Salvatore Parlagreco








Quaranta anni fa, anno più anno meno, fece scalpore, perché segnò una svolta, segnò un’epoca, suggerì analisi, proposte e tanto altro. Era la maggioranza silenziosa. In quarantamila sfilarono a Torino, la capitale dell’industria dell’automobile, i quadri intermedi ed i dirigenti, colletti bianchi e non, quelli che non avevano fino ad allora avuto alcuna voce in capitolo nelle vertenze sindacali, guidate dagli operai e dalle loro organizzazioni sindacali, che dettavano l’agenda politica, le priorità, le proteste.

Era finito, o quasi, l’autunno caldo, il braccio di ferro fra “padroni” e lavoratori non si era concluso, quando sfilarono a Torino. Nessuno slogan, nessun cartello: una manifestazione senza bandiere né voce. Fu un evento straordinario. La chiamarono “maggioranza silenziosa”, perché non si era mai fatta sentire.

In quarantamila hanno sfilato a Roma martedì 28 ottobre. E’ la nuova maggioranza silenziosa, fatta stavolta di poliziotti e “fiamme gialle”, che hanno sfidato il divieto per i militari di manifestare in piazza. I poliziotti sono stati sempre zitti, hanno mangiato polvere, hanno accettato ogni cosa e il suo contrario. A convincerli che bisognasse uscire dal “silenzio” sono stati i tagli alla sicurezza, le proposte del Ministro Brunetta e provvedimenti “inaccettabili” come la nascita delle ronde.

Contestazione globale, come si diceva un tempo, ma soprattutto la clamorosa smentita del cosiddetto pacchetto sicurezza, vantato dal governo come una vocazione coerente e forte, il biglietto di visita della coalizione, la ragione sociale della Lega Nord.

Da quando il pacchetto è stato comunicato come lo strumento d’interdizione più efficace mai messo in atto da un governo, fra i poliziotti e gli altri corpi, oltre alle frustrazioni ed al malessere determinato da un trattamento inadeguato e dall’assenza di risorse e mezzi, è nata una sorta di indignazione. Insomma, i poliziotti si sono sentiti prendere per i fondelli e in qualche modo “puniti”. Gli stipendi sono rimasti quelli di prima, le vettuire pure; è diminuita la dotazione di benzina e di vetture e sono nate le ronde. Che siano nate o meno, le ronde hanno rappresentato nell’immaginario degli italiani, come una necessità di sicurezza, richiesta dal bisogno.

Come se i poliziotti non bastassero o non avessero fatto per intero il loro lavoro. Invece che investire sulle polizie, s’investiva – in credibilità – sul volontariato. Gli agenti hanno sempre creduto che le ronde avrebbero creato più problemi di quanto ne avrebbero potuto affrontare, oltre che a testimoniare una loro presunta insufficienza.

Tutte queste cose insieme hanno provocato la marcia dei quarantamila a Roma. Che ha inviato un messaggio chiaro: il pacchetto sicurezza è un bluff, firmato “i poliziotti italiani”, i quali sono fino a prova contrario i meglio titolati a giudicare come stanno le cose.