Conservate l’edizione del day after. Il Giornale vale più oro di quanto pesa: Fini, stappato da una bottiglia di spumante, viene offerto in pasto ai lettori come un presunto intrallazzatore perché un piccolo appartamento, ubicato a Montecarlo e donato ad AN da una ricca vedova, è abitato dal cognato del Presidente della Camera.
Non è certo la prima inchiesta del Giornale che ha per protagonista un nemico del Premier-editore, ma stavolta il quotidiano anticipa e spiega la “cacciata” dell’avversario indegno, assumendo l’onere di dare all’opinione pubblica le corrette motivazioni e gli elementi di giudizio utili a spiegare il pugno di ferro usato dal Premier.
Il “day after” è un oggetto prezioso perché può raccontare alle generazioni future, meglio di qualunque analisi storica, lo stato dell’arte: trappole, agguati, insolenze, cattiverie, cinismo dei protagonisti della politica italiana e dei loro comprimari.
Il Giornale del day after “spoglia” Fini di tutto: il diritto al dissenso, la bandiera della legalità, la vocazione democratica, il ruolo di terza carica dello Stato. Non gli riconosce alcuna opzione politica, rappresentandolo come un uomo roso dall’invidia, dall’astio personale e da una volontà di rivalsa.
Fini è traditore due volte per Il Giornale di famiglia: ha tradito il cofondatore, Silvio Berlusconi e contemporaneamente i suoi nemici. Nel primo caso a causa di un sistematico dissenso, nel secondo offrendo la tregua al nemico.
I toni sono da ultima spiaggia, da guerra senza quartiere. Un’asprezza inaudita e viscerale. Niente a che vedere con le guerriglie ideologiche della prima repubblica. I trinariciuti comunisti farebbero la figura delle mammolette.
Nelle pagine del Giornale, il Presidente della Camera riceve “il colpo di grazia” (titolo in prima pagina). Non solo espulso ma politicamente defunto, con una esecuzione in piena regola condotta con precisione chirurgica, meritata e tempestiva.
Il valore storico dell’edizione del Giornale di Berlusconi è indubitabile, perché per la prima volta un quotidiano italiano porta a casa il suo watergate “alla rovescia”, ottenendo un inequivocabile successo politico con l’epurazione di dirigenti a lungo presi di mira.
Per apprezzare il valore del day-after, dobbiamo parteciparvi l’impaginazione, i titoli, i contenuti. Lo facciamo superficialmente, auspicando che sia sufficiente per coglierne gli umori prevalenti e le motivazioni profonde della “guerra” sferrata contro il Presidente della Camera.
“Fini fatto fuori da Berlusconi”, recita l’occhio all’articolo di prima pagina. Nell’editoriale, Vittorio Feltri annuncia che finalmente ci sarà un poco di pace che aiuterà il governo a fare meglio. Di spalla “la casa di Montecarlo con i conti segreti su due società estere”, che dovrebbero provare il business familiare del Presidente della Camera con un accostamento virtuale al caso Scajola (ma l’ex Ministro ottenne favori da un signore che prendeva soldi pubblici).
In seconda pagina si dà conto del bluff di Fini, che annuncia il battesimo del proprio gruppo, e delle truppe di rincalzo (liberaldemocratici e rutelliani), pronti a sostituire i finiani.
A pagina 3, per chi non avesse capito ancora che cosa è successo, c’è un titolone in cui si ribadisce che “Il Pdl mette Fini alla porta”, perché “incompatibile”.
In alto, tuttavia, una notizia a sorpresa: “Espulsione impossibile, Gianfranco non è iscritto al partito (e non paga)”. Inevitabile chiedersi se Berlusconi sia iscritto al partito e quanti siano gli iscritti al Pdl, perché il Pdl non ha iscritti, di conseguenza non può cacciare via alcuno. E allora, che si fa, si cambia la serratura?
A pagina quattro, Il Giornale rappresenta le ragioni dei nemici del Premier: “Vergogna, è peggio degli altri”, è il titolo a tutta pagina. Perché? “Voleva la tregua in extremis”.
Quando le parole concilianti di Fini, ospitate da Giuliano Ferrara (furente con il Premier) e dal direttore del Foglio ispirate (secondo Berlusconi) sono rimbalzate al Giornale, deve essere stato uno shock, perché avrebbero potuto evitare all’ultimo momento “il colpo di grazia” annunciato con una bottiglia di champagne in prima pagina nel day after journal.
Nella stessa pagina 4, altre novità: “I finiani falliscono l’ultimo agguato”. Di che si tratta? “Bocchino prova a mandare sotto il governo, poi si accorge di non avere i numeri e ci ripensa”.
A pagina cinque, l’apoteosi. Titolone dedicato allo sfogo del Cavaliere: “Silvio dice basta: “non lo voglio più vedere”. E come potrebbe, se gli ha sferrato già il colpo di grazia in prima pagina?
Nel sommario l’outing del Giornale, assai gratificante: “Berlusconi ha scelto i falchi e imposto la linea dura contro Fini”. Poi continua con una primizia, che attribuisce a Berlusconi una precisa volontà: “Trovate voi il modo purché lo cacciate”. Quindi, è sempre Il Giornale a raccontare, “rassicura: …nessun rischio per la maggioranza di governo”.
Nella stessa pagina viene tirato in ballo Il Foglio, giornale alleato e concorrente: “Così il pacificatore Ferrara è stato travolto dagli eventi”.
Così come?
“Con l’intervista a Fini voleva ricompattare il Pdl”.
Infine, una nota su una colonna, dedicata alla brutta fine attribuita al finiano Lo Presti:”Il Pdl boccia il finiano…”
Pagina 6 e 7 sono incaricate di smontare l’immagine “pulita” di Gianfranco Fini e negargli il diritto di sollevare questioni di legalità, scelta questa che secondo molti osservatori ha fatto esplodere il cavaliere. “L’inchiesta. La casa dei Fini”, titolo su due pagine. E in basso, altri due eloquenti annunci: Casa a Montecarlo, ecco i conti segreti”. Nella pagina accanto la ricostruzione dell’episodio, che riferisce di una società off shore con una intervista all’appartamento “dei misteri”.
Quando il Pci epurava la motivazione ricorrente era “l’indegnità”.
Il partito aveva iscritti, dirigenti, struttura centralista, regole severe e procedure rigide. Il Pdl non ha iscritti, i suoi dirigenti non vengono eletti, di fatto il diritto di decidere tocca al suo leader. Ma non è cambiato molto. Invece che una motivazione valoriale, l’inchiesta affidata al Giornale di famiglia del Leader.
