Pierluigi Bersani, divenuto segretario del PD, ha indicato all’assemblea dei delegati la sua linea politica: non faremo opposizione, saremo l’alternativa al centrodestra. L’opposizione non è, secondo Bersani, una strategia, ma un ruolo che si esercita confrontandosi con la maggioranza ed il governo che essa esprime, criticando le sue scelte e proponendole altre.
L’opposizione segnala le storture, le incoerenze, gli sbagli del governo, ma tutto questo non è una linea politica, non indica una strategia, non esprime una identità. L’alternativa è qualcos’altro, di più e diverso: pretende un progetti, comportamenti, atteggiamenti coerenti con gli obiettivi che vengono illustrati. Pretende che tutto questo sia riconoscibile e che rappresenti la “carta” costituente di una forza politica.
Anche l’alternativa, dunque, può essere un contenitore vuoto perché esprime un impegno che supera l’opposizione e impone una politica riconoscibile. Il PD si è assunto l’onere di restituire all’alternativa la sua “verità”. Gli iscritti e gli elettori del PD che cosa devono aspettarsi dal loro partito? Che cosa sceglieranno i deputati ed i senatori democratici in Parlamento quando si tratterà di decidere sui temi etici?
E quali alleanze il PD sceglierà in Europa, dove sono presenti tre grandi forze politiche: popolari, socialisti e liberali? Farà a meno degli alleati? E se sì, quanto conteranno nel Parlamento europeo? A Montecitorio e Palazzo Madama, i gruppi parlamentari democratici, stringeranno alleanze con l’IDV o con l’UDC? E alle europee della prossima primavera correranno insieme ai centristi o ai dipietristi?
Quali saranno, infine, le proposte che farà il PD in campo economico e finanziario? Da che parte sta, rispetto al ministro dell’economia Tremonti, che critica aspramente gli istituti di credito italiani? Sono soltanto alcuni, pochi in verità, degli interrogativi cui Pierluigi Bersani dovrà rispondere, molto presto.
L’alternativa può essere la bandiera del successo, ma anche un tremendo boomerang. I socialisti che ne fecero una bandiera con Francesco De Martino, subirono una cocente sconfitta e restarono isolati, perché il PCI invece che accoglierla scelte il compromesso storico. Prima di allora la coniugarono con lo slogan del partito di lotta e di governo e dovettero constatare che si trattava della peggiore delle utopie, perché chi sta al governo non può scendere in piazza. Uno sbaglio che la sinistra radicale avrebbe commesso trenta anni dopo con il secondo governo Prodi.
L’alternativa costringe ad esprimere istanze e comportamenti di governo, al contrario, mentre si fa opposizione. Perché un partito di governo si assume l’onere di continuare ad esserlo, anche quando è in minoranza. I fatti si incaricheranno di dirci se e fino a che punto Pierluigi Bersani sarà in grado di trasformare il contenitore in contenuti.
