Salvatore Parlagreco

La sanità, l’energia e lo smaltimento dei rifiuti sono gli unici settori in cui le risorse pubbliche abbondano anche al tempo della crisi economica, perché si tratta di attività di cui non si può fare a meno. L’assistenza e la cura devono essere assicurati al cittadino, al pari dell’energia e dell’igiene. Si può rinviare la realizzazione di un’opera pubblica, abolire una tratta ferroviaria o qualche altro servizio pubblico, ma si deve assicurare l’assistenza e la cura.

La salute viene curata nei presidi pubblici e privati. Gli amministratori e gli operatori sanitari gestiscono un’enorme quantità di risorse pubbliche, amministrano grandi aziende, assistono milioni di cittadini. Hanno grandi responsabilità, guadagnano prestigio ed in alcuni casi – grazie agli incarichi ricoperti – possono vantare alti redditi. In più, con le loro decisioni, possono, o meno, consentire lauti guadagni ai fornitori di strumenti e servizi.

La salute è affidata anche ad aziende ed operatori sanitari privati tramite le convenzioni, contratti che assicurano le risorse pubbliche alle strutture private. Senza le convenzioni, laboratori e cliniche non potrebbero sopravvivere. La qualità e l’entità delle convenzioni sono inoltre varie e diverse. Le strutture convenzionate possono guadagnare quel che è giusto, meno di ciò che spendono o molto di più di ciò che spendono.

Per fare soldi, ci sono state strutture private (a Milano), che hanno moltiplicato gli interventi chirurgici e hanno sottoposto pazienti a delle autentiche “torture” fisiche, oltre che a rischi notevoli, pur di intascare quattrini. In Sicilia è stato dimostrato che in alcune circostanze, le convenzioni pubbliche hanno fatto la fortuna di manager e imprenditori spregiudicati e addirittura in odore di mafia. Il numero di medici e imprenditori coinvolti in episodi di criminalità organizzata, per un verso o un altro, è sorprendentemente alto. Ma questo dato non deve gettare cattiva luce sulla categoria (degli operatori sanitari o degli imprenditori), semmai suggerire un’attenzione sui flussi di risorse pubbliche verso uno dei settori in cui le risorse non mancano mai.

Infine gli apparati di assistenza sanitaria, pubblica e privata, e gli ambulatori medici regalano una influenza “politica” sugli assistiti. I medici, insomma, sono da sempre un importante tramite fra la politica ed i cittadini.

Una lista di candidati alle amministrative sprovvista di medici è destinata ad ottenere magri risultati, una lista con una folta presenza di operatori sanitari ha grandi possibilità di successo.

Sia l’entità delle risorse quanto la influenza politica degli apparati sanitari richiamano una forte attenzione della politica e della impresa (e inevitabilmente, personaggi spregiudicati, truffatori, crimine organizzato). L’incrocio fra politica, sanità e mafia è stato dimostrato in alcuni processi che hanno fatto clamore. I guai giudiziari dell’ex presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, per fare un solo esempio, sono stato provocati da questo “incrocio”.

Non deve meravigliare, dunque, se l’Assemblea regionale siciliana dedica tanta parte del suo tempo alle questioni legate alla sanità e tiene sotto i riflettori l’assessore alla Sanità, Massimo Russo, il quale – com’è noto – è un magistrato che si è occupato di mafia. Nel mettere in piedi il suo governo, Lombardo, scelse di “blindare” i settori più “sensibili”, e cioè l’energia e lo smaltimento dei rifiuti (prefetto Marino), e la salute (Russo), oltre agli Enti locali (Chinnici).

Tanta determinazione è stata variamente commentata. La gestione della politica sanitaria di Massimo Russo è stata caratterizzata da un’azione di contenimento delle spese.

Le decisioni dell’assessore (e del governo) non sono piaciute a tutti, né avrebbe potuto essere diversamente. Giuste o sbagliate che siano state, di sicuro hanno rivoltato come un guanto il sistema precedente. La mozione di censura a Russo da parte delle opposizioni, dunque, è l’effetto di questa condizione. Le opposizioni rappresentavano nella legislatura precedente, la maggioranza e ne garantivano gli assetti.

Gli avversari di Russo non sono, in linea di principio, i tutori degli affari, né il governo ha la rappresentanza esclusiva delle buone pratiche. Ma la “guerra” dichiarata all’esecutivo di Lombardo e al suo assessore affonda le radici sui grandi interessi – politici, economici, finanziari, imprenditoriali – che le ingenti risorse pubbliche suscitano.