Salvatore Parlagreco

I medici suggeriscono il vaccino ma non vogliono vaccinarsi. L’influenza AH1N1 è diventata un enigma.

La storia comincia alcuni mesi fa, in estate, in Messico. Arrivano i numeri delle vittime, un bollettino di guerra: dieci, venti, cento, mille morti. Forse di più. No, a far morire la gente non sono i sinistri sulla strada, né i morti sul lavoro o sommosse popolari represse sul sangue. E’ una epidemia d’influenza chiamata “suina”. Nel modo serpeggiano i primi timori, che diventano paura ed ansia quando dal Messico l’influenza passa al Canada e da qui nel Stati Uniti per approdare poi in Europa, epicentro la Gran Bretagna, dove – manco a farlo apposta – centinaia di ragazzi italiani nei college inglesi contraggono il virus e fanno star male milioni di famiglie italiane. Loro, infatti guariscono, ma la paura in Italia resta.

Nel frattempo il nome dell’influenza muta, si chiama AH1N1, per fortuna non muta il virus, così gli allarmi subiscono qualche aggiustamento. Sui morti in Messico vengono date alcune spiegazioni; da quelle parti l’influenza nel periodo estivo fa vittime sempre, e questa non fa eccezione. Ad andarsene all’altro mondo è la povera gente, quelli che non ce la possono fare perché si portano appresso malattie complicate. Insomma, non c’è niente di nuovo né di preoccupante in quel che è accaduto in Sud America.

Tutto finito? Nient’affatto.

L’influenza resta sulla cresta dell’onda, le grandi case farmaceutiche organizzano ricerche di laboratorio, mettono in moto il brain trust, si preparano vaccini, i governi prenotano le dosi, stanziano un sacco di soldi. Nessuno vuole farsi cogliere impreparato. E l’Italia, come gli altri, trova i soldi per la prevenzione

L’informazione, dal canto suo, fa la sua parte. Quale?

Racconta i morti da influenza AH1N1. I ricoverati, i malmessi, gli esiti letali occupano le prime pagine, aprono i telegiornali e i notiziari radiofonici. Torna l’allarme proprio a causa della campagna di prevenzione, del gran daffare che si danno i governi, la comunicazione sugli strumenti messi in campo e lo spazio che i media danno all’influenza.

Nei programmi di approfondimenti ci sono medici che rassicurano e altri che suggeriscono la prevenzione, individuale e collettiva. No, non è una contraddizione, sono due facce della stessa medaglia. Il risultato è che l’allarme cresce.

La parola d’ordine è vaccinarsi. Il Ministro della salute italiano organizza le cose per bene: prima vengono i medici, poi le donne incinte eccetera. Pianificazione teutonica. Gli italiani così sanno che il governo non si occupa d’altro in fato di salute pubblica. E naturalmente suppongono che l’influenza meriti tanta attenzione.

Qualcuno propone il rinvio dell’anno scolastico, subito smentito, dopo una breve riflessione. Quanto basta a spaventare ancora di più, soprattutto le famiglie, tutte quelle che devono mandare figli a scuola.

I media non mollano la presa, convocano esperti, camici bianchi, scienziati. C’è chi parla con il sorriso sulle labbra e smorza i toni, c’è chi distribuisce pillole di saggezza, assume atteggiamenti cattedratici, rassegna l’importanza della prevenzione. Dai Ministeri, intanto, arriva alle scuole il decalogo comporta,mentale: molte pagine di prescrizioni, che pochi leggono. Siccome quando un documento è poco letto, conserva, anzi aumenta, il suo carisma, l’influenza occupa i pensieri di tanta gente. Mai accaduto che ci si interessasse tanto di un’influenza, pensano in molti, significa in modo inequivocabile che non è come tutte le altre. Ci sono medici che affermano il contrario? Lo fanno per non allarmare la popolazione.

Quando si mette in moto il meccanismo, la pianificazione “perfetta” incontra ostacoli insormontabili. Ogni regione ha le sue regole per la campagna di vaccinazione – dove e come vaccinarsi – e le dosi arrivano con il contagocce in alcuni capoluoghi e in buona quantità in altre, innestando sospetti, recriminazioni e una gran confusione.

Ma il colpo di scena finale, come nei gialli che si rispettano, arriva dai medici che rifiutano di vaccinarsi. Appena il 5 per cento di camici bianchi subisce il diktat in Piemonte, mentre in Puglia l’asticella si alza, ma resta la disobbedienza.

Un rifiuto inimmaginabile perché è la provata che al vaccino non credono proprio quelli che dovrebbero persuadere la gente a vaccinarsi.

Ma allora è tutta una bufala?

No, è semplicemente un’influenza che è stata caricata di responsabilità che non ha. Se state pensando a quanto intascano le multinazionali del farmaco, lasciate perdere. Siete vicini alla verità, ma non la potrete mai raggiungere.