Salvatore Parlagreco












Bertolaso è un galantuomo, Verdini idem, Cosentino in Campania pure. Berlusconi si sbraccia per difendere tutti. Possibile che lo siano dei gualantuomini, anzi lo sono fino a prova contraria, ma come si fa inveire contro i magistrati che fanno le indagini per i loro sospetti e poi affermare di volere fare pulizia nelle liste?

 

Tangentopoli? Nemmeno per idea, solo casi isolati qua e là, assicura Berlusconi, ma allora perché mai annuncia di volere rendere più severe le norme contro la corruzione? Se il problema non esiste, la volontà di cambiare registro con una legislazione più severa non poggia su alcunché di concreto. Combattere con norme più rigorose un fenomeno che non esiste?

 

Si tratta di birbantelli, avverte Berlusconi, a proposito di quelli che sono stati presi con le mani nel sacco a Milano e Varese. Mazzette in contanti, c’è un filmato che lo prova, inutile girarci attorno. Beh, i birbantelli sono coloro che marinano la scuola, che fanno le marachelle sul posto di lavoro come fossero adolescenti, o che fanno scherzi ai colleghi nelle ore d’ufficio. Chi vuole quattrini per concedere favori non dovuti, emettere provvedimenti illegali, commette gravi reati, è un ladro, un corruttore, merita di finire dritto in galera. Se non si dicono le cose con chiarezza, finisce che nessuno ci capisce niente.

 

Al tempo di Tangentopoli si distingueva fra i corruttori che si mettevano in tasca i soldi per il partito, quello che lo facevano in proprio e gli altri, che aiutavano se stessi e il partito. Oggi questa distnzione non ha alcun senso: c’è il finanziamento pubblico dei partiti attraverso i rimborsi elettorali, che sono congrui e sostanziosi. Ed i partiti con le loro strutture elefantiache non esistono. Esistono partiti leggeri molto aiutati dai contributi delle assemblee legislative oltre che dai rimborsi elettorali.

Nessuno può affermare di intascare quattrini per necessità. La qual cosa non cambia la sostanza – quando si ruba ladri si rimane – ma oggi manca pure la motivazione “morale”, lo stato di necessità.

 

La Corte dei Conti ha dato i numeri: un aumento del 229 per cento dei casi di corruzione in un anno. La realtà non si può nascondere dietro un dito.

Minimizzare, dunque, è pericoloso; prendersela con i magistrati che fanno il loro lavoro, incomprensibile; annunciare leggi severe, inutile.