Cristiano Di Pietro contestato, Renzo Bossi ridicolizzato. I figli di papà non hanno diritto a seguire le orme dei genitori illustri? In Sicilia il problema, se di problema si tratta, è stato già vissuto ed assorbito. Leoluca Orlando ebbe un papà illustre che gli spianò la strada, ma fino a un certo punto. Era influente, ma la sua influenza veniva esercitata indirettamente. Bernardo Mattarella, deputato regionale,è figlio di Piersanti e nipote di Sergio: Piersanti fu un grande Presidente della Regione e rimase vittima di un agguato mafioso, Sergio – fratello di Piersanti – è stato un dirigente prestigioso della DC, Ministro della Repubblica e protagonista della storia politica siciliana. Bernardo, dunque, è un figlio d’arte.
Francesco Scoma, infine. Deputato regionale per più legislature, assessore regionale e vice sindaco di Palermo, è figlio di un ex sindaco Dc del capoluogo. Anche lui, figlio d’arte.
Si potrebbero fare tanti altri esempi, specie nelle amministrazioni locali.
Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, è stato contestato da alcuni autorevole dirigenti dell’Idv molisano. Pare che abbia rubato il posto a qualcuno, ma lui si difende, ricordando che la sua partecipazione alla vita pubblica non è arrivata da un giorno all’altro. E‘ stato consigliere comunale, consigliere e assessore provinciale. Perché non dovrebbe potere candidarsi alle regionali? Il padre, Antonio Di Pietro, gli da ragione. Sarebbe penalizzante vietare al figlio, di mestiere poliziotto, 37 anni suonati, impedirgli di candidarsi per evitare l’accusa di nepotismo.
Renzo Bossi è un caso a parte. Giovanissimo e privo di esperienza venne candidato al consiglio regionale della Lombardia e, naturalmente, la sua candidatura ebbe successo. La spinta paterna (a quanto pare più materna che paterna) è stata così palese da rappresentare un problema per il giovanotto, il cui nome è Renzo, ormai più noto come il Trota.
I figli di papà che seguono le orme dei genitori hanno la strada spianata ma devono vedersela ogni giorno con il fantasma dell’augusto genitore. Se sei il Trota resti il Trota, ma se ci sai fare, dopo le prime scaramucce, hai vita facile.
Da dove nasce l’avversione verso i figli di papà?
Il nepotismo in democrazia dovrebbe essere una eccezione, e questa è la prima risposta. Nasce anche dal fatto che i figli di papà rubano il posto a coloro che pensano di meritarselo. L’avversione diventa grave, inoltre, quando si tratta di personaggi inadeguati che devono accendere un cero al loro santo ogni mattino per la grazia ricevuto.
Ma in consiglio regionale della Lombardia alle ultime consultazioni non è entrato solo Renzo Bossi, per grazia ricevuta, ma anche Nicole Minetti, una delle fidanzate di Silvio Berlusconi. Per giunta l’avvenente consigliera è stata eletta nel listino, e non ha avuto bisogno di misurarsi con i favori dell’elettorato. Ora, fra il Trota e la “fidanzata”, chi salvereste?
In politica e nelle istituzioni, tutto sommato accade ciò che normalmente si verifica nelle professioni. E’ assai frequente che i figli dei notai, avvocati, medici, commercialisti seguano le orme dei genitori, specie se si tratta di libere professioni coronate da successo. E’ uno sbocco naturale. Un bene o un male? Il giudizio morale non avrebbe senso, è semmai una questione sociale: la continuità lascia la società immobile, mantiene comparti stagni e, in qualche misura diventa ingiusta.
Quando i figli d’arte fanno politica diventano un caso perché l’impatto con la pubblica opinione e con gli apparati è duro, suscita critiche, risentimenti, conflitti. Il sospetto che il genitore navigato e “di potere” voglia comportarsi come una casa regnante dell’Ottocento è forte.
In compenso i privilegiati hanno un fardello da portare sulle spalle, il genitore di successo. Inevitabilmente dovranno misurarsi con lui. E talvolta è una punizione molto severa.
