Salvatore Parlagreco

“I magistrati sono un pericolo per la democrazia”. E ancora: “questi magistrati mi hanno rotto le scatole, dopo le elezioni, riforma della giustizia”. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, comizia contro le toghe, trascurando l’opposizione. O meglio, scegliendo la magistratura come l’opposizione. La giustizia al centro di ogni discorso. La lingua batte dove il dente duole? Pare proprio di sì, ma l’anomalia, tutta italiana, è grave perché il Paese vive una stagione di tensione senza precedenti fra i poteri dello Stato a causa delle scelte del Premier che sembrano privilegiare tutto ciò che riguarda la magistratura. Ogni Procura italiana nasconde nemici, ogni iniziativa un complotto, ogni parola un avvertimento, ogni gesto un proposito.

 

Tutti i livelli giurisdizionali del Paese cadono, uno dopo l’altro, sotto la scure del Premier, che denuncia, inveisce, protesta, manifesta, lancia strali e messaggi, proponendo un’improbabile ordalia: o lui o i magistrati. Un referendum, dunque, che alla fine dovrebbe indurre il Parlamento a “punire” i magistrati, tutti quanti ed egualmente colpevoli, delle loro azioni giudiziarie nei confronti del Premier, del suo partito e dei suoi amici.  

 

La gravità di questa deriva è nei fatti: i magistrati per la stessa natura del loro lavoro,non sono popolari. Non devono esserlo, perché è loro compito applicare la legge, anche quando è dura. Generalmente le loro decisioni provocano reazioni disparate. Chi ottiene giustizia ritiene legittimamente che sia stato fatto quanto era giusto che si facesse. Chi viene punito, al contrario, conserva il suo malanimo perso chi giudica.

 

Stare dalla parte della giustizia, dunque, è un dovere per ogni cittadini, nella buona e nella cattiva fortuna, figuriamoci per il capo del governo. I suoi strali quotidiani hanno inevitabilmente ripercussioni sul piano dei valori, dei principi, dello stesso rispetto della legge. Com’è possibile pretendere dal cittadino comune l’accettazione di una sentenza, quando il Capo del Governo descrive i magistrati come un plotone d’esecuzione o un pericolo per la democrazia?

 

”Il magistrati applicano la legge, che ovunque e’ il fondamento della democrazia”, osserva pacatamente il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara in merito alle accuse del premier nei confronti delle toghe, il resto appartiene allo scontro politico da cui la magistratura desidera rimanere fuori”. E avverte: ”Non ci faremo intimidire Palamara da questa litania”. 

 

"Si e’ creata una patologia nel rapporto tra politica e giustizia che deriva dal particolare carattere della nostra presidenza del Consiglio”, sostiene in una intervista a ‘Studio aperto’, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. “Siamo arrivati a punti di frastuono e di rissa tra istituzioni dello Stato che non ci fanno bene. L’unica cura e’ che il governo faccia il suo mestiere e si occupi dei problemi".

 

 Più volte il Capo dello Stato si è espresso su questa questione, ma senza alcun risultato. La moral suasion non sfiora nemmeno Palazzo Chigi, che è in campagna elettorale e ritiene che prendersela con i giudici e presentarsi come un perseguitato politico sia il modo migliore per ottenere consensi. Che si sfascino le istituzioni non è un suo cruccio, nemmeno secondario.

 

 Ci chiediamo se il Presidente della Repubblica non abbia il dovere di andare più in là dei rimproveri neutri, rivolti a tutte le parti. Nella qualità di Presidente del Consiglio superiore della magistratura ha veste per intervenire ed esprimere le sue valutazioni nei casi di particolare rilevanza, come le accuse, generiche e perciò dannosissime, rivolte alla magistratura “pericolo per la democrazia”.

 

 Il Capo dello Stato ha tanti doveri ed incontra mille difficoltà per non apparire di parte. Provvedimenti, parole e gesti imparziali. Ma quando il Capo del governo sostiene che i pericoli per la democrazia vengono da chi esercita la funzione di giudice, sarebbe bene che il Primo cittadino d’Italia, facesse sapere che le cose non stanno proprio così, con molta semplicità ma anche con grande fermezza.