"A Palermo e alla Sicilia serve, con urgenza, una legge che trovi casa alle famiglie che un tetto non ce l’hanno o non possono comprarlo. Non serve una maxi sanatoria mascherata da “piano casa”, rivolto a coloro che l’abitazione ce l’hanno già (e di proprietà), magari quale risultato di una costruzione abusiva". E’ questa la presa di posizione di Rosario Filoramo (Pd) vicepresidente della Commissione Urbanistica del Comune di Palermo.
“Solo nel capoluogo della regione – sillaba l’esponente del Pd – ci sono 12mila capifamiglia che hanno fatto domanda allo Iacp per la prima casa. Ed esiste una graduatoria speciale dell’emergenza abitativa che consta di alcune centinaia di famiglie. A questi cosa diciamo?”
“La legge attualmente in discussione all’Ars è una sanatoria mascherata con falsi riferimenti al risparmio energetico e antisismicità – incalza Filoramo – degli edifici da ammettere agli ampliamenti. E’ chiaro che gli interessati a questo provvedimento sono soltanto i possessori di una seconda, terza, quarta casa o coloro che hanno realizzato costruzioni abusive in quanto permetterebbe l’ampliamento della cubatura del patrimonio immobiliare già esistente. Insomma per il fabbisogno abitativo dell’isola e del suo capoluogo non cambia nulla”.
“Già immagino sanatorie ed ampliamenti su letti dei fiumi, sulle pendici di colline soggette a frane o sulle spiagge – prosegue Filoramo – l’istinto di sanare e commettere nuovi abusi è tipicamente ripetitivo di una classe politica che per decenni ha avuto in spregio il territorio, l’ambiente e il futuro della Sicilia. Questo cosiddetto ‘piano casa’ in discussione all’Ars non è neanche pensato per il rilancio del settore edile, fortemente in crisi. Per questo il Pd deve dire no a un provvedimento che non riserva una sola parola alla necessità di tornare a realizzare alloggi popolari”.
“Sino agli anni ’80 del secolo scorso migliaia di famiglie monoreddito hanno ottenuto la possibilità di coronare il sogno della loro vita, ossia comprare la casa – ricorda Filoramo – attraverso le cooperative di abitazione, mirate alla realizzazione degli alloggi da destinare a prima abitazione. Oggi questa fascia sociale è tagliata fuori da questa opportunità dai prezzi supereccessivi degli appartamenti. Per acquistare un alloggio di 100 mq. in una zona periferica la richiesta odierna può anche arrivare oltre i 300.000 euro. Per cui un impiegato di fascia B o C al Comune di Palermo, con uno stipendio tra 1.100 e 1.400 euro mensili, sarebbe destinato a pagare una rata di mutuo mensile tra i 600 e i 700 euro, rischiando di impegnarsi con le banche per non meno di 70 anni. Il mio conteggio è paradossale, ma chiaro dal punto di vista aritmetico e politico”.
“Ed invece, a mio avviso, appare prioritario che si debba tornare a finanziare i piani di costruzione per le cooperative abitative – spiega Filoramo – vincolando le somme dei contributi e le relative agevolazioni previste, esclusivamente, al recupero di edilizia storica nei quattro mandamenti antichi del centro città e nelle borgate distrutte dall’abusivismo di necessità”.
“Mi rendo conto che si tratta di una operazione difficile, che comporta scelte anche impopolari dal punto di vista elettorale – conclude il consigliere del Pd – ma solo in tal modo si potrebbero ottenere due risultati importanti: da un lato, corrispondere all’urgente fabbisogno di nuove case per chi non ce l’ha o non la possiede dall’altro procedere per tempo, ed in maniera efficace, alla messa in sicurezza del territorio, dando corso ad un organico recupero dell’edilizia pericolante o degradata del centro storico di Palermo, procedendo di pari passo a dotarlo delle opere di urbanizzazione e dei servizi necessari”.
