Nuovo capitolo giudiziario nella tappa di avvicinamento alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo prossimi. L’ufficio elettorale presso il Tribunale di Roma non ha ammesso la lista provinciale di Roma presentata nuovamente dal Pdl, dopo l’approvazione del decreto legge interpretativo. A questo punto il Popolo della liberta’ potrebbe scegliere la strada del ricorso al Consiglio di Stato dopo quello bocciato ieri dal Tar.
In ogni caso il tempo stringe e mentre si allontana l’ipotesi di un rinvio delle elezioni nel Lazio, chiesto oggi dai Radicali, Silvio Berlusconi, dopo un vertice con Renata Polverini e i coordinatori del Pdl, invita a spingere l’acceleratore sulla campagna elettorale, evitando di indugiare su ricorsi e procedure tecniche. In particolare il premier starebbe pensando a una grande manifestazione nazionale. Location e data ancora non sono state decise, ma la kermesse si potrebbe tenere il 20 marzo, probabilmente a Roma. L’obiettivo potrebbe essere quello di mettere sullo stesso palco tutti e 13 i candidati-governatore.
Aspettare il pronunciamento di questo o quel tribunale, sarebbe stato il ragionamento fatto dal presidente del Consiglio durante il summit di oggi, disorienta la gente, crea solo confusione e da’ un’immagine della maggioranza allo sbando. I legali del partito
continueranno a lavorare, perche’ la battaglia legale non puo’ finire cosi’, ma il partito e’ un’altra cosa. Gli italiani vogliono sapere cosa e’ successo e spieghero’ loro come e’ nato il caos delle liste. E per farlo potrebbe anche convocare una conferenza stampa.
Definitivamente riammesso invece dal Tar della
Lombardia Roberto Formigoni, mentre la tensione tra maggioranza e
opposizione resta altissima. Uno scontro che si ripercuote in
Parlamento. Al Senato il Governo decide di bloccare l’ostruzionismo
ponendo la fiducia sul disegno di legge sul legittimo impedimento,
mentre alla Camera il rallentamento dei lavori sui decreti legge sugli
Enti locali e sui beni confiscati alla criminalita’ organizzata,
ritarda l’esame dei provvedimenti in questione e fa slittare il
dibattito sulla crisi economica previsto per domani alla presenza del
ministro Giulio Tremonti.
L’attenzione resta puntata naturalmente sulla manifestazione di
sabato prossimo organizzata dal centrosinistra contro il decreto legge
interpretativo, con il Pd impegnato ad evitare che l’iniziativa si
trasformi in un attacco al Quirinale e l’Idv, che senza alzare
ulteriormente i toni, non rinuncia tuttavia a criticare il capo dello
Stato. E il Quirinale torna a far sentire la sua voce.
"Si continuano a leggere su alcuni giornali e agenzie di stampa, con ripercussioni anche nel dibattito politico-istituzionale, ricostruzioni per tanti aspetti inconsistenti, se non fantasiose, dell’incontro svoltosi nella sera del 4 marzo al Quirinale", ribadisce
una nota della presidenza della Repubblica, con riferimento al colloquio sul Colle fra il capo dello Stato e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi circa l’ipotesi di un decreto del Governo sulle liste elettorali. La nota prosegue ricordando che "il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella risposta a due cittadini pubblicata sabato scorso sul sito web del Quirinale, ha esposto i termini corretti degli eventi e delle relative problematiche, proprio per non alterare la serena e consapevole valutazione della intera vicenda".
"Quello che denuncio con piu’ forza -afferma il segretario dei Democratici Pier Luigi Bersani- e’ il fatto che, pasticcio dopo pasticcio, questa maggioranza e questo Governo stanno impedendo al Paese di parlare dei problemi reali. Noi useremo la nostra mobilitazione per protestare e affermare le priorita’ del Paese, che sono democrazia e lavoro".
”Berlusconi -afferma invece il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro- fa come il marchese del Grillo: siccome comando io, mi faccio la legge come voglio io… E il presidente della Repubblica che gli va appresso….Questo dl voluto a tutti i costi da ‘Benito’ Berlusconi e’ inutile, dannoso e mortificante per il capo dello Stato che lo ha avallato in modo intempestivo e inutile. Il Quirinale doveva fare quel che prevede la Costituzione: non firmare o perlomeno aspettare qualche ora, senza forzare la mano ai giudici che sono in camera di consiglio. Il presidente della Repubblica io lo vedo come un padre della Costituzione, un padre della legalita’ e se scopro che mio padre stava li’, nottetempo, insieme a chi mi vuole far male a scrivere quella norma… Io dico, a papa’, se mi tradisci pure tu da chi vado?"
In ogni caso, promette l’ex pm, "da oggi in poi Italia dei Valori vuole evitare che puntando l’attenzione sul Quirinale si distrae l’attenzione sull’assassino della legalita’, che e’ Berlusconi". Parole accolte con favore da Bersani. "La dichiarazioni di oggi di Di Pietro sono positive. La manifestazione sara’ sotto il segno della piena responsabilita’ del Governo, non ci sono dubbi per nessuno".
”Adesso basta, finitela. Abbassate le grida, le urla, gli strepiti -e’ la replica del ministro per i Beni culturali e coordinatore del Pdl Sandro Bondi- Smettetela di mettere in scena l’ennesimo massacro delle istituzioni, della democrazia, della Costituzione. Non vi accorgete che in questo modo state davvero martoriando questo povero Paese? Che cosa volete? Volete che il Pdl venga escluso dalle elezioni? Volete vincere a tavolino le elezioni? E volete pure fare una bella manifestazione per mettere sotto accusa il partito di maggioranza relativa? Recuperate un poco di ragionevolezza, fate valere un minimo di ragionamento politico, mantenete almeno un briciolo di rispetto per le istituzioni”.
”Siamo capaci anche noi, se lo volessimo -dice Bondi- di fare delle belle manifestazioni, di fare lo sciopero della fame, ma siamo troppo preoccupati dello stato della nostra democrazia e del futuro di questo Paese, per scendere al vostro livello”. "Con le sue dichiarazioni -afferma ancora l’esponente del centrodestra- Di Pietro non colpisce noi ma danneggia l’immagine dell’Italia, svilisce il confronto democratico e trascina la sinistra nel gorgo dell’antipolitica".
‘Per sanare una situazione pregressa proponiamo il rinvio del voto di un mese perche’ altrimenti la campagna elettorale non e’ legale”. Lo ha affermato all’Adnkronos Marco Pannella, a margine dell’assemblea nazionale dei Radicali in corso a Roma, sottolineando che ”e’ necessario dare la possibilita’ a tutti, non solo al Lazio e alla Lombardia di votare correttamente e legalmente”.
Dello stesso avviso e’ Marco Cappato, candidato alle regionali in Lombardia, che ha sottolineato ”la necessita’ di riconquistare il diritto di andare ad un voto democratico. Non proponiamo un ritiro delle candidature, ma un rinvio, uno spostamento del voto per riportare la situazione alla legalita”’.
"Non mi piacciono le manifestazioni contro e non mi piacciono le arroganze del governo -sostiene Pier Ferdinando Casini- Non andare a elezioni, sarebbe l’ennesima burletta che ci coprirebbe di ridicolo in tutto il mondo. Io, comunque, credo sia necessario stare ai fatti. Non mi piace chi va in piazza a manifestare contro e, tanto meno, contro il capo dello Stato. Non mi piace chi, invece delle richieste, ha delle arroganze. Mi piace la gente che si occupa dei problemi degli italiani, che in questa campagna elettorale sono assolutamente assenti. E’ un’occasione persa”.
BERLUSCONI PUNTA A MOBILITAZIONE NAZIONALE A ROMA – Si farà a Roma, probabilmente il 20 marzo la grande manifestazione che Silvio Berlusconi aveva già in mente di fare per presentare i tredici candidati governatori del centrodestra alle regionali. E’ questo l’orientamento emerso nel corso del vertice che il premier ha tenuto a Palazzo Grazioli con i coordinatori nazionali del Pdl, la candidata Renata Polverini e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. La scelta della Capitale non è casuale, riferiscono fonti del Pdl, secondo le quali Roma è diventata il simbolo "di come l’opposizione vuole vincere le elezioni" e cioé "attraverso ricorsi e battaglie legali".
