Salvatore Parlagreco

Per una ventina d’anni l’espressione “la questione di lana caprina” ha imperversato. Pareva che tutto fosse “lana caprina”. Che era diventato l’equivalente di sciocchezze, roba inutile, perdita di tempo. Ma “questione di lana caprina” non è tutto questo, rimprovera a qualcuno di volere tagliare il pelo in quattro, pignoleria, insomma; è una sollecitazione a passare oltre, perché non vale la pena indugiare. I romani volavano alto: “de pauca praetor non curat”, dicevano. L’espressione non poteva essere inflazionata, quel “praetor”, magistrato romano provvisto di imperium, lo vietava. Fra le due espressioni – quella odierna la romana – la diversità esiste.

 

C’è un tono sprezzante e infastidito di chi rimprovera “la lana caprina”, c’è un tono dotto e elegante nella citazione latina. Ma oggi si taglia il pelo in quattro senza essere droghieri, farmacisti ma perché bisogna marcare sempre e comunque la differenza anche quando non c’è.

 

Vi facciamo un esempio, appena sfornato, del quale vi riveliamo la fronte, più giù: “Con Lombardo non ci possono essere intese politiche, ma soltanto confronto sulle cose da fare e sui problemi da risolvere”. Chi può avere pronunciato questa frase? Un dirigente del PDL, del PDL Sicilia, o del PD? Per come stanno le cose potrebbe essere usata da chiunque. Ma nel caso presente a usarla è un autorevole parlamentare del PD, il deputato regionale all’Ars Giovanni Barbagallo. Siete in grado di distinguere fra “intese politiche” e “confronto sulle cose da fare e sui problemi da risolvere”? Per quanto ne sappiamo le intese si raggiungono attraverso il confronto sulle proposte.

 

Ognuno illustra il proprio punto di vista e poi si trova, una convergenza, che possiamo chiamare come vogliamo: intesa, accordo, patto ecc. Dobbiamo essere pignoli e scoprire ad ogni costo la diversità? Proviamoci: le intese riguardano i programmi, il confronto affronta un argomento la volta. Non ci pare la strada giusta, ma è quella plausibile per come stanno le cose.

 

Confrontandosi su due o cinque argomenti, e raggiungendo, una convergenza, dopo il confronto, si giungerebbe ad un’intesa e questa sarebbe ben più impegnativa di una sintonia sul qualcosa. Sarebbe, dunque la casualità, l’irripetibilità, il dato distintivo del confronto intenzionato a raggiungere la convergenza e l’intesa. Che voleva dire il deputato regionale Barbagallo, quando ha tracciato un confine al “rapporto” del PD con Lombardo? Intanto, intendeva “fermare” la fuga in avanti – altra espressione gergale- di alcuni deputati che sono parsi interessati a discutere con il governo “su cose serie, riforme, questioni di interesse siciliano”.

 

Hanno scoperto la carta vetrata. Chiunque dovrebbe avere questa intenzione, ma c’è modo e modo di esternarla. Così si percepisce la differenza, roba da intenditori. Sulla base delle nostre esperienze – del contesto, del linguaggio, dei bizantinismi – l’onorevole Barbagallo vuole esprimere un concetto ben preciso: non possiamo fare parte del governo, possiamo concordare su qualche provvedimento. Siamo opposizione e tale intendiamo restare. Posizione rispettabilissima. Stiamo tentando d’indovinare, non ne siamo affatto sicuri. Non sarebbe meglio affermarlo papale papale? Certo, Barbagallo non può che parlare e scrivere come gli altri, esprimere la cultura del suo tempo. Ma deve pur chiedersi, e gli altri con lui, che è importante farsi capire.

 

Lo sappiamo che bisogna rinunciare all’ambiguità, ma alla lunga ci si guadagna eccome. Se è legittimo mettere paletti politici, è molto apprezzato che essi siano riconoscibili. Facciamo conto che su una serie di provvedimenti il PD concordi con il governo le scelte da fare. E che questi provvedimenti presuppongano un impegno politico coerente, lungo nel tempo, assiduo. Si può affermare nella fattispecie che un gruppo parlamentare, non importa se sia il PD o altro, che sia stata raggiunta una intesa o siamo sul terreno del confronto sulle cose da fare? E ammesso che questa diversità sia concreta e plausibile, pensate che essa possa essere colta dai cittadini?

 

La maggior parte dei distinguo, separazioni, non viene compresa fuori dal “recinto”. Se così è, bisogna che i parlamentari ed i dirigenti di partito ne prendano atto e non si nascondano dietro differenze “di lana caprina” per potere rappresentare la propria parte politica “fuori” le responsabilità decisionali, dentro o fuori il governo. Non è una questione di lealtà e di buona educazione, ma di galateo istituzionale, intelligenza comunicazionale, rispetto dei cittadini.