Salvatore Parlagreco












Finora la storia del partito che non c’è è stata raccontata a spizzichi e bocconi. Ci voleva la kermesse del Movimento per l’autonomia, ed una platea delle grandi occasioni, per mettere in fila la sequenza della “cosa” siciliana, il Partito del Sud.

E’ Gianfranco Miccichè a raccontare com’è nata l’idea.

 

E’ cominciata sei anni or sono. Gianfranco Miccichè ne parlò con Raffaele Lombardo. “Ci riunimmo e tentammo di mettere in campo il partito. Lo facemmo in modo carbonaro, in segreto. C’era anche Saverio Romano.

"Ne parlai con Silvio Berlusconi a Villa Certosa. Noi non avevamo remore, gli altri sì. L’Udc si mise di traverso. Quando la cosa si seppe, fece sapere che se si fosse andati avanti su questa strada, sarebbero usciti dalla coalizione. Significa che sarebbe caduto il governo. E finì così".

 

"Nel 2005, partecipai ad un Consiglio dei ministri con una mia proposta di legge. Si trattava di una norma semplificativa che avrebbe permesso di ottenere i fondi strutturali senza liungaggini. Avevo già ottenuto l’ok prima di portarla in Consiglio dei ministri".

 

"Sarebbe dovuto passare senza problemi, non si trattava d’innovare alcunchè, invece ci fu la ferma opposizione della Lega Nord. Non ci fu verso di smontarla. Calderoli era contrario, fermamente contrario, io non indietreggiavo di un passo. Difesi a spada tratta la proposta. Ad un certo punto Berlusconi sospese la riunione e mi chiese di raggiungerlo nella saletta che immette alla sala del Consiglio. E lì Berlusconi mi disse: Non devi insistere. Gli risposi che avrei insistito. E a questo punto mi fece una battuta che non dimentico: Loro sono un partito, tu no. Non rientrai in Consiglio dei Ministri, la norma non passo, ma da allora non penso ad altro".

 

"Ma non farei mai un Partito del Sud con il dieci per cento sei suffragi, non conterebbe niente. Ma sono convinto che le cose non cambieranno mai con i partiti nazionali. Potremmo avere tanti ministri siciliani a Roma, non conterebbero niente ugualmente. Va bene che abbiamo una propensione all’ascarismo, appena diventiamo importanti voltiamo le spalle alla Sicilia, ma non è questo: se i ministri sono nominati da un Partito nazionale, sono i poteri forti che contano. Oggi per il due per cento ci si svena. Il Pd sopporta l’Idv, il Pdl fa lo stesso con i suoi alleati minori. All’interno del grande partito, invece, il peso della Sicilia è niente, Ministri o meno. Fuori dal grande partito, basta niente per avere voce in capitolo. Se ci fossero due partiti territoriali, uno di centro sinistra ed uno di centro destra, la Sicilia satebbe sempre al governo, come la Catalogna".