Salvatore Parlagreco

Siccome qualche giorno fa era filtrata informalmente la notizia che la Consulta non avrebbe potuto accogliere la richiesta di pronunciarsi nel conflitto di attribuzione sull’inchiesta giudiziaria promossa dalla Procura di Milano, Silvio Berlusconi, ha annunciato che ce ne sarà anche per la Consulta. Cambierà tutto anche qui: la Corte costituzionale diventerà qualcos’altro. Non si capisce che cosa, né come e quando, ma la volontà è questa. Ed è bene che gli interessati comincino a fare i conti con questa intenzione.

Se pensavate che la lenzuolata di riforme nel settore della giustizia assolvesse la Consulta, avete commesso un errore di grammatica, vuol dire che non avete capito un  tubo di quel che passa per la testa al presidente del Consiglio. Bene che vada, non avete fatto i conti la sua force de frappe: rimuginava anche questo insieme ai suoi avvocati, quelli che si trovano al governo e gli altri,  di stanza in parlamento.

Quando è trapelata la novità, affidare alla Corte di Cassazione la competenza di decidere sulla competenza del tribunale – ordinario o tribunale dei giudici – il riserbo è caduto ed è stato gioco forza infliggere la lezione anche agli ermellini della Consulta. Come si sono permessi di suggerire, informalmente, l’indirizzo da dare all’iter giudiziario? Chi si credono di essere?

Si capisce lontano un miglio che non sono sereni, tutti di sinistra, altrimenti sarebbero stati zitti, e non avrebbero messo il bastone fra le ruote al governo, che aveva già immaginato la strada “corretta” per tirare fuori dai pasticci il premier. Sollevando il conflitto di attribuzione, la Consulta avrebbe dovuto innescare il meccanismo che avrebbe portato al Tribunale dei ministri l’inchiesta con la conseguenza che al termine dell’istruttoria questo organismo, ove avesse avuto evidenza di una presunta colpevolezza, avrebbe dovuto chiedere alla camera dei deputati l’autorizzazione a procedere. E tutto sarebbe finito con una bolla di sapone, com’è giusto che fosse in considerazione della pervicace volontà delle toghe rosse di “perseguitare” il capo del governo. Dalla Consulta è arrivato un segnale chiaro: se ci affidate la questione vi rimandiamo indietro tutta: irricevibile, non tocca a noi decidere.

E a chi allora? La decisione sulla competenza è della Corte di Cassazione – Un affare serio: che fine fa la richiesta di autorizzazione a procedere?

La Consulta è uscita dall’alveo, affermano in coro, i legali del presidente del Consiglio, ufficiosamente. Da qui la necessità di comunicare le intenzioni del presidente del Consiglio: dalla riforma della giurisdizione non verrà risparmiata la Consulta in mano a giudici di sinistra.

Il percorso non è semplice, si tratta di riforme costituzionali, come del resto, parzuialmente, quelle che si stanno elaborando sul resto, ma questo non spaventa affatto il premier. Ci sarà un Consiglio dei ministri straordinario che si occuperà della giustizia, perché le toghe capiscono con chi hanno a che fare, che a comandare è lui. Facciano quel che vogliono per incastrarlo, tenerlo sotto torchio con accuse risibili, alla fine è lui a dare le carte. E saranno cavoli amari.

Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Palamara, nei giorni scorsi ha detto ancora una volta che i magistrati non si faranno intimidire e continueranno a fare il loro lavoro, che è quello di rendere giustizia, la qualcosa sembra dimostrare che le intenzioni del premier potrebbero non essere soddisfatte, almeno non pienamente, visto che le toghe sembrano piuttosto determinate ed unite. Il Premier, piuttosto, con le punizioni preventive e gli avvertimenti, sta convincendo i più riottosi che il governo tiene nel mirino magistratura giudicante ed inquirente e vuole rivoltare tutto come un guanto, a cominciare dall’indipendenza dei pm, visto che intende affidare un ruolo pregnante al ministro della Giustizia.

Per ora, tuttavia, si tratta solo di chiacchiere. Il premier spara con fucili ad acqua. Mettere in campo un piano che richiede la doppia lettura in Parlamento per modificare la Costituzione nella attuale situazione, assai precari, ed alla vigilia di ben quattro processi, uno più severo dell’altro, è davvero una follia. O una boutade di proporzioni clamorose.

Ma ciò che conta non è certo il raggiungimento dell’obiettivo ma l’effetto degli annuncia, la proclamazione degli intenti, gli avvertimenti al “nemico”, il messaggio al popolo, cui bisogna fare sapere che lo scettro resta nelle mani del capo del governo e nessuno sarà mai in grado di scipparlo, perché i nemici si sfaldano, mentre il suo “esercito” s’ingrossa e fa quadrato. L’imputato Berlusconi, alla vigilia delle udienze, è più che mai tranquillo; chi non lo è – ricorda Silvio Berlusconi – è il presidente della Camera. E non perché abbia guai con la giustizia, ma perché sta perdendo le sue truppe. Motivo? I soldati vengono allettati con buone motivazioni.

I tribunali gli fanno un baffo, quel che conta è il Parlamento, dove non si  muove foglia (nella maggioranza) che lui non voglia. E di questo è bene che prendano atto le toghe ed i loro amici.

Allucinante, vero? Ma è così.

Evitare di sfogliare giornali stranieri, testate on line di mezzo mondo. Non leggete nemmeno la stampa italiana, con l’eccezione del Giornale di Berlusconi, Libero e Il Tempo, perché altrimenti vi cade la faccia a terra per conto terzi. Roba tremenda. Ma il premier non è preoccupato, beato lui. Magari fa finta, direte, Ma che cambia?