Salvatore Parlagreco

I leghisti vogliono il marchio d’origine controllata. Pensano di poterlo ottenere attraverso le targhe automobilistiche. Un ritorno al futuro, insomma, con costi notevoli. Ma per loro, a quanto pare, il problema è urgente. Non vogliono che le loro auto siano confuse con le altre. Magari, poi, si potrebbe introdurre il pedaggio per le targhe “straniere”

Ma non hanno altro cui pensare?

Targhe personalizzate e sigla della provincia, abbandonata nel 1994. È la via leghista alla circolazione automobilistica, con una proposta di legge presentata alla Camera da Paolo Grimoldi, giovane esponente del Carroccio, che chiede la reintroduzione della sigla della Provincia di residenza del proprietario del veicolo "quale parte integrante della targa".

Un modo, spiega il deputato padano, per "recuperare la perduta identità territoriale della nostra gente", ma anche per aumentare l’efficacia delle azioni di controllo svolte dalle Forze dell’ordine. Insomma, per il Carroccio la sigla della provincia "oltre a rappresentare un importante elemento di identificazione è anche espressione di un sentimento di appartenenza al proprio territorio che è fortemente sentito dalla popolazione e che da sempre ha trovato sostegno nelle idee e nelle iniziative dei gruppi parlamentari della Lega".

Accanto al ritorno al ‘marchio’ provinciale, la Lega chiede anche che sia consentita per legge, e in modo più semplice di quanto non accada già con le norme in vigore oggi, la personalizzazione della targa della propria auto. Una scelta che rappresenta anche un risparmio per il cittadino: secondo la proposta leghista, infatti, ogni automobilista diventa titolare della targa del proprio veicolo, con la possibilità di trasferirla su un’auto successivamente acquistata, come accade già in altri Paesi europei. Infine, niente ‘privilegi’ per la Capitale: "Tutte le sigle provinciali, comprese quelle di Roma e delle province di nuova istituzione -recita infatti l’articolo 2 del provvedimento- sono composte da due caratteri alfabetici".