(I.P.) Sul possibile “dissesto finanziario” del Comune di Palermo, precipita la situazione politica. Dopo che il ragioniere generale Boruslav Basile ha pur trovato un efficace “artifizio” contabile risolutore, si inasprisce la polemica tra i “dissidenti del PDl-Sicilia (area Micciché) ed il Sindaco.
Ma c’è di più. Insorge, incattivito, Davide Faraone, capogruppo PD, che denuncia :”Il dialogo con questo Sindaco non è possibile perché le sue proposte sono immorali”. Perciò, Faraone ha preannunciato che il Pd potrebbe passare all’ostruzionismo in aula, al momento della variazione di bilancio, se non sarà approvato, contemporaneamente, “ il ritorno allo 0.4 per mille della previsione dell’addizionale IRPEF per il 2010, tornando all’antico come nel 2008, perché il Sindaco deve smetterla di pensare che le tasche dei palermitani siano una sorta di bancomat illimitato da cui attingere senza tregua per porre rimedio ai problemi creati al Municipio solo a causa della sua cattiva amministrazione”.
Una presa di posizione dura, che viene all’indomani di un altrettanto estremo attacco lanciato contro il Direttore Generale del Comune, e Presidente dell’AMIA, Lo Cicero, accusato di non aver querelato il cda della gestione 2001-2008, e pertanto di non avere le carte in regola per poter interloquire e chiedere, al Consiglio comunale ed ai cittadini, il salvataggio economico dell’AMIA.
Poi, ad intorbidire, vieppiù il clima politico sono arrivati due elementi fastidiosi.
Prima, la “furba” proposta da Cammarata ai consiglieri del PDL, ai quali il Sindaco aveva prospettato la possibilità che fosse “la sola” Giunta comunale a farsi carico,”direttamente”, dell’approvazione della variante di bilancio “per il riequilibrio”. Proposta, che ha fatto saltare dalla sedia mezzo gruppo consiliare.
E ha fatto commentare a Manfredi Agnello: “Ora ne abbiamo la certezza. Il Sindaco è convinto che i consiglieri comunali siano tutti dei cretini, al punto che se ne vuole disfare tendendogli il tranello dello scioglimento per inadempienza ad una prerogativa esclusiva, come è quella degli adempimenti di bilancio.” Poi ad esacerbare vieppiù gli animi del “PDL dissidenti”, è giunta l’iniziativa dei parlamentari nazionali del PDL ufficiale ( area Schifani-Firrarello), che hanno chiesto le dimissioni di Micciché da Sottosegretario di Stato. Giovanni Greco, capogruppo in Comune del PDl-Sicilia, dopo aver manifestato la solidarietà più ampia a Micciché, ha cominciato ad arrotare la spada, preannunciando di rilanciare, in modo massiccio, l’opposizione contro Cammarata.
Ma torniamo “all’artifizio contabile” trovato da Basile, per riequilibrare i conti del Comune, dopo che il TAR aveva cancellato l’aumento della Tarsu del 75% per l’anno 2006. Che dal punto di vista contabile dovrebbe gravare poco meno di 40 milioni di euro (che diverrebbero 50 tra interessi maturati e spese di gestione delle pratiche relative) in caso di restituzione ai cittadini di quel “sovragettito” incassato illegittimamente. In sostanza, il Ragioniere Basile propone di coprire formalmente solo il buco dell’anno 2006, esplicitamente oggetto della sentenza avversa, operando i compensativi tagli di bilancio necessari, su scala triennale: 12 milioni di euro per il 2009, 19 milioni per il 2010, altri 19 per il 2011.
Una “furbata” contabile, praticabile e fattibile sul momento, ma che non potrà sopravvivere al prossimo bilancio di previsione per il 2010. Dice Leonardo D’Arrigo dell’MPA (che oggi insieme ad Oliveri ha finalmente firmato la mozione di sfiducia a Cammarata): “Vigileremo in aula, in particolare, sulla qualità di questi tagli triennali, che a nostro avviso dovranno incidere sulle consulenze, sugli incarichi ad esperti, sull’azzeramento della cosiddetta pubblicità istituzionale (spot televisivi e manifesti di Cammarata), rendendo disponibili soltanto i fondi per i bandi e per le Gazzette Ufficiali. Non faremo toccare i fondi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e degli immobili comunali, cosi come tutti i servizi essenziali e obbligatori che il Comune deve,pur, continuare a fornire ai palermitani”.
“Non si può consentire oltre -afferma Antonella Monastra -, che si maneggi il bilancio, contando sull’ingiusta speranza che i cittadini non chiedano, motu proprio, il rimborso per la TARSU pagata in più nel 2006. Questa volta non permetteremo che si proceda ai rimborsi solo a fronte di una iniziativa legale dei cittadini”.
“Il Sindaco deve smettere di pensare di essere più furbo dei palermitani onesti che pagano le tasse – dicono all’unisono Monastra e Faraone – per cui il procedimento di rimborso dovrà essere avviato autonomamente dagli uffici, in modo automatico attraverso forme celeri di riaccreditamento delle somme da restituire”.
Ma perché Faraone ha alzato i toni contro Lo Cicero ed il suo disperato tentativo di salvare l’AMIA? “Alcuni giorni fa ho fatto una scoperta gravissima – racconta Faraone – ho incontrato per caso in via Messina, Lo Cicero e Collesano (responsabile finanziario AMIA), che si stavano recando proprio ad una riunione societaria della PEA. Società, le cui azioni in possesso dell’AMIA, Lo Cicero aveva riferito, urbi et orbi, che erano state dismesse,già, nella prima decade di settembre. Società PEA , dove il comune avrebbe perso altri 45 milioni di euro, di cui i consiglieri comunali non hanno mai saputo nulla, e del quale sia Lo Cicero che Cammarata negano, ancor oggi, contra legem, la consultazione delle carte societarie ai consiglieri comunali”.
“Adesso è chiaro perché sono furibondo – conclude Faraone – questi qua, dopo scandali su scandali, e voti unanimi di censura ricevuti dal Consiglio comunale, continuano a ritenere i soldi del Comune ed il destino dell’AMIA, come se fosse una cosa esclusivamente loro, di cui nessun estraneo al loro sistema di potere si deve impicciare. Una condizione, semplicemente inaccettabile, che non avrà più occasioni per potersi riperpetuare. Statene certi, ve lo prometto.”
