Lasciamo perdere i nomi, è l’episodio che conta. Fra le intercettazioni trascritte nella maxi inchiesta di Firenze c’è una conversazione che merita grande attenzione e non può averne per ventitremila pagine e centinaia di uomini illustri non permettono di dargliene. Sicché bisogna prelevarla dal mucchio e riferirla con l’attenzione che merita.
Si tratta di un dialogo telefonico fra uno dei più alti funzionari della protezione civile – uno di quelli che avevano le carte decidendo chi avrebbe potuto arricchirsi con i soldi dei contribuenti e chi no – chiede ad un architetto, di inviare la parcella.
L’architetto, allibito, fa sapere di non avere capito. Il funzionario ripete l’invito come se nulla fosse con grande nonchalance. “Aspetto la tua parcella”, ripete. E allora l’architetto che non può fare finta di niente. “Perché la parcella, noi non abbiamo fatto niente”, confessa.
E’ probabile che abbia capito tutto e che debba elaborare la novità, farsene una ragione, cercare di avere maggiori informazioni. Chissà quali pensieri gli saranno passati per la testa. Di sicuro è stato colto di sorpresa, in contropiede, come dicono quelli che s’intendono di calcio.
Il suo interlocutore non demorde. Vuole fargli il regalo e non fa passi indietro. Si vede che è una missione da compiere e non deve farsi confondere le idee da alcuno.
Avrà un’agendina con i nomi di coloro che devono ricevere quattrini senza avere fatto nulla? O si tratta di un regalo improvvisato, il risultato di una ricerca appena conclusa fra coloro che avrebbero meritato di mandare la parcella? Chi può saperlo.
La conclusione è amara. L’architetto, riluttante e sorpreso, si piega davanti alle insistenze dell’alto funzionario. “Va bene”, dice, “vi mando la parcella”.
Chissà a quanto ammonta, quale corrispettivo debba pagare colui che è stato estratto fra i beneficiari del denaro che scorreva a fiumi fra le maglie della Protezione civile.
All’insaputa del suo capo, Guido Bertolaso?
Coloro che lo sospettano devono vergognarsi, ha urlato il Presidente del Consiglio, quando è venuto a conoscenza dell’avviso di garanzia inviato dai magistrati fiorentini al sottosegretario ed uomo di fiducia del suo governo.
Siccome non ci va di “arrossire”, sospendiamo il giudizio e ci accontentiamo di questa chicca mostrata al mondo civile dagli autori dell’inchiesta di Firenze sulla Maddalena e dintorni.
L’episodio, tuttavia, ne richiama un altro, di ben più modesta portata, invero, che ha avuto come protagonista un funzionario del gruppo parlamentare Pd dell’Assemblea regionale siciliana, Roberto Tagliavia, il quale accortosi che sul suo conto i bancario era stata depositata una somma di denaro che non si aspettava da parte dell’Assemblea regionale – diecimila euro, se ricordiamo bene – chiese spiegazioni a coloro che avevano provveduto. Anche lui, come l’architetto, credeva di non avere fatto alcun lavoro per meritarsi l’emolumento. E invece si sbagliava. Siccome aveva partecipato a due o tre riunioni molto impegnative di una commissione che avrebbe dovuto decidere che fare per il 65esimo anniversario della prima seduta dell’Assemblea, chi di competenza aveva stabilito che l’emolumento avrebbe dovuto essere erogato.
Tagliavia, così come l’architetto ben accetto alla Protezione civile, indugiò e pretese di avere maggiori notizia. Invero ricordo con una lettera a chi di dovere che la partecipazione ai lavori della Commissione avrebbe dovuto essere a titolo gratuito. Si sbagliava, naturalmente.
Era stato disposto diversamente. I componenti della Commissione erano tanti e ci sarebbero rimasti male se i lavori della Commissione non fossero stati giudicati “un lavoro” e quindi profumatamente retribuito con un gettone. Roberto Tagliavia, tuttavia, a differenza dell’architetto beneficiato dalla Protezione civile, ha rifiutato l’emolumento.
I destinatari di provvigioni non sono tutti uguali, grazie a Dio.
Chi, dunque, volesse leggere nelle carte dello scandalo della Protezione civile i segni di una cultura di basso profilo insinuatasi d’improvviso tra le maglie delle pubblica amministrazione, sappia di stare prendendo un grosso abbaglio.
