Autorevoli editorialisti e altrettanto autorevoli personaggi politici hanno scoperto a qualche ora dalla sentenza che condanna il senatore Marcello Dell’Utri a sette anni di reclusione in Appello, che Gianfranco Miccichè è legato dal profonda amicizia con il condannato e ne traggono la logica conclusione che non si possa avere a che fare con un leader politico che mantiene simili amicizie.
E’ disdicevole e intollerabile. Prima della sentenza della Corte d’Appello, Marcello Dell’Utri era un senatore della Repubblica condannato in primo grado a nove anni di reclusioni per concorso in associazione mafiosa, lo stesso reato che gli è stato confermato in secondo grado. Miccichè era amico di Dell’Utri sia prima della condanna quanto dopo la condanna. Perché mai l’amicizia fra Dell’Utri e Miccichè pesi così tanto dopo l’Appello, che tra l’altro la allevia di due anni, e invece non influisca in modo significativo dopo quella di primo grado, è davvero un mistero. Il Partito Democratico, che ora è in fibrillazione per la condanna d’Appello, non ha trovato per nulla disdicevole discutere con Miccichè, contrattare alleanze seppure “esterne”, accordarsi sul pato riformista e da ultimo, alla vigilia del pronunciamento della Corte, apprestarsi, attraverso alcuni dirigenti di primissimo piano, a mettere in cantiere un governo a metà strada fra tecnici e competenti.
Salvatore Cardinale, leader della corrente Innovazione del PD, insieme a al senatore Papania e all’ex segretario regionale Genovese, hanno promosso iniziative che avrebbero condotto, assai probabilmente, ad un coinvolgimento più pregnante del PD nell’esecutivo del governatore in carica. Certo, non sarebbero stati, e non saranno loro a assumere le decisioni conclusive, ma vi parteciperanno a pieno titolo il 5 luglio nel corso della direzione del partito. Ma non è questo il punto.
La storia dei rapporti fra Lombardo e il PD è raccontata dai giornali importanti come una serie di fughe in avanti, strappi, sgambetti, nervosismi, episodi “esterni” che hanno nulla a che fare, o comunque poco a che fare, con la governabilità siciliana. Di volta in volta i valori, i principi, i giudizi di morale, la valutazione delle opportunità sono stati usati per sbarrare il passo a qualunque accordo, interno o esterno, fra la maggioranza, assai risicata e debole in carica, e i democratici. Questa tensione morale, di per sé legittima e questa posizione politica, plausibile quanto la prima, non è mai stata seguita una valutazione del day after. Il rifiuto del PD a “parlare” con il governatore e i suoi alleati, avrebbe significato, e significa, riconsegnare al centrodestra il pallino, azzerando le conseguenze di una spaccatura che ha portato alla nascita di un nuovo gruppo parlamentare, il Pdl Sicilia, e alla crisi, profonda, della coalizione che ha raggiunto il sessanta per cento dei consensi elettorali.
Non solo, significa anche lo scioglimento del Parlamento regionale, per la seconda volta di seguito, una dannosa pausa di governo su cui tutte le forze sociali hanno espresso un aperto e deciso dissenso. In più, come ha fatto notare il capogruppo parlamentare PD, Cracolici, il partito tornerebbe con le ossa rotte o quasi in Assemblea, molto più debole ed incapace di svolgere il ruolo, determinante, che oggi ha.
Cracolici si è chiesto, ed è un’osservazione conducente, se non è proprio questo che in realtà vogliono coloro che avversano qualunque tipo di convergenza con i dissidenti del centrodestra, un gruppo parlamentare condannato ad una opposizione ininfluente al fine di riportare a Roma le buone e le cattive ragioni di ciò che accade in Sicilia e gli strumenti, i mezzi per ricomporre ogni “pezzo”, riportare al vertice le scelte locali, dalle nomine dei parlamentari alle scelte di governo.
I sospetti di Cracolici potrebbero essere infondati, ma un senso ce l’hanno, eccome. Perché è palese che si tratta di un “suicidio” politico il ritorno alle urne. A meno che non si ritenga che le consultazioni anticipate diano al PD ed all’IDV che incalza i democratici, un successo alle urne. Ma allora perché la condanna a Dell’Utri dovrebbe portare allo scioglimento? Se discutere con Miccichè è disdicevole, per via della sua vicinanza a Dell’Utri, avrebbe dovuto esserlo anche prima.
Qualcosa non quadra. C’è tanto non detto nelle autorevoli riflessioni degli editorialisti e nelle questioni di principio illustrate con tanta austerità oggi. Se c’è una certezza, in tutta questa storia inquietante, è che a governare i mega affari bocciati in questi ultimi mesi, ci sarà un altro governo. Di centrodestra, sicuramente. Ed un altro Presidente della Regione, che potrebbe avere idee diverse si questo ed altre questioni.
