Giulio Giallombardo

(Enzo Coniglio) Che spettacolo deprimente la mozione di sfiducia a Massimo Russo. Deprimente e preoccupante per il grado di ignoranza e di supponenza su cosa sia e a cosa serva la politica, da parte di chi sono per definizione, “gli esperti della politica”.

Questo è forse il risultato più preoccupante di una mancanza di ricambio generazionale in seguito a tangentopoli che ha allontanato dalla politica con la P maiuscola quei cittadini seri, onesti e preparati , che non hanno voluto legare il proprio nome a partiti profondamente corrotti di fronte alla colpevole noncuranza delle Istituzioni essenziali e influenti della società civile italiana, molte delle quali legate al laicato cattolico, già visibilmente azzoppato dalla decisione di Papa Montini all’inizio degli anni ’70.
Situazione ulteriormente peggiorata da un “porcellum” di nome e di fatto, grazie al quale i parlamentari non rappresentano più i cittadini ma sono scelti da poche combriccole presiedute da capi popolo, naturalmente tutti ben pagati e super protetti. Devono essere esperti? Esperti assolutamente no ma fedelissimi al capo che li ha scelti, assolutamente Si!
Di fatto, cari Amici e compagni di viaggio, azionisti dello stessa Società – Paese, la crisi etica e morale emersa all’inizio degli anni ’90 non solo non è stata risolta ma si è ulteriormente aggravata e imbarbarita, come d’altronde dimostra una corruzione che ancora oggi costa ad ognuno di noi, compresi appunto i bebé, nostri figli e nipoti, 1000 Euro all’anno!
La situazione è talmente grave e disastrosa che obbliga ciascuno di noi a scendere in campo a tutti i livelli non solo per dire basta e mandare a casa immediatamente questo ciarpame con le dovute eccezioni, ma a impegnarci in una autentica rivoluzione e rifondazione morale del nostro Paese a tutti i livelli, partendo dalla base e non dalle gerarchie di qualunque tipo siano.
È soprattutto in questo contesto che va letta la sceneggiata e buffonata – lasciatemelo dire in qualità di azionista moralmente responsabile – della mozione contro Massimo Russo.
Perché ne sono così sicuro?
Riflettiamo insieme e valutiamo cosa sia la politica e a cosa serva in maniera semplice e didattica, senza troppi fronzoli e intellettualismi da strapazzo.
1. Il termine “politica”, utilizzato oggi in tutto il mondo, deriva da ‘Polis’, parola greca che indica una Città, un territorio attrezzato in cui vive una comunità di persone che si è data delle regole per gestire e massimizzare le risorse umane,finanziarie ed economiche che tutti i membri di tale comunità utilizzano. La Polis, può essere la Città-Stato greca, il Comune, la Provincia, lo Stato, la Nazione, l’Associazione di Stati o le grandi Istituzioni internazionali che racchiudono ormai la maggioranza di tali comunità a livello planetario.

2. In questa logica, i Greci consideravano la POLITICA, l’attività di sintesi e di sistema più importante in assoluto e non è un caso se Platone e Aristotile concludano la loro ricca attività di intellettuali di riferimento con la pubblicazione di un’opera denominata appunto ‘Politica’.
3. Volendo ridurre in estrema sintesi la “visione” offertaci, nell’azione POLITICA, intesa come “gestione” delle persone e dei territori, emergono tre funzioni fondamentali:

a. la funzione di chi è chiamato a pensare e a gestire il Sistema in termini di idee. E’ la funzione del “saggio”, del Legislatore, dell’educatore, del “Filosofo” inteso come colui che ricerca il giusto mezzo, la proposta più appropriata in termine di modelli di pensiero finalizzati all’azione. I Greci chiamano tutto questo: "Episteme";

b. la funzione scientifica che consiste nel conoscere le leggi che regolano il funzionamento della “macchina umana e del mondo” su cui noi incidiamo ogni giorno con la nostra azione. Naturalmente più la conosciamo a fondo e meno errori facciamo evitando ricadute negative sulla Comunità. I Greci identificavano questa attività con la parola "pistis".

c. E infine la funzione “tecnica” o tecnologica con la quale incidiamo concretamente sui processi naturali, modificando e innovando; processo che appunto i Greci chiamavano "tekne" da cui deriva la parola universalmente usata di “tecnica”, “tecnologia” e simili.

Da questa semplice ed essenziale analisi, appare evidente che ogni “governo” che implica “gestione della res publica” è un’azione eminentemente politica e deve rispondere a criteri di saggezza, di scientificità e di tecnicalità; deve inoltre assicurare una stretta relazione tra Obiettivi. Risorse e Impieghi.

Il cosiddetto “Governo tecnico” in questa ottica, è una autentica masturbazione mentale, un “non-sense” detto in linguaggio da paraculi sofisticati in quanto anche il “tecnico” all’interno di una compagine gestionale pubblica ha una preminente funzione politica.

Certamente possono configurarsi dei periodi e circostanze speciali in cui è richiesta soprattutto la presenza nella compagine di gestione pubblica di chi ha una speciale formazione tecnica, ma ciò non trasforma un Governo in un “governo tecnico”: è sempre un governo della Polis e per la Polis: come dire, è un governo politico.

Ed è quindi del tutto naturale e, a mio avviso, ammirevole che Massimo Russo – che se fosse negli Usa lo prenderemmo subito all’interno di una squadra di Baseball o di Football americano – decida di impegnarsi ulteriormente nell’assicurare una maggiore efficienza della gestione pubblica attraverso la creazione di Fondazioni, Centri Studi o quant’altro ritenesse utile.

Sarebbe auspicabile che lo facessero in molti, primo tra tutti l’Assessore Gaetano Armao che ha dimostrato capacità non comuni nel migliorare la struttura gestionale della complessa macchina regionale e le relazioni professionali tra la Regione Siciliana e lo Stato centrale direttamente e all’interno della dialettica Stato-Regioni.

Raffaele Lombardo non ne perderebbe affatto ma ne trarrebbe un vantaggio almeno morale come “talent scout” e tutta la comunità gli riconoscerebbe almeno questo merito.

E’ però evidente che un esperto, un competente e per giunta intelligente e motivato e deciso, faccia paura politica agli avversari che non sarebbero comunque in grado di bloccarlo se gli elettori gli dovessero accordare la fiducia. Screditare Massimo Russo o chi per lui, bloccarlo comunque prima che si arrivi alla fase della selezione popolare, appare quindi rispondente ad una logica anche se non rispondente ai nostri interessi e che considero personalmente diabolica.

Voi, se volete la potete accettare. Ma se, io, oltre a pagarli profumatamente questi diavoli incalliti e privi di ogni “fuoco morale”, favorissi questi giochi contrari ai nostri reali interessi umani e di cittadini, non sarei più un coniglio, ma, trasletterando il mio cognome, sarei un autentico “coglione”.

E questo sarebbe proprio chiedermi troppo!