Salvatore Parlagreco












(essepì) Le ore che hanno preceduto il discorso in Aula del presidente della Regione, Raffaele Lombardo, non resteranno nei libri di storia, ma meritano attenzione perché hanno aperto una finestra sui comportamenti e le sensibilità degli uomini delle istituzioni.

Non avendo potuto, né voluto fare uno screening sugli stati d’animo suscitati dall’attesa di denunce "forti" dobbiamo acontenarci di un episodio, il rinvio deciso dal Presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio. Il quale ha fatto sapere al Presidente della Regione, che aveva voglia di vuotare il sacco, di pazientare qualche altro giorno perché c’era un ordine sel giorno da rispettare e bisognava che le regole fossero anteposte ai bisogni del Presodente.
 

La richiesta, com’è noto, è pervenuta al governatore e l’informazione l’ha diffusa, diventando un “fatto”. Risultato, è stato dato per scontato che il presidente Lombardo avrebbe riferito sull’intrigo politico-mafioso con un giorno di ritardo rispetto alla volontà, annunciata alcuni giorni or sono.

Voi penserete: non sarebbe caduto il mondo se il governatore avesse proposto all’opinione pubblica la sua “verità” su mafia politica e affari. Siamo stati decenni senza saperne niente, almenio per bocca di un autorevole uomo delle istituzioni, ne avremmo fatto una ragione di quell’attesa richiesta dalle “regole”.

E invece, gentili lettori, le cose non stanno così. Se un pezzo grosso arriva in una caserma dei carabinieri oin una stanza della Procura della Repubblica, per dire tutto quello che sa sul conto di malfattori e loro amici, il carabiniere di piantone lo fa entrare, il maresciallo lo avvicina e lo accompagna in un ufficio “riservato” e il comandante lo fa accomodare nella sua stanza e raccoglie le “urgenze” dell’ospite. Poi si vede il da farsi.
 

Quando si annuncia al mondo di volere fare delle rivelazioni, chi annuncia sa che coloro i quali saranno chiamati in causa, non vivranno con serenità l’attesa, e c’è chi potrebbe riflettere sulla necessità di evitare ciò che è stato annunciato debba accadere. La politica è l’arte del compromesso, no? E se non basta il compromesso c’è dell’altro.
 

Insomma, non si devono frapporre indugi fra l’annuncio e il fatto. Una volta che si è riferito ciò che si vuole, la situazione torna al punto di partenza: rischiosa per quanto si vuole, ma non più di prima.
 

Questo aspetto – il rischio che all’annuncio non corrisponda il fatto per ragioni esterne – non è sicuramente l’unico meritevole di considerazione. Ce n’è un altro, l’aspettativa politica. E, ancora di più, il compito del presidente dell’Assemblea – per entrare in argomento – di fare sapere presto e bene, ai deputati regionali, ciò che il governatore vuole loro riferire. Trattandosi di vicende che pesano sulla vita politica, economica e giudiziaria della Regione, i deputati hanno diritto di sapere.
 

Quale regola avrebbe impedito al presidente della Regione di parlare in tempi ravvicinati, come aveva manifestato di preferire?
 

L’ordine del giorno. Come sanno anche gli indigeni della Paupasia, gli ordini del giorno possono modificarsi; come sanno gli studenti delle scuole medie, le sedute comuninciano con le “comunicazioni”, dentro le quali, per fatto personale, può essere consentito ad ogni deputato di intervenire.

 

Perché mai, dunque, il presidente dell’Assemblea aveva scelto il rinvio? Dare più tempo a Lombardo per riflettere e agli altri soggetti coinvolti, di farlo riflettere? Oppure si tratta di pura e semplice “pedanteria”?

Non c’è luogo al mondo, come l’Assemblea regionale, in cui le deroghe sono più numerose delle regole. La duttilità, che non è necessariamente un difetto, raggiunge a Palazzo dei Normanni, livelli di abilità straordinaria. Girare attorno alle regole, assediarle, corteggiarle, renderle innocue o trasformarle in armi e munizioni, è una peculiarità siciliana, nel senso che nell’Isola la consuetudine all’ammorbidimento delle questioni fa parte del genoma siciliano. Secoli di sottigliezze, sofisticherie, aggiramento degli ostacoli, spartizione di privilegi, hanno costruito potenti antidoti alle regole.

Il rinvio deciso da Cascio, com’è noto, non è stato accolto dal presidente della Regione, il quale ha fatto sapere che il giorno dopo aveva impegni istituzionali in calendario. Legittimo impedimento, direbbero ad Arcore. Qui, molto modestamente, si è fatto presente che il giorno dopo non è quello di Rossella di Via col vento. Non si ricomincia, si può finire. Pure male.