In un momento di sconforto e confusione Silvio Berlusconi s’è guardato attorno e s’è convinto che, a questo punto, occorreva prendere il toro per le corna. Come? Una corte pretoriana, political guard. Naturalmente uomini e donne della prima ora, quindi ex Forza Italia, perciò Bondi, Maria Stella Gelmini e pochi altri. Denis Verdini? Sì, lui sarebbe andato bene, ma dopo quelle leggerezze, meglio lasciarlo fuori per ora.
Una volta raccolti i pretoriani ha pensato ad una Fondazione che diventasse punto di riferimento, covo, sede, circolo, corrente. Tutto questo insieme e niente di preciso. La Fondazione non ha ancora il nome ma è, dio fatto, nata.
Fabrizio Cicchitto ha preceduto il Premier di qualche giorno, facendo nascere la sua Fondazione, Riformismo e libertà. E, venuto a conoscenza delle iniziative del Capo, ha spiegato che era giusto che nascesse questo brain trust, pensatoio e gruppo d’azione insieme, visto che gli ex An si sono organizzati un poco ovunque e stanno mettendo radici lasciando l’area ex Forza Italia esposta alle loro iniziative. Il Premier non può correre il rischio di subire i nuovi arrivati, ha fatto capire Cicchitto, che alle contromosse aveva pensato per tempo.
Il capogruppo, tuttavia, qualche mese fa sulle Fondazioni aveva lanciato un appello. “Non siano correnti”. E che cosa se non?
Pensatoi, sembra supporre Cicchitto. Come Fare futuro, ispirata da Gianfranco Fini e protagonista degli smarcamenti più clamorosi del Presidente della Camera nei confronti del Presidente del Consiglio. Senza Fare futuro il microfono a chi avrebbe dovuto affidarlo? A Fabio Granata, Nicola Briguglio, i pretoriani? Va bene, ma il pensatoio è un’altra cosa. Le dichiarazioni sono il risultato di una ricerca
Non è che Silvio Berlusconi non ci avesse fatto mente locale alla necessità di costruire strutture soldi per proteggere l’area forzista, ma a provocargli qualche remora era la sua idiosincrasia nei confronti delle correnti. Sarebbe stata vista come una contraddizione stridente, palese. La Fondazione, ormai, è sinonimo di corrente. Non può nasconderlo più nessuno. Ed è per questo che non ci sono più correnti: ci sono Fondazioni. E non solo nel Pdl, dove strutture gli ex di AN, con Mattteoli, Gasparri ed altre, hanno dato casa e strumenti alle loro correnti. In più si corre il rischio che il dogma berlusconiano, il verbo del Capo, venga frammentato, sottoposto a esame nelle sedi separate delle Fondazioni, trasformando il partito carismatico in partito di apparati. Il leaderismo, ragionano ora i pretoriani, resta in piedi ed una nomenclatura forte, che faccia da cintura sanitaria al Premier, non provoca alcuno svantaggio. In ogni caso, i vantaggi sono ben maggiori degli svantaggi.
Ma è inevitabile l’effetto trascinamento. Il confine fra le Fondazioni d’area e le correnti è sempre meno visibile. Sia il partito carismatico – o leaderistico – quanto il partito “oligarchico” con strutture di partecipazioni democratica, mostrano la corda. I luoghi di partecipazione sono inesistenti (nel Pdl), o assai difficili (nel PD) nonostante la buona volontà, ed i dirigenti vogliono potere contare su risorse e strumenti che permettano di promuovere le loro decisioni, iniziative, parole d’ordine. Lobbismo puro e semplice.
Anche nel PD la tendenza a fare nascere Fondazioni è conclamata. Walter Veltroni ha appena disegnato il percorso della sua Fondazione “Democratica”. Nella sinistra l’antesignano è stato Massimo D’Alema con Italiani-Europei la quale, quando è nata, non assomigliava affatto ad una corrente.
Le Fondazioni c’erano anche dieci anni fa ma erano state pensate come luoghi di partecipazione culturale e politica ad alto livello (dibattito, ricerca…). I tempi sono cambiati e anche le Fondazioni, di conseguenza.
Rischiano di diventare sezioni patronali, segreterie politiche. Di sicuro sono, per lo più, correnti ben frequentate.
