Ignazio Panzica

E’ allarme rosso per le forze politiche e le istituzioni a Palermo. All’origine della grave  fibrillazione in corso vi è la cancellazione delle sedute del consiglio comunale di questa settimana. La motivazione fa venire i brividi. Ragioni “di opportunità rispetto ad una condizione di ordine pubblico esacerbata”, hanno spinto verso questa soluzione radicale. Insomma, siccome ci sono troppe proteste in piazza di migliaia di disperati che portano avanti, talvolta, pretese insostenibili (ndr. tutti vogliono uno stipendio comunale) non si poteva fare altrimenti. Così, sotto la minaccia della piazza, il consiglio comunale non può più riuscire a riunirsi in modo sereno, senza subire pressioni indebite da migliaia di persone esacerbate, che pretendono atti e delibere a loro favore che il consiglio non può materialmente né fare, né pensare di poter concedere. Sembrerebbe uno psicodramma sociale da società sottosviluppata del terzo mondo. Ed invece si tratta di fatti, pur assurdi ma concreti, che accadono nella quinta città d’Italia. Perciò, il presidente Campagna ha dovuto decidere di “saltare” le sedute consiliari di questa settimana. Una scelta, peraltro, condivisa da tutti i gruppi consiliari.

 

Come si è  aggravata l’emergenza della piazza che protesta? Le novità sono maturate, in particolare, nelle ultime 48 ore. E vanno, purtroppo, al di là della turbolenza del “caso dei 3300 ex PIP della SPO”, i cui finanziamenti regionali rimangono comunque certi. Tirano in ballo due gravissimi fatti nuovi: l’SOS lanciato lunedì dal Presidente GESIP, Pippo Enea, che ha comunicato la sua materiale impossibilità di garantire lo stipendio di questo mese ai circa duemila suoi dipendenti; l’improvvisa comparsa in piazza di un migliaio di disoccupati , nuovi aspiranti all’assunzione a tempo determinato per far marciare la raccolta differenziata. Nello slang gergale del Municipio, li chiamano già “i fantasmi”, di cui non si ha idea da dove siano spuntati e chi mai gli avrebbe detto che sarebbero stati assunti al Comune. Per ora, si conoscono solo le prime cinque sigle di coop che li raggrupperebbero , guidate da quella denominata “L’Ambiente” che, pare, abbia come portavoce un certo avvocato Canto. Una vicenda che se non fosse drammatica in tutti i suoi aspetti, si potrebbe liquidare ironicamente come semplicemente surreale.

Dopo l’intervista del consigliere PD Maurizio Pellegrino, lunedì, a Siciliainformazioni , che per primo aveva lanciato l’allarme su alcune strane manovre in corso in città, per sfornare almeno altri mille nuovi precari da sbolognare sulle spalle del Comune. Nella stessa giornata di lunedì si è, poi, materializzata la coop “l’Ambiente” che ha occupato il tetto della Cattedrale. Poi ancora, in altre sole 24 ore si sono aperte le cataratte del cielo e sono cominciate a spuntare altre coop socio-ambientali che aspirano al nuovo corso di precariato pubblico. Pare che siano già cinque, ma il dato va preso con il beneficio di inventario. Perché , già domani, potrebbero essere dieci o venti. La pretesa assunzione sollevata da questi cd “fantasmi”, si aggancia allo sforzo che stavano conducendo il consiglio comunale, l’AMIA e la Prefettura, orientati a consentire una sorta di rapporto convenzionato – per dare una occasione di lavoro autonomo d’azienda – alla cooperativa APAS che raccoglie tutti gli storici cenciaioli e rigattieri (all’incirca novanta persone) che da sempre a Palermo, praticano a loro modo la raccolta differenziata. Lavoro autonomo non più possibile legalmente, a seguito delle nuove leggi speciali adottate per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania. 

E’ interessante leggere la durissima nota emessa da tutti i consiglieri comunali del PD: “Si continua a scherzare con il fuoco ed a giocare con i bisogni di questi lavoratori e disoccupati -affermano i Consiglieri – alimentando aspettative infondate, nonostante i reiterati ammonimenti da parte della Corte dei Conti e dei Revisori, i quali hanno più volte fatto rilevare gli esuberi di personale soprattutto in AMIA e GESIP.”

“Sulla crisi delle società partecipate del Comune di Palermo e sulle vicende PIP, AMIA EsseEmme, GESIP e cenciaioli, il sindaco Diego Cammarata e il direttore generale del Comune di Palermo Gaetano Lo Cicero hanno precise ed evidenti responsabilità politiche oltre che amministrative – accusano i consiglieri del PD – Ci chiediamo per quanto tempo ancora si svolgerà questo doppio ruolo. Non si possono presentare in consiglio comunale atti deliberativi preparati dalla Direzione Generale e approvati in Giunta che non affrontano esplicitamente i temi più spinosi, salvo poi passarli “riservatamente” sotto forma di emendamenti a consiglieri comunali compiacenti che puntano a farli approvare sotto la pressione della piazza e nonostante i pareri contrari degli uffici preposti“. In sostanza, parrebbe, che il PD punti il dito contro l’ing. Lo Cicero (DG del Comune) e contro alcuni consiglieri comunali della maggioranza pro-sindaco.

“Devo ammettere che i consiglieri del PD hanno ragione – commenta amareggiato Alberto Campagna – c’è qualche pazzo irresponsabile che continua a scherzare con il fuoco ed a giocare con i bisogni e le necessità dei troppi disoccupati e disperati che vivono a Palermo.”

“Si è creato un clima politico innaturale – continua il presidente del consiglio comunale – per cui invece di sviluppare il massimo del confronto politico e delle sinergie istituzionali per salvare l’AMIA e i lavoratori della GESIP, le due enormi emergenze del momento,ci ritroviamo a doverci occupare degli ex PIP, su cui nessuno aveva avuto da ridire, e con questo surreale assalto delle nuove coop socio-ambientali, che si dice siano mille persone, ma possono essere molti di più. Mentre non si riesce a capire questi “mille” chi siano, da dove vengano, quanti sono effettivamente, e soprattutto chi li abbia rassicurati, mentendo, sul fatto che il Comune li avrebbe assunti di sicuro. Peraltro, un municipio che – cosa universalmente nota – ha drammatiche difficoltà di bilancio”.

“E’ arrivato il momento che la politica, se ritiene di dover sopravvivere in uno con la democrazie e le sue istituzioni, debba riflettere su quanto ora sta accadendo – conclude Campagna- per individuare ed espellere dai suoi ambiti quei pezzi irresponsabili, impazziti o cinici, che possano aver, criminalmente, cavalcato la disperazione e la sete di lavoro che incombe a Palermo. La politica deve riaffermare, chiaramente, una volta di più per tutte, che il lavoro a tutti i disoccupati della città non lo può dare il Comune”.

E come si può  uscire, però, da questo grave problema contingente della protesta di piazza irrazionale? “Individuando e colpendo giudiziariamente chi ha aizzato e detto queste immani falsità ai disoccupati – chiosa il presidente del consiglio comunale – sfruttatori di disoccupati che sono i soli ed unici responsabili di tutto ciò che è già accaduto, e di tutto ciò che potrà ancora accadere”.

Ed infatti, i boatos annunciano che la burrasca in città originata dai mille fantasmi delle coop socio-ambientali potrà solo aumentare. Nel frattempo, cominciano a scendere in piazza i lavoratori AMIA, preoccupati dalle dichiarazioni di Cammarata  favorevole alla “privatizzazione” dell’Azienda, quale conclusione dello stato di commissariamento attuale.