Salvatore Parlagreco

Avrebbe dovuto introdurre la norma con il favore delle tenebre, evitare che alcuno se ne rendesse conto, fare in modo che passasse inosservata, insomma. E invece che cosa ha fatto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio? Ha chiamato i giornalisti accanto a sé e ha detto loro ,trionfante , di avere avuto una bella pensata. Quale? Il Parlamento regionale non pagherà più l’indennità agli ex deputati regionali, circa cinquemila euro al mese mediamente se sono stati eletti deputati nazionali o senatori della Repubblica (ma c’è chi riceve molto di più e chi qualche cosa di meno). Una bella pensata, dunque. Ancora oggi,  l’Ars, la più generosa delle tre Camere italiane, conferisce l’indennità ai suoi ex deputati regionali, nonostante il Senato avesse già tolto la sua a coloro che, essendo stati eletti deputati regionali, godevano dell’indennità come ex senatori.

 

Ma perché mai il provvedimento non era stato adottato in Sicilia?

 

L’Assemblea giura e spergiura di adottare il cosiddetto parametro con il Senato, copia in tutto e per tutto la Camera Alta. E Palazzo Madama non dava più da parecchi mesi l’indennità ai suoi ex senatori. E’ lecito sospettare che il parametro venga adottato soltanto quando è conveniente e non viene adottato quando invece toglie qualcosa dalle tasche dei deputati regionali?

 

Sono quattordici gli ex deputati regionali che godono della doppia indennità elargita dall’Assemblea regionale siciliana. La subiscono? Manco per idea, ma non si può nemmeno dare a loro la responsabilità di riceverla, perché è una norma che consente  di ottenerla a meno che non si faccia il beau geste, di respingerla. Le responsabilità sono di coloro che predicano bene e razzolano, politicamente male. Fare professione di risparmiatore e farsi scoprire, come si dice, con le mani nella marmellata, come è accaduto con la doppia indennità, che invece non si risparmia affatto ed anzi si spende più degli altri, non è una bella cosa.

 

Invece che comunicare ai quattro venti di vavere preso la solenne decisione di fare sparire la doppia indennità, il presidente dell’Ars avrebbe dovuto assumere il provvedimento con il favore delle tenebre, e se proprio ci teneva a fare sapere qualcosa avrebbe dovuto spiegare perché il provvedimento non fosse stato preso per tempo, anticipando il Senato, vista la propensione al risparmio, o almeno al seguito del Senato in considerazione del mitico parametro.

 

A rigor di logica dovrebbe andare così, ma a quanto pare, quando si entra nei Palazzi delle istituzioni, si perdono i parametri della realtà, non solo quelli con il Senato, e si finisce con il capire davvero poco, pur essendo dotati di un diligente pragmatismo.

 

“Mi è sembrato giusto adottare questa decisione”, ha spiegato Cascio ai giornalisti, che lo stavano a sentire, invero molto presi dalla novità, “formalmente sarà ratificata nel prossimo consiglio di presidenza perché trovo necessario, in un momento di grande difficoltà economiche dare un segnale di contenimento della spesa pubblica e di moralizzazione della politica”.

 

Al Consiglio spetta la ratifica delle decisioni del Presidente? Non ci risulta, ma sono affari loro. Piuttosto, il presidente dell’Ars si è reso conto che le risorse pubbliche andavano meglio tutelate e che non sarebbe moralmente corretto concedere la doppia indennità ai parlamentari. Alla buon’ora, ci viene da esclamare. Se avesse riflettuto  per tempo che la doppia indennità è dispendiosa e moralmente scorretta, il Parlamento regionale avrebbe risparmiato un sacco di soldi. E invece ha presentato un bilancio in rosso che denuncia una spesa di tre milioni di euro in più rispetto allo scorso anno

 

La manovra anticrisi intrapresa dal governo,è stato un campanello d’allarme, ma la necessità del “moralmente corretto” prescinde dalla manovra anticrisi, e quella del controllo dei costi, è questione vecchia e più volte sbandierata ai vertici del Parlamento regionale. Non è che l’abbiano scoperta la crisi Berlusconi e Tremonti. C’era eccome, insieme alla consegna di non "denunciarla".

 

Ma ridiamo la parola al presidente Cascio. Dov’eravamo rimasti? Alla moralizzazione della politica. “Non vedo perché se gli ex parlamentari nazionali eletti all’Ars subiscono la sospensione della pensione da parte di Camera e Senato,", ragiona Cascio, "lo stesso non dovrebbe valere per gli ex deputati regionali eletti in altri parlamenti”.

 

Il tono e l’atteggiamento del Presidente dell’Ars tradiscono il bisogno di spiegare  compiutamente la scelta. Come se si dovesse convincere il proprio interlocutore. Di fatto Cascio ha posto la questione ai suoi interlocutori, cioè i giornalisti cui ha riferito ciò che avrebbe fatto da lì a qualche giorno. Ma sfondava porte aperte, con loro semmai avrebbero plaudito – com’è poi avvenuto – le  sue buone ragioni. Meglio tardi che mai, avrebbero semmai esclamato.

 

L’osservazione del presidente è dunque corretta. Perché mai avrebbe dovuto essere conservato il privilegio agli ex deputati regionali?

 

Lo viene a chiedere a noi, perché?

 

La fine del mondo.