Salvatore Parlagreco

L’antica solidarietà si è rotta. In piena bufera, gli occhi puntati su indennità, benefit, bonus ed altre diavolerie accumulate nel corso del tempo, il Parlamento regionale varca il Rubicone, affrontando i privilegi del personale dipendente. Lo fa per ora con timidezza, grazie all’attivismo di uno dei componenti del collegio dei questori, il deputato Ardizzone (DC), e lo storico antesignano della battaglia ai tagli dell’Assemblea, Giovanni Barbagallo. Sono entrambi dell’avviso che si debba riportare “alla normalità” il contrato di lavoro dei dipendenti del Parlamento, che hanno usufruito, al pari dei deputati, dello stesso trattamento riservato ai loro colleghi di Palazzo Madama.

Il “parametro” fu scelto dai Padri dell’autonomia, segnatamente Giuseppe Alessi, per dare maggiore prestigio ed autorevolezza all’Assembera regionale, la “terza” Camera dell’Italia repubblicana. È accaduto invece che le prerogative della specialità, regolate dallo Statuto, rimanessero sulla carta, i partiti e le burocrazie impedissero la sua attuazione. Ciò che è rimasto inalterato e si è affinato nel tempo, è stato, appunto il parametro, al quale deputati e personale sono rimasti attaccati come un’edera. Un errore esiziale, perché i privilegi avrebbero potuto essere capiti e sopportati a patto che l’autonomia svolgesse il suo compito attraverso la sua massima istituzione, il Parlamento.

Le attese sono andate deluse per una molteplicità di ragioni, che è impossibile elencare tutte quante. Sono rimaste i privilegi ed oggi i nodi vengono al pettine.

La scelta, annunciata da Ardizzone e Barbagallo, di rivedere il rapporto di lavoro del personale dell’Ars, al di là delle intenzioni, tuttavia, potrebbe rivelarsi un diversivo, a meno che non siano i parlamentari a dare l’esempio, spogliandosi di ciò che è “superfluo” ed insostenibile. Nessuno che abbia un briciolo di buonsenso, può pretendere che i rappresentanti delle istituzioni siano privati di compensi dignitosi e tali da permettere loro di svolgere l’attività legislativa in modo efficace. Quindi, bando alle furie vendicative.

Da mesi coloro che vogliono fare le bucce alla casta e s’intestardiscono a stare dietro ai tagli, rischiano di fare la parte dei grulli: i tagli sono setacciati, rimpiccioliti, gonfiati, frullati, shakerati e serviti su un vassoio d’argento all’opinione pubblica per placarne la furia demolitrice: E c’è chi, perdendo il contatto con la realtà, com’è avvenuto in passato in contesti diversi, scatena la caccia al vassoio d’argento invece di ciò che serve. Il risultato è che il possessore del vassoio d’argento viene santificato e passa alla storia come vittima della furia demolitrice.

Fuor di metafora, invero piuttosto “inturcionata” (attorcigliata), l’ingegneria stipendiale dell’Assemblea regionale siciliana, al pari di quella delle Camere e dei Consigli regionali (questi ultimi in misura minore), tutelata da rigide regole di riservatezza, ha raggiunto livelli inauditi di efficienza, ed è in grado di girare la minestra come e quando vuole senza farci capire un bel nulla per chissà quanto tempo. Altro che finanza creativa, Giulio Tremonti è un dilettante. C’è da sorprendersi che gli “ingegneri” del Palazzo non siano stati chiamati ad aggiustare i numeri del debito pubblico per presentarli in modo meno corrivo.

La nostra modesta proposta è la seguente: niente tagli, ma trasparenza totale, obbligatoria ed immediata- E cioè: 1) pubblicità dei provvedimenti, norme, regole discusse ed approvate dai Consigli di presidenza (Camera, Senato, Ars ecc); 2) pubblicità dei redditi, posizioni patrimoniali, rapporto con terzi, aziende pubbliche e private dei parlamentari e dei dirigenti; 3) abolizione dei rimborsi forfettari elettorali e non elettorali, (trasporti, diaria, telefoni) e dei contributi ai gruppi parlamentari; 4) tetto non valicabile del compenso (per parlamentari, manager pubblici, dirigenti delle assemblee legislative) non superiore a quello del presidente del Consiglio dei Ministri.

È una ricetta semplice, non trovate? Ma questo non significa che sia facilmente praticabile. Da quest’orecchio, infatti, non ci sentono. Si discute di taglio, mai di trasparenza, lo strumento-chiave per riportare alla normalità le cose.