testo potrebbe tornare all’esame dell’aula. Tutto risolto? Forse, ma il cammino in aula della riforma degli Ato comincia con il piede sbagliato. “La confusione regna sovrana nel governo Lombardo. Non so che fine possa fare una riforma che parte già col piede sbagliato”, dice Rudy Maira, capogruppo dell’Udc, “questo è un governo che farà esplodere una nuova emergenza ambientale e ancora una volta a pagarne le spese saranno i siciliani”.

 

Le modifiche al ddl da parte del governo regionale arrivano dopo che Montecitorio lo scorso venerdì ha approvato l’emendamento “comma quinqiues all’art.1” del decreto legge n°2 del 25 gennaio 2010, titolato “interventi urgenti per enti locali e regioni”. Comma che stravolge il testo di riforma della filiera dei rifiuti del governo regionale, che prevede un sistema fondato sugli Ato e sulla gestione unica territoriale basandosi sull’art 201 del decreto legislativo 152 del 2006. Il decreto prevedeva che la gestione del servizio rifiuti venisse organizzata su omogenei e delimitati ambiti territoriali, prevedendo una “Autorità di Ambito” espressione dei comuni di quel territorio che programmasse e vigilasse sullo svolgimento del servizio pubblico dei rifiuti di una porzione di territorio, e un consorzio intercomunale che appaltasse ad un’unica organizzazione esterna la gestione materiale e quotidiana del servizio rifiuti, puntando al risparmio ed all’efficienza.