Salvatore Parlagreco

“La politica rompa ogni ambiguità nella lotta alla mafia”, Fabio Granata torna sulla questione che due settimane or sono, all’indomani della condanna in appello di Marcello Dell’Utri, provocò un terremoto perché lo stato maggiore del Pdl si sentì colpito al petto.

 

L’esponente “futurista” è vice presidente della commissione nazionale antimafia, siciliano e uno dei fautori convinti della scissione del Pdl nell’Isola, con Gianfranco Miccichè. Rimproverò Dell’Utri per l’ormai famoso credito che il senatore e cofondatore di Forza Italia concesse allo stalliere di Arcore, Vincenzo Mangano, mafioso e pluri condannato, ed in occasione del caso Cosentino in Campania sostenne in modo netto la necessità che il sottosegretario del Pdl facesse un passo indietro.

 

Un indirizzo coerente, perché eguale atteggiamento Granata ha mantenuto sul caso Brancher e Scajola. Il pressing finiano ha incoraggiato le dimissioni dei ministri Scajola e Brancher, e del sottosegretario Cosentino, ma non al punto da provocare il suo allontanamento dall’incarico di coordinatore regionale campano.

 

L’episodio più grave, protagonista Granata, si è consumato quando l’esponente finiano ha rimproverato il governo di non rendere le cose facili ai Pm. Si riferiva al collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, giudicato attendibile per le tre Procure che si sono occupate delle sue rivelazioni, ma non meritevole di protezione per l’apposita commissione, presieduta dal sottosegretario Mantovano. Ebbene, questo diniego non è stato accettato bene da Granata, che ha avanzato dei dubbi sulla volontà del governo di colpire i santuari di Cosa nostra.

 

Il vice Presidente dell’antimafia aveva acceso una miccia contro il Premier? Si chiesero in tanti, perché Spatuzza significa tante cose, ma soprattutto le rivelazioni sulla nascita di Forza Italia nel ’93 e i rapporti con i bossi siciliani che preparavano stragi ed agguati per destabilizzare il paese. Una strategia della tensione che si placò quando l’intera classe politica italiana lasciò il passo ai nuovi venuti.

 

Queste concomitanze e le parole di Spatuzza, messe insieme, hanno fatto del collaboratore di giustizia un pericoloso nemico del Premier. Difendere la sua attendibilità, secondo alcuni, sarebbe stato come credere nel ruolo paramafioso del premier. Granata spiegò che intendeva riferirsi alle rivelazioni di Spatuzza sulla strage di via D’amelio dove perse la vita Paolo Borsellino e che l’accostamento a Berlusconi era immotivato. Precisazioni che non placarono gli animi, come s’è visto.

 

Granata è rimasto una spina al fianco, che il Premier non ha tollerato fino a proporne il deferimento ai probiviri, insieme a Bocchino e a Briguglio, l’altro fautore del Pdl Sicilia.

 

"Nonostante la condivisione teorica al codice etico promosso dalla commissione Antimafia, sia tra le candidature che tra gli eletti ci sono infiltrazioni e zone d’ombra”, sostiene Fabio Granata. Di più: “Nonostante la carente collaborazione delle Prefetture, stiamo ricomponendo il quadro e riferiremo alle Camere”. Altra dichiarazione impegnativa che non mancherà di suscitare polemiche. La mancata collaborazione delle Prefetture può diventare un caso politico e richiamare l’attenzione del Ministro dell’Interno, dal quale le Prefetture dipendono.

 

"Alcuni partiti e alcuni candidati alla presidenza delle Regioni – aggiunge tuttavia Granata – non hanno vigilato come era richiesto e doveroso". L’inquinamento della politica, dunque, è dovuto a ragioni ben precise, che Granata vuole mettere in campo.

 

Le candidature meridionali, non pare che ci siano dubbi, sono nel mirino. Con la Campania e la Sicilia in testa.