La Corte Costituzionale è riunita in Camera di Consiglio per decidere sull’istanza di sospensione in via cautelare del decreto legge "salva liste" presentata dalla Regione Lazio. I giudici della Consulta, presieduta da Francesco Amirante, hanno ascoltato l’avvocato della Regione Lazio, Federico Sorrentino, e i legali di altre parti che si sono costituite, in particolare il partito di Sinistra Ecologia e Libertà, riconducibile al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e una serie di professori universitari tra cui il preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza, Mario Caravale, i professori Gaetano Azzariti e Vincenzo Cannizzaro, e anche Massimo Brutti, Esponente del Pd.
La Regione Piemonte ha invece rinunciato a partecipare sulla Camera di Consiglio sulla sospensiva del dl nonostante abbia presentato un ricorso per chiedere alla Consulta di dichiarare l’illegittimità del decreto legge. Questa richiesta sarà presa dunque in esame tra uno o due mesi, quando la Corte deciderà nel merito sulla legittimità del decreto "salva liste".
Dopo aver deciso in via preliminare se ammettere o meno gli interventi di Sinistra Ecologia e Libertà non ché dei professori e cittadini che hanno chiesto di costituirsi in giudizio, la Corte ascolterà le ragioni delle parti legittimate a dire la loro sulla necessità o meno di sospendere il decreto legge "salva-liste", vale a dire i legali della Regione Lazio e l’avvocatura generale dello Stato (rappresentata da Michele Di Pace) per conto della Presidenza del Consiglio.
L’istanza di sospensiva in via cautelare del decreto è stata depositata la settimana scorsa dal professor Federico Sorrentino per conto del vicepresidente della Giunta Regionale del Lazio, Esterino Montino. Nel ricorso si sottolinea che è "evidente" che sarebbe "irreparabile il pregiudizio che deriverebbe all’interesse pubblico al regolare svolgimento delle elezioni Regionali nel caso in cui le consultazioni del 28-29 marzo 2010 si svolgessero sulla base di norme suscettibili di declaratoria di incostituzionalità".
Se infatti la lista del Pdl nel Lazio venisse riammessa dai giudici amministrativi (é imminente un nuovo ricorso al Consiglio di Stato) in forze del decreto legge "salva-listé" allora la "declaratoria di incostituzionalità" del provvedimento varato dal governo – si sottolinea nel ricorso – "travolgerebbe, invalidandolo, il risultato elettorale con conseguente grave pregiudizio sia per la Regione, sia per i cittadini elettori". Se la Corte Costituzionale decidesse di sospendere il decreto, sarebbe la prima volta in assoluto che la Consulta conceda di sospendere una legge o un dl in via cautelare sulla base di quanto previsto dalla legge La Loggia che nel 2003 ha modificato le norme del 1953 sui tempi e sulle modalità di discussione dei ricorsi davanti alla Corte Costituzionale.
