(di Enzo Coniglio) Nei momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo, bisogna stare attenti a non scambiare le lucciole con le lanterne; e il pericolo c’è ed è molto grande. Bisogna evitare di disperdersi in infiniti rivoli di modeste informazioni del tutto secondarie perdendo di vista i punti essenziali e strategici che caratterizzano l’evolversi della situazione reale. Soltanto questo senso profondo di responsabilità e di vigilanza ci può impedire di rimanere vittime dei cialtroni retorici della informazione strumentale e della disinformazione.

 

Avete sentito Mario Monti annunciare durante il suo viaggio in Asia il miglioramento sostanziale della situazione italiana. Lo si capisce perfettamente sapendo che un importante obiettivo è quello di attirare investimenti in Italia semprecchè i destinatari siano dei tontoloni e non sappiano leggere e far di conto.

 

Purtroppo i dati certi, accertati e certificati da istituzioni al di sopra di ogni sospetto, ci dicono quanto infondata sia una tale affermazione e come consapevoli di questa semplice verità siano gli investitori e gli stessi mercati a giudicare, a titolo di puro esempio, dalla decisione dell’ultima ora, del gruppo friulano Gabrieli di investire in Serbia e dell’andamento dello spread che continua a salire.

 

Proprio ieri, 4 aprile, la Banca d’Italia ci ha ricordato come tra il 2008 e il 2009, gli introiti delle famiglie in Italia sono calati del 4% a fronte di una riduzione del Pil del 6% mentre nella maggior parte degli altri Paesi avanzati, "il reddito disponibile lordo reale delle famiglie è cresciuto, nonostante la contrazione del prodotto". L’impatto disastroso di tale crollo è stato evitato in parte grazie all’intervento di 480.000 famiglie che hanno mantenuto almeno un figlio; in altre parole,la famiglia si è ancora una volta affermata come un essenziale armotizzatore sociale.

 

Naturalmente un tale drenaggio massiccio di risorse e un tale crollo del PIL ha avuto come effetto collaterale che "tra il 2008 e il 2010 la quota di famiglie povere in base al reddito e alla ricchezza è cresciuta di circa un punto percentuale… e di circa cinque punti per le famiglie dei giovani". Ce lo ricorda il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola.

 

Durante il periodo del governo Monti, la situazione non è cambiata e ha continuato a peggiorare. Secondo i dati ISTAT durante il mese di febbraio è aumentata la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d’inflazione (+3,3); su base annua, ha toccato una differenza di 1,9 punti percentuali, che rappresenta il divario più alto dall’agosto del 1995. Si tratta di una situazione assolutamente insostenibile perchè drena ulteriori ricchezze da famiglie e da piccole imprese già stremate e che non saranno in grado di resistere a lungo.

 

Intanto consoliamoci nell’apprendere da uno studio di Giovanni D’Alessio, pubblicato dalla Banca d’Italia, che i dieci italiani più ricchi possiedono la stessa ricchezza di ben tre milioni di italiani delle fasce basse: in soldoni, posseggono 50 miliardi di euro. Una forbice tra ricchi e poveri che continua a crescere inesorabilmente a causa di uno spostamento sempre maggiore della ricchezza, dai salari alla speculazione finanziaria che viene remunerata non con i profitti dello sviluppo economico che resta una chimera, ma riducendo la ricchezza reale dei cittadini che lavorano onestamente e in grandi difficoltà, tartassati da tasse e minacciati nei loro diritti fondamentali alla salute, alla istruzione e ad una vita dignitosa mentre continuano indisturbate le attività illegali, le aziende che falsano i bilanci, i partiti che incassano dieci volte quello che hanno speso per le campagne elettorali, i politici che ricevono benefici finanziari ed economici a loro insaputa, coloro che esportano i capitali nei paradisi fiscali e se la ridono delle profonde sofferenze del paese reale. Il tutto espressione di una società corrotta che ha perso i più elementari valori della solidarietà e della sussidarietà.

 

Non c’è quindi da meravigliarsi se in questo quadro che non è esagerato definire tragico, assistiamo al suicidio di piccoli impresari, lavoratori e pensionati che non riescono letteralmente a sopravvivere a queste ingiustizie radicali.

 

Abbiamo toccato il record di imprese fallite nel 2011 in Italia: ben 11.615 con una perdita del posto di lavoro di ben 50.000 lavoratori. Si tratta del dato peggiore degli ultimi quattro anni secondo la Cgia di Mestre, autrice del rapporto. E non è certo, caro Monti, causa dell’art. 18 o della scarsa liberalizzazione!

 

Al contrario. In moltissimi casi tali fallimenti sono provocati proprio da fattori legati alla politica governativa. In primo luogo dal grave ritardo nei pagamenti delle forniture da parte delle pubbliche amministrazioni che nel 2009 avevano accumulato debiti in ritardo per oltre 27 miliardi di euro, pari al 2,7% del PIL di quell’anno!

 

Un’altra causa è la difficoltà di ottenere un prestito dalle banche. Circostanza questa molto grave se consideriamo che la Banca Centrale Europea ha offerto loro oltre 900 miliardi di prestiti all’1%. E’ evidente che se parte di queste stesse somme fossero state offerte nel caso specifico al nostro Paese per ridurre il debito pubblico e sostenere la ripresa e il relativo sviluppo, avremmo ripianato una parte del debito e destinato il 4-5% degli interessi così risparmiati agli investimenti produttivi. Invece il governo continua a subire il dominio degli speculatori finanziari invece di cambiare radicalmente la politica finanziaria a livello nazionale ed internazionale.

 

Una terza causa di fallimento è l’eccessivo costo dei fattori produttivi e della pressione fiscale che rende il sistema Italia non competitivo; in particolare, appare inaccettabile l’attuale cuneo fiscale, cioè la differenza tra il costo del lavoro che una impresa deve sostenere verso i lavoratori e la redistribuzione netta del salario che rimane a disposizione del lavoratore.

 

E naturalmente potremmo continuare dicendo che nel mese di febbraio è aumentata ulteriormente la disoccupazione giovanile che registra un ulteriore incremento rispetto al mese di gennaio, raggiungendo il 31,1%.

 

Ma allora dobbiamo dire che è tutto negativo? Assolutamente no. Lo sforzo c’è ed è genuino come dimostra il netto miglioramento della riforma del mercato del lavoro grazie anche e vorrei dire soprattutto all’intervento della opposizione, dei sindacati, di Bersani che si è rivelato un eccellente mediatore e dei partiti che appoggiano il governo.

 

Non bisogna comunque dimenticare e sottolineare che il nocciolo e la soluzione reale del problema risiedono nel ridurre drasticamente le rendite speculative finanziarie che superano di 4-5 punti la crescita effettiva e che bisogna assolutamente e a tutti i costi destinare questa somma di circa 70-80 miliardi agli investimenti e alle attività produttive. Si tratta di elaborare una serie di misure in questo settore specifico che potrebbero rivedere il potere attuale delle banche e delle società finanziarie.

 

In particolare bisognerebbe negoziare un prestito all’1% di almeno 400 – 500 miliardi e riaffermare il principio che il capitale deve essere controllato dagli Stati sovrani e che le banche e le società finanziarie e di rating non sono dei corpi esterni e superiori agli stessi Stati. Si dovrebbe rimettere al centro del processo la primazia della persona umana e ridimensionare drasticamente la funzione dei mercati. Cosa molto difficile per Monti essendo radicalmente diverso il suo sentire, il suo pensare e il suo attuare. Egli vuole e può "razionalizzare" i mercati e richiamare gli investimenti riducendo le "barriere di ingresso" del mercato del lavoro anche se questo possa comportare la riduzione della qualità di vita per milioni di italiani. E’ una diversa logica che va comunque tenuta in debita considerazione considerato il potere enorme ad egli affidato.

 

In questo quadro complessivo nazionale ed internazionale, c’è da aspettarsi che la ripresa ritarderà ulteriormente e che i miglioramenti produttivi che saremo capaci di realizzare, saranno godute soprattutto dai nostri creditori mentre noi e i nostri figli continueremo a rimanere schiavi del capitale e dei suoi lacchè.

 

A voi la scelta.