Mario Centorrino, professore universitario, economista, editorialista di Repubblica approda nel governo Lombardo quando il Pd sotterra l’ascia di guerra e prevale una linea di attenzione verso il governatore che ha sfasciato il centrodestra, cacciando dalla giunta il Pdl.
La sua antica militanza e, soprattutto, le idee, opinioni, analisi affatto benevole sui governi di centrodestra ne fanno l’icona del tecnico di “area”. Centorrino non ha tessera, incarichi politici ne è organico al Pd o altro schieramento, ma conserva la sua cultura politica. Né può essere diversamente.
E’ proprio con Centorrino, Massimo Russo, Pier Carmelo Russo e Armao che i professori e alti dirigenti della Regione, in qualità di esperti, entrano nelle stanze dei bottoni in Sicilia. Una novità che suscitò qualche polemica in campo avverso. Centorrino fu visto come un escamotage per evitare imbarazzi al Pd. E’ passata tanta acqua sotto i ponti, oggi il governo tecnico è la soluzione più gettonata e Centorrino, assessore alla Pubblica istruzione e formazione professionale, ha al suo attivo una intensa esperienza nel governo Lombardo.
Assessore, si sente a suo agio?
“E perché non dovrei sentirmi a mio agio. E’ una esperienza importante”.
I tecnici vanno bene nei governi o bisogna tornare alla politica. Ci sono due correnti di pensiero sulla questione.
“Rispettabili entrambi. Bisogna intendersi anzitutto sul significato della denominazione, su chi è il tecnico”.
Giusto, chi è il tecnico? Quali requisiti deve avere e come si fa per non contraffare il marchio?
“Provo a suggerire la definizione del tecnico…”
Bene, ci provi.
“E’ il mio mestiere, definire… il tecnico è una persona con competenze specifiche nel ruolo che gli viene affidato”
Ineccepibile. Solo questo?
“Affatto, il tecnico deve avere altre caratteristiche. Intanto deve essere un uomo di fiducia del Presidente, poi non deve avere rapporti di dipendenza dai partiti. Qualunque partito, anche quello del Presidente. Andando più in fondo, il tecnico deve essere colui che calcola il costo della scelta che fa senza essere ossessionato dall’impatto del costo politico. Nella valutazione di ciò che fa o propone, la qualità e la quantità del consenso non possono entrarci”.
E come si fa a trovare uno così?
“Si trova, basta cercarlo. Beninteso, il tecnico non uno che non ha idee proprie, simpatie, interessi. Ha fatto i suoi percorsi, ha una matrice culturale, vanta una esperienza in settori diversi. Ricorro ad una specie di gioco di società per farmi capire. Non si può identificare il tecnico attraverso la sua antica tessera di partito…”
E’ una citazione autobiografica?
“Faccia lei, il tecnico è un soggetto che nei processi decisionali che assume, tiene in gran conto l’interesse pubblico, si sgancia dai calcoli della convenienza politica di tipo personale”.
Quale sarebbe il tratto caratteristico, la vera specificità?
“Non è importante il fatto che non abbia mai fatto politica, militato o scelto una parte, ma la sua determinazione a non volerla fare dopo a favore di qualcuno o qualche parte”.
Un bilancio, o un giudizio faccia lei, sull’esperienza fin qui fatta.
“Entusiasmante”
Un giudizio netto, inequivocabile. Che cosa lo giustifica.
“E’ una esperienza straordinaria. Il tecnico passa dall’analisi a tavolino basata su considerazioni astratte senza alcun vincolo con la realtà, sull’ignoranza dei soggetti che concorrono all’elaborazione della decisione e degli elementi che si trovano sul campo, ad una fase concreta, il “governo” delle cose. Quando la decisione, il progetto, la norma con una tua firma divengono fatti concreti, strumenti di cambiamento, si sente intensamente la differenza con lo studio, la ricerca. Insomma si capisce che quella firma vale più di cento articoli elaborati con tanta passione e sudore”.
