Dichiarazione dei redditi, il tracollo di Tremonti e i guadagni del Premier in tempo di crisi. L’enigma dei numeri primi
15 marzo 2010 - 15:47
Salvatore Parlagreco
Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha subito un tracollo del suo reddito in un anno, regredendo dai quattro milioni e mezzo ad appena 39 mila euro, ed ha perciò occupato con pieno diritto l’ultimo posto nella speciale classifica della dichiarazione dei redditi dei ministri. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha invece incrementato di circa nove milioni annui il suo reddito, perché ha acquistato beni immobili un po’ qua e un po’ là nel mondo.
Ad una prima lettura delle cifre contenute nella dichiarazione dei redditi obbligatoria dei parlamentari e membri del governo, si può tranquillamente affermare che la crisi economica non ha nuociuto al premier: anzi, ha incrementato il suo reddito; ha, invece, penalizzato pesantemente il ministro dell’Economia perché l’ha messo praticamente sul lastrico.
Dobbiamo preoccuparci di più per il tracollo del ministro dell’Economia o per la singolare crescita del presidente del Consiglio in tempo di vacche magre?
Il ministro dell’economia sulla carta dovrebbe sapere come evitare di essere danneggiati in modo irreversibile da una crisi congiunturale. Il fatto che, invece, le cose siano andate diversamente, induce a porsi delle domande, che non depongono a favore del titolare del Dicastero dell’Economia.
Il presidente del Consiglio ha invitato gli italiani a stringere la cinghia ed a non lasciarsi prendere dallo scoramento, nella convinzione che il pessimismo non fa altro che aggravare le cose. La ricetta deve avere funzionato alla grande se la crisi ha fatto crescere il suo reddito: non solo non l’ha travolto, ma l’ha aiutato a migliorare il patrimonio.
Quelle finora illustrate sono considerazioni superficiali, di prima mano. Dati di fatto, sprovvisti di una analisi, seppur debole.
Il ministro Tremonti è un professore universitario, un economista e, come egli ama ricordare, un commercialista. Meglio di chiunque altro è in grado di compilare una dichiarazione di redditi, nel senso che la sua interpretazione delle entrate e delle uscite è più accurata di chiunque altro. Se avessimo la possibilità di sapere che cosa ha provocato la caduta verticale del reddito di Tremonti, non saremmo costretti ad arrampicarci sugli specchi, naturalmente.
A lume di naso, dunque, riteniamo che non ci si debba preoccupare più di tanto per la improbabile “sventura” economica di Giulio Tremonti. Siamo infatti indotti piuttosto a credere che sia stata la sua competenza nella formulazione della dichiarazione dei redditi ad avere avuto la meglio e che, perciò, il sospetto che non abbia capito niente di ciò che accadeva attorno a lui, la crisi economica e le sue cause, non abbiano avuto ad incidere minimamente sul suo reddito.
Trarre una facile conseguenza dalle cifre della dichiarazioni di reddito, non è una operazione intelligente. Ritenete davvero che il presidente del Consiglio sia stato mal consigliato nella formulazione della sua dichiarazione dei redditi, facendogli firmare un documento che lo accredita in ascesa economica al tempo della crisi più nera dell’ultimo ventennio? Non c’è uomo politico che non faccia di tutto per evitare incresciose concomitanze, come quella illustrata.
E’ possibile usare lo stesso metro di ragionamento per il ministro dell’Economia? Fino a un certo punto. Nemmeno Giulio Tremonti avrebbe voluto manifestare pubblicamente il suo tracollo economico, così accorto com’è, e consapevole che la notizia avrebbe gettato nella costernazione gli italiani per via della disastrosa congiuntura personale. Sarebbe stato come offrire ai pessimisti, giustamente discriminati dal presidente del Consiglio, un appiglio formidabile per esercitare il loro atteggiamento mentale con inevitabili conseguenze negative sull’economia del Paese.
Sia Tremonti quanto Berlusconi, dunque, hanno concesso alla dichiarazione dei redditi ciò che ad essa è dovuto, la verità che merita.
L’esperienza, tuttavia, ci induce a suggerire una pausa di riflessione. Bisogna attendere la prossima dichiarazione dei redditi per farsi un’idea di come vadano le cose. Nel 2011, ne siamo certi, il ministro dell’Economia ripristinerà il suo tenore di vita e il premier saprà dosare con maggiore accortezza il suo reddito imponibile. Meglio fare una donazione ad un figlio che rappresentarsi come un riccastro che guadagna, mentre i concittadini non possono sbarcare il lunario.