Silvio Berlusconi non scomunica lo scisma siciliano, tutt’altro. Verso Gianfranco Miccichè nutre affetto e considerazioni, figuriamoci se si può sentire tradito della nascita del Pdl Sicilia. E’ una verità, come dicono i giudici, de relato, perché a raccontare lo stato d’animo di Silvio Berlusconi è il Presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, che ha incontrato a Roma il Premier. Gianfranco Fini ha benedetto il Pdl Sicilia sin dalla prima ora, altrimenti non sarebbe stato possibile che ad affiancare Gianfranco Miccichè ci fossero i suoi amici più rappresentativi, Salvatore Scalia, Fabio Granata, Michele Briguglio, Nino Strano ed altri – e che i finiani entrassero nel governo Lombardo bis. Bonajuti, Scajola, Bondi nei giorni scorsi hanno lanciato un chiaro messaggio di pace con inviti a riflessione, dialogo e quanto occorre per superare il conflitto e riprendere il lavoro di gran lena.
Se tutto questo è vero, e non c’è ragione di dubitarne, di che scisma mai si tratta? Non è una finzione, ma nemmeno il suo contrario. Una cosa a metà strada mai sperimentata prima d’ora. Se accadesse altrove un epsisodio come questo, niente rimarrebbe come prima: o dentro o fuori. Ma l’ecumenismo della politica e la scoperta delle convergenze parallele rendono possibile tutto, anche l’ossimoro, la contraddizione il conflitto digeribile, lo scisma compatibile, i cazzotti e il cordiale agreement insieme. In definitiva il Pdl Sicilia può perfino diventare un traino formidabile, uno strumento che porta consensi o evita che essi si disperdano. E’ vecchia regola quella di creare un rifugio ai dissenzienti, realizzandolo senza ostacoli. La vecchia Democrazia Cristiana, maestra di vita ancor prima che di politica, acoglieva nel suo grembo tutto quanto. Ed è a questa tradizione che bisogna rifarsi per capire ciò che sta accadendo, nonostante la diversità marcata fra la DC e il PDL. Una cosa però l’hanno in comune, l’anarchia: l’una, la DC, sotto l’ombrello delle correnti, l’altro – il PDL – sotto l’egida del “one man party”.
L’anarchia democristiana non aveva bisogno di benedizioni, stava dentro la forma partito le sue indulgenze, l’anarchia berlusconiana è la consueta libertà offerta dal Leader carismatico ai suoi sostenitori, fedeli o infedeli. Lo scisma siciliano, nonostante l’ambiguità, può essere foriero di novità all’interno del centrodestra. Può perfino rappresentare il primo tassello di una forma federata di partito, ed aprire la competizione con la Lega sul terreno della forma partito. Per queste ragioni Berlusconi fa il padre nobile dei disobbedienti e concede spazio allo scisma siciliano? Non lo sappiamo, certo è che la posizione del Pdl lealista in Sicilia si è fatta difficile. Non può combattere il governo e gli scismatici, né sanzionarli, punirli, tenerli fuori dal partito, così come pretenderebbe la “loro” scelta. I coordinatori regionali, Castiglione e Nania, i referenti della cosiddetta corrente lealista, Angelino Alfano e Renato Schifani, dovranno fare buon viso a cattivo gioco.
L’intero gruppo dirigente lealista è costretto a sotterrare l’ascia di guerra, e abitare una sorta di limbo politico a causa della “simpatia" con cui i due co-fondatori del Pdl, Berlusconi e Fini, seguono le vicende siciliane. Morderanno il freno, si adegueranno, aspetteranno tempi migliori? Ci sono segnali di irrigidimento su fatti concreti e di aperture in alcune dichiarazioni. Non meno imbarazzante la posizione di coloro che, come Maurizio Gasparri e Renato Schifani a Roma, hanno sparato a zero sul Pdl siciliano. E quella, meno tranchant ma non accondiscendente, di Ignazio La Russa.
