Domenico Giardina

Favori sessuali in cambio di favori politici. Donne tangenti, donne veline. Politica dove la militanza non fa più appeal mentre contano le ospitate televisive e i provini superati. Sembra che sia ormai questo il quadro dell’attuale andamento politico.

Il recente scandalo dell’ex vicepresidente della giunta regionale pugliese Sandro Frisullo, appartenente al Partito Democratico, ha rilanciato la par condicio, dimostrando che questo tipo di corruzione non è ad esclusivo appannaggio della maggioranza.

 

Le nuove candidature invece ripropongono lo stereotipo della donna velina opportunamente candidata dopo aver sfilato a Miss Italia e non ad un corteo politico.

Emblematico e provocatorio il video di Annalisa Chirico, 23 anni, candidata in Puglia e in Lazio nelle liste Bonino – Pannella, laureata alla Luiss in Scienze politiche e specializzanda in Relazioni internazionali, che polemizza sui presunti criteri adottati per la selezione delle candidate politiche, uguali a quelli usati per valutare le ragazze che aspirano ad entrare nel mondo dello spettacolo.

 

Agli antipodi, Italia Caruso, 27 anni, candidata in Calabria nelle liste del PDL, finalista a Miss Italia nel 2001, quasi velina durante i casting televisivi del 2004 e presentatrice tv, la quale si difende durante la puntata del 18 marzo di Otto e mezzo dichiarandosi pronta a guidare un rinnovamento generazionale nella politica calabrese, senza essere “cresciuta a pane e politica”.

 

Ma il problema sembra essere più ampio. Perché ad esempio tra i nomi della lista di Filippo Penati, candidato del Pd alla presidenza della regione Lombardia spicca quello di Gianni Bugno, ex campione del mondo di ciclismo; Maruska Piredda, ex assistente di volo precaria ai tempi della vertenza Alitalia; Joseph Negreanu, chirurgo all’ospedale Niguarda e Fabio Pizzul, figlio del telecronista Bruno. La domanda è: chi di questi oltre ad avere un pensiero politico è veramente preparato e interessato ai temi della politica? In questo modo non si rischia di eleggere persone completamente impreparate a ricoprire ruoli di responsabilità?

 

Oggi più che mai sembra che le differenze e le professionalità non siano ben distinte e che anche il mondo della politica sia diventato una vetrina, dove l’importante è fare una buona performance per ricevere più consensi puntando su personaggi più o meno noti, più o meno avvenenti, invece che su programmi politici efficaci. Ovviamente è più facile puntare il dito contro una bella ragazza che sognava di fare la velina ma forse l’argomento meriterebbe una più ampia riflessione.

 

Le prossime elezioni hanno riportato a galla anche il problema delle quote rosa: c’è chi sostiene che sia l’unico mezzo affinché le donne possano raggiungere posti di rilievo e chi invece dice di non aver bisogno di questo aiutino per "femminizzare" di più la politica.

 

Gli ultimi dati resi noti dall’Istat l’8 marzo scorso sulla partecipazione politica, indicano una differenza di genere: solo il 53,6% delle donne, infatti, si informa settimanalmente di politica, contro il 68,5% degli uomini. Se si considera lo scambio di opinioni sui temi politici, le differenze di genere sono ugualmente elevate. Le donne parlano di politica almeno una volta a settimana solo nel 31,3% dei casi contro il 48,1% degli uomini. Ben il 40,1% delle donne non parla di politica e il 29,3% non si informa mai. La politica continua ad essere percepita da molte donne come una dimensione lontana dai propri interessi e al Sud le percentuali aumentano.

 

 

Il motivo cardine è il disinteresse seguito dalla sfiducia e dalla mancanza di tempo. Probabilmente le quote rosa da sole non basterebbero. Le donne forse per troppo tempo si sono sentite estraniate da un mondo molto chiuso e ristretto per trovare le giuste motivazioni e il coraggio di diventare i nuovi leader dello scenario politico. Magari, invece, è proprio quello che servirebbe.

 

 

Azzurra Sichera