Domenico Giardina

"Il Popolo delle Libertà non esiste più, oggi c’è il partito del predellino che è solo un’estensione di Forza Italia con qualche ex colonnello di An che, però, ha solo cambiato generale ed è pronto a cambiarlo di nuovo. Se il Pdl non c’è più, non si rientra in ciò che non esiste ma si va avanti". E’ un Fini che non lascia nulla al caso quello che sta parlando dal palco della festa Tricolore di Mirabello.“Il Pdl doveva essere una forza di vero e necessario cambiamento, non la conferma di ciò che già esisteva prima. Il Popolo delle Libertà – ha continuato Fini -, se tale deve essere, deve dare anche la Libertà di esprimere una dialettica interna”.

 

Fini è poi tornato sugli attacchi subiti a mezzo stampa nelle ultime settimane: "Non ci faremo intimidire dal metodo Boffo, e dai giornali che dovrebbero essere il biglietto da visita del Partito dell’Amore. Sarà poi la magistratura ad accertare chi ha diffamato e chi invece non ha nulla da nascondere. L’attacco alla mia famiglia è stato qualcosa di simile a una lapidazione di tipo islamico".

 

Il presidente della Camera ha poi ricordato quanto accaduto a fine luglio, con l’estromissione dei finiani dal Pdl: “Noi non siamo fuoriusciti, non siamo scissionisti, non vogliamo demolire il Popolo della Libertà. Io sono stato estromesso dal partito che ho contribuito a creare, generando quello che è stato unanimemente riconosciuto come un atto illiberale”.

Fini ha continuato attaccando Berlusconi: “Questo gesto ricorda da vicino quelli letti nel ‘Libro nero del Comunismo’, perché solo ai tempi di Stalin si possono trovare episodi simili”. E da lì attacchi anche al governo: “I tagli fatti dall’esecutivo sono stati indiscriminati, producendo le proteste di gente che lavora, come le forze di polizia che sono stati messe nelle condizioni di non lavorare. Il taglio dei fondi alla scuola hanno determinato la protesta sacrosanta di migliaia di insegnanti precari che non sanno se domani potranno trovare un posto di lavoro”.

“E’ lecito nel Popolo delle Libertà, esprimere delle linee di dissenso? Esprimere delle prospettive diverse quando si parla di federalismo fiscale, o di lotta all’immigrazione clandestina? Senza dimenticare l’integrazione di coloro che lavorano. Ma soprattutto non si può considerare il garantismo come una sorta di immunità permanente”. Fini ha difeso la magistratura: “E’ il presidio di tutto ciò che è legalità e non si può attaccare continuamente tutta la magistratura per qualche mela marcia che la usa a scopi politicizzati”. Una nota anche su Gheddafi: “E’ stato uno spettacolo indecoroso vedere com’è stato accolto un leader che ha una certa visione del ruolo della donna. Non ci si può genuflettere di fronte a chi non si può certo ergere come maestro o punto di riferimento”.

 

Sulla nuova formazione Fini ha spiegato: "Futuro e Libertà è il vero spirito del pdl, non è An in sedicesimo". E sul prossimo futuro dell’alleanza di governo ha spiegato: "Faremo un patto per portare a termine la legislatura e rispettare il volere degli elettori che hanno deciso di votare per il Popolo delle Libertà". Sul federalismo fiscale Fini ha detto: "Si può attuare ma senza che questo arrivi a danneggiare il Meridione perché quello pensato da Bossi è un federalismo a tutto vantaggio delle regioni del Nord. I 150 anni dell’ unità nazionale devono essere celebrati con una riforma autenticamente nazionale e che non lasci indietro le regioni più deboli".

 

"La riforma della Giustizia va fatta  – ha aggiunto il presidente della Camera – garantendo gli onesti. Non si può lavorare a leggi ad personam, danneggiando i cittadini o parte della collettività, generando un continuo corto circuito tra la politica e la magistratura". Fini ha parlato anche di riforma della legge elettorale facendo "mea culpa per quanto successo precedentemente, con gli italiani che non hanno potuto scegliere i loro rappresentanti. Oltre al presidente del Consiglio, gli elettori devono avere anche la possibilità di scegliere i loro rappresentanti".

Nell’incontro con i suoi avvenuto qualche ora prima del suo intervento, l’ex leader di An avrebbe detto di essere pronto a "rispettare il patto con gli elettori, garantendo il sostegno al governo, nonostante l’espulsione dal Pdl".

Nelle prime file sotto il palco dove campeggia dietro una striscia tricolore la frase ‘Per l’italia Futuro e Liberta” sono seduti tutti i parlamentari del movimento, insieme alla compagna del presidente della Camera, Elisabetta Tulliani, circondati, dietro le transenne, da migliaia di persone.