Il sistema fiscale ”è l’architrave” del processo federalista ma così come è stato concepito fino ad ora rischia di moltiplicare il centralismo senza aprire la porta alla sussidiarietà e ai poteri decentrati sul territorio. E’ una bocciatura quella che arriva dalla Cei e dal laicato cattolico organizzato dell’attuale fase di sviluppo del processo federalista. La critica è contenuta nel documento preparatorio delle prossime ‘Settimane sociali’, l’appuntamento storico del cattolicesimo italiano, che si terranno a Reggio Calabria ad ottobre. Il documento è stato presentato questa mattina nella sede della Radio Vaticana dal presidente del comitato organizzatore delle Settimane sociali, mons. Arrigo Miglio.
Il testo, che prova a delineare un’agenda per l’Italia di domani, fa il punto su diverse questioni, fra le quali il federalismo. Su questo aspetto dal documento emergono critiche forti: ”Nelle condizioni politico-istituzionali date, trova adeguata soddisfazione il principio di sussidiarietà?” è la domanda che viene posta e che riceve la seguente risposta: ”Al momento si prevedono dosi massicce di uniformità anche per i territori fiscalmente autosufficienti, rimettendo in moto un meccanismo centralistico che non fa crescere poteri e responsabilità, che rende un servizio incerto al principio di solidarietà e dimentica i pregi sistemici del principio di sussidiarietà”.
”Ciò si manifesta – si legge ancora – in misura eclatante nel caso della sanità e richiama più in generale la necessità di garantire i livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio nazionale. Il diritto alla vita diviene un esercizio retorico senza quello a un’adeguata assistenza sanitaria. Tuttavia si deve a ogni costo evitare che questa ragione giustifichi il finanziamento dell’inefficienza e della quota parassitaria dell’interposizione pubblica nei diversi territori”.
”La recente legge-delega – prosegue il documento – apre il dibattito su questo tema, ne traccia i confini, impone il confronto. Ci troviamo dunque in una fase di passaggio, nella quale sopravvivono spinte contrapposte che si dispiegheranno nella lunga fase di scrittura dei decreti legislativi e di entrata a regime della riforma”. ”In questa fase – si osserva ancora – potrà prevalere una coalizione di interessi favorevole a un nuovo equilibrio tra promozione delle differenze e riduzione delle diseguaglianze oppure quella opposta. Abbiamo soggetti e interessi pronti a sostenere un equilibrato modello italiano di federalismo fiscale, anche oltre il perimetro degli interessi economici”.
A respingere le critiche mosse dalla Cei al federalismo fiscale il viceministro delle Infrastrutture e senatore della Lega Roberto Castelli: ”Mi chiedo cosa bocciano. I decreti delegati non sono stati ancora scritti. Non capisco sulla base di quale fatto si possano esprimere delle critiche al federalismo fiscale”. ”Oggi – dice Castelli all’Adnkronos – vedo che poco a poco stanno uscendo allo scoperto gli avversari del federalismo, qualunque esso sia… è chiaro che stiamo di fronte a un rivolgimento epocale, perché a tutti è richiesto di essere efficienti e trasparenti. Capisco che una sfida del genere sia temuta da molti, ma – avverte – le cose dopo 60 anni devono pur cambiare…”.
Dalla Cei arriva anche un giudizio severo sull’attuale fase storica, politica ed economica del nostro Paese. Infatti nel documento si legge che ”l’Italia si trova oggi ad affrontare le prove della globalizzazione da media potenza declinante”. ”Questa tendenza – si legge ancora nel testo – non ha nulla di fatale, ma non può essere negata. Affrontata per tempo, avrebbe potuto essere contrastata con efficacia e costi minori. Senza indulgere all’enfasi, possiamo però riconoscere che l’Italia è una grande risorsa, un insieme di tante e varie risorse, o per lo meno chiederci con lealtà se e quanto questo sia ancora vero”.
Nel delineare un’agenda per far ripartire l’Italia, la Cei e i cattolici italiani individuano fra gli altri un grave problema economico, quello di un debito pubblico destinato a pesare grandemente sulle future generazioni. ”In prospettiva economica – si afferma – il debito pubblico rappresenta la maggiore incognita per il presente e per il futuro. Alcune generazioni di italiani, attuali e a venire, pagheranno questo pesante scotto”. ”Non rimane dunque – si legge ancora – che chiedere a noi stessi, a tutti e ad ogni amministrazione pubblica di fare il meglio”.
