Salvatore Parlagreco

Se non ci fossero le elezioni di mezzo saremmo al redde rationem, la partita finale, fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, i quali non si parlano mai ma si inviano messaggi di fuoco giorno dopo giorno. E quando non sono i messaggi a incendiare la polemica, arrivano le decisioni dell’uno o dell’altro.

Nelle ultime ore il presidente della Camera ha incassato sicuramente due episodi negativi. Il primo riguarda Renata Polverini. E’ stata fatta fuori dalla leggerezza dei dirigenti del partito o da una “congiura” di palazzo? Nel Lazio il Pdl naviga fra l’una e l’altra ipotesi, ma Gianfranco Fini, superando l’enigma, è convinto che in ogni caso nei confronti della sua candidata ci sia stata una modesta attenzione ed in talune circostanze un’avversione netta, com’è facile riscontrare attraverso la collezione del Giornale di Berlusconi, dove la Polverini è stata oggetto di una campagna stampa sfavorevole.

 

All’interno di un contesto così avvelenato, l’incidente delle liste bocciate, suscita apprensione, rammarica, rabbia e avvalora sospetti, se non addirittura la certezza che si sia trattato di qualcosa di diverso che la semplice “distrazione” o incompetenza.

Ma c’è stato dell’altro. Fini ha dovuto ingoiare un altro rospo, l’ingresso nel governo di Daniela Santanchè che – come tutti sanno – non è in cima ai suoi pensieri. Era universalmente noto che la Santanchè aveva avuto dei dissapori con il presidente della Camera e  che il suo ingresso non gli avrebbe fatto piacere. Ma Silvio Berlusconi non ha dato affatto peso a questa circostanza, è andato avanti ed ha premiato colei che considera una sua “fedelissima”, dopo la nota difesa del Cav sulla questione “familiare” (fece intuire che Veronica Lario avrebbe avuto un compagno).

 

La nomina della Santanchè a sottosegretario è considerata nell’entourage di Fini come una autentica provocazione. I due episodi – e non solo questi – hanno inasprito ulteriormente i rapporti fra i due cofondatori.

Sulla Santanchè i finiani non si capacitano del fatto che Berlusconi non abbia tenuto in considerazione il punto di vista del cofondatore “platealmente”. Uno sgarbo en plein air.

 

Così Fini ha dato il benservito al Premier. Ha fatto sapere che cosa pensa del partito, il Pdl: non gli piace. E poi, seppure indirettamente, ha annunciato che potrebbe venirgli voglia di crearne un altro. Una prospettiva, questa, tuttavia che potrebbe essere considerata come un evento liberatorio ad Arcore. Gli ex forzisti non si strappano le vesti e il Giornale a loro più vicino, quello di Feltri, lo sostiene senza peli sulla lingua: “La fusione fra Forza Italia e An è fallita”, si legge nel sommario al titolo di prima pagina. (“L’ultimo strappo. Fini: Il Pdl non mi va più”. Il Presidente della Camera ufficializza ciò che noi diciamo da tempo….”).

 

Chiaro come la luce del sole che sono le elezioni ad evitare la resa dei conti finale. Lo afferma chiaramente Fabio Granata, braccio destro di Fini: “Dopo le elezioni o le cose cambiano o facciamo altro…”, avverte.