Salvatore Parlagreco

La crisi politica irreversibile del centrodestra – così l’ha definita il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo nel corso discorso  in Aula, a Palazzo del Normanni – e il logoramento dei rapporti personali fra i leaders del Pdl – scissionisti e lealisti – e fra questi l’Mpa, traccia ormai un quadro sufficientemente chiaro degli equilibri politici in Sicilia. È possibile prevedere ciò che succederà in occasione alle consultazioni regionali prossime, sia che si svolgano in tempi brevi – a causa della fine traumatica della legislatura – sia che si svolgano alla naturale conclusione del mandato.

 

Non è un esercizio inutile, dettato dalla curiosità: il traguardo, infatti, condiziona la corsa dei soggetti politici che si preparano alla volata finale. Non c’è dubbio, infatti, che proprio in questi giorni un’attenzione prioritaria viene data alla composizione di alleanze e soluzioni che permettano di giungere alle urne con le migliori chances di successo.

 

La volontà di riposizionarsi da parte dei soggetti politici si scontra, naturalmente, con le urgenze del momento ed è davvero difficile per tutti riuscire a conciliare i bisogni dell’oggi con il traguardo futuro. Un quadro oggettivo dei rapporti di forza elettorali, tuttavia, può essere disegnato, seppure rozzamente e sulla base di fatti indubitabilmente accertati.

 

Lo strappo fra Mpa, Pdl e Udc, appare definitivo. È improbabile un tavolo di trattativa che rimetta insieme i cocci, troppo deteriorati i rapporti, troppo gravi le ragioni della rottura. Le parti vivono la fase più logorante, quella posto separazione, che mette in campo il peggio delle coppie che “scoppiano”. Hanno la meglio i sentimenti meno nobili, viene fuori il peggio del carattere di ognuno.

 

L’Mpa, dunque, non sarà accanto al Pdl, e non potrà stare da solo. Cercherà quindi nuove alleanze, magari con l’emblema del nuovo Partito del Sud. È facile prevedere che i compagni di cordata dovrebbero essere i leaders del pdl Sicilia che oggi appoggiano il governo di Lombardo. Che si presentino ognuno per conto proprio o sotto le insegne comuni del Partito del Sud è ininfluente, anche se elettoralmente diverso.

All’Udc e al Pdl, per stare nel campo del centrodestra, il destino riserverebbe dunque una probabile alleanza, in considerazione del fatto che fra Udc e Mpa la rottura è irreversibile.

 

Nel centrosinistra avremmo, dunque, un Pd alleato con l’Idv, sulla carta. Ma il terzo concorrente, il centrosinistra, potrebbe cercare altre soluzioni. Il Pd deve decidere, in fatti, se allearsi con l’Idv – temibile competitore interno – o cercare un’alleanza con il Partito del Sud. Difficilmente, infatti, l’Idv accetterebbe una coalizione con il Partito del Sud.

 

È ovvio che nel caso di una coalizione a tre, le chances di successo sarebbero alte, mentre un’alleanza Pd-Idv avrebbe modeste possibilità di mandare a Palazzo d’Orleans un suo uomo con la prospettiva di una legislatura d’opposizione legata al difficile rapporto fra Pd e Idv. Ciò che si sta sperimentando a Roma, in definitiva.

 

È chiaro che una corsa solitaria dell’Idv farebbe guadagnare qualche punto di percentuale ai dipietristi, a spese del Pd, ma permetterebbe al Pd un accordo elettorale “di governo” con il Partito del Sud o le due componenti attuali della giunta Lombardo.

 

Le incognite, dunque, vengono proprio dal centrosinistra che nel suo interno ospita due anime, quella che ricerca un accordo con Lombardo, per battere il Pdl, e l’altra, che vede Lombardo come fumo negli occhi e preferisce la corsa solitaria dei “duri e puri”, votata all’insuccesso.

 

Dipenderà dalle soluzioni che saranno trovate in questi giorni, sperimentare un’alleanza che giunga alle urne indenne. Soluzioni che, tuttavia, non bastano a disegnare il quadro politico futuro. C’è infatti una componente imponderabile, l’inchiesta giudiziaria. Si possono fare tutti i conti che si vogliono, ma se l’esito dell’inchiesta che vede coinvolti i vertici della Regione, dovesse avere una svolta negativa, tutto – o quasi – verrebbe messo in discussione. In tribunale non ci vanno, in ogni caso, i partiti, ma gli uomini che li rappresentano.