Salvatore Parlagreco

Raffaele Lombardo è stato convocato da Mario Monti, riferisce la grande stampa nazionale. Il presidente della Regione siciliana aveva chiesto di incontrare il presidente del Consiglio alla vigilia del decreto “Salva Italia”, ma non fu possibile in quella circostanza, e dovette accontentarsi del sottosegretario alla presidenza, Catricalà, che non è certo l’ultimo arrivato, anzi è il Gianni Letta del Professore, altro che. Ma il livello di attenzione, in quella congiuntura politica sfavorevole, era lui, Catricalà.

Il governatore spiegò, riferì, discusse, raccomandò. Le accise, il ripristino delle regole, messe in soffitta dal governo Berlusconi, la ripresa del lavoro e degli investimenti nel Sud e tanto altro. Rigore per tutti, insomma, anche per la Sicilia e il Mezzogiorno, ma la crescita e l’equità passa per il Meridione d’Italia, non si scappa.
Poi sapete com’è andata a finire. Ci sono state altre priorità e, soprattutto, il balzo in avanti delle bollette dell’energia, soprattutto il carburante. E siccome chi patisce di più i costi del carburante è la periferia, in considerazione del fatto che non ci sono alternative al traffico gommato, nell’Isola è scoppiata la rivolta. I Forconi, l’Operazione Vespri, Forza d’urto: chiamatela come volete. È successa ovunque la stessa cosa, seppure con modalità diverse, le più disparate: in Gran Bretagna, in Spagna e nei Paesi arabi. Quando si supera il livello di guardia, come i fiumi, la gente non ne può più ed esonda. E la protesta si carica di valori, obiettivi, determinazione che all’inizio non ha o non sa di possedere.

La Sicilia, però, è un pianeta “a parte”, a quanto pare. Gli sono state appiccicati tutti i mali del mondo: così i Forconi sono diventati un covo di mafiosi, post-berlusconiani mascherati, sicilianisti, teppisti irresponsabili, longa manus di manutengoli politici ed altro. Autorevoli firme e personaggi di primo piano hanno bollato il disagio e la protesta come una manifestazione deteriore del peggiore meridionalismo mariuolo.

Ci sono voluti molti giorni – con costi valutati 50 milioni di euro, secondo la Coldiretti – perché si cominciasse a leggere qualche cos’altro sui giornali. Contadini,  agricoltori, pescatori, artigiani, autotrasportatori e studenti protestavano perché non ne potevano più e si sentivano abbandonati al loro destino. Il caro benzina è sufficiente per fare esplodere la piazza: la vita può essere legata al costo del carburante, delle bollette del gas e della luce. Come si fa a non capire?  

Fra i manifestanti c’erano violenti, mafiosi e paramafiosi? Possibile, accade ogni qualvolta la protesta non ha paternità certa né tutela politica e sindacale, ma le ragioni vanno riflettute, esaminate, ascoltate, invece che criminalizzate dopo processi sommari. Aldo Cazzullo, una delle firme più autorevoli del Corriere della Sera, dopo avere raccontato la rivolta siciliana con grande severità, ha scritto che “il rigore non può essere un pretesto per abbandonare il Sud a ribelli e separatisti magari infiltrati dalla mafia”.

“Una fiscalità di vantaggio che dia ossigeno alle imprese, un sostegno a chi intenda di nuove, investimenti sul turismo e sull’istruzione, una seria politica del credito”, suggerisce Cazzullo, “rappresentano non soltanto richieste condivisibili che salgono da quell’ampia maggioranza che al Sud non ha smesso di ragionare e non cede alla disperazione: dovrebbero essere la priorità di un governo che metta al primo posto la crescita economica e il riscatto civile dell’intera nazione”.

A questa considerazione il Corriere arriva dopo avere messo in fila tutte le nefandezze siciliane, dalla cultura neoborbonica all’infingardaggine della classe dirigente.

Ma è grazie ai Forconi ed a folle di disperati che il presidente della Regione siciliana viene convocato a Roma e il Corriere della Sera auspica e suggerisce quel che abbiamo elencato sopra.

E’ poco? Giustificano danni per 50 milioni? Probabilmente no, ma c’è il risvolto della medaglia: quanto costa l’abbandono? Qualcuno ha provato a fare i conti?