Salvatore Parlagreco

Ventitré Fondazioni sparse per il territorio, associazioni e aree politiche, club della libertà, circoli della libertà, promotori della libertà, infine i quadri di partito (coordinatori regionali, provinciali, comunali): un’articolazione organizzativa che sulla carta avrebbe potuto competere nel dopoguerra con i comitati civici istituiti nelle parrocchie dalla D.C. e con le cellule e le sezioni comuniste, e oggi possono competere con le stazioni dei carabinieri, guardia di finanza, guardia costiera, commissariati eccetera. Eppure non basta, altrimenti perché mai il Cavaliere avrebbe lanciato alcuni giorni or sono nel corso di una conferenza stampa, “le squadre della Libertà”?

 

L’ultimo “corpo” del Pdl, appena nato, e’ stato affidato alle cure di Denis Verdini, che gode fama di grande organizzatore. Ora si tratterà di distribuire i compiti per evitare sovrapposizioni, conflitti, spreco di tempo e denaro. Si dovrà ragionare sui gazebo aperti nelle piazze dalle milizie di Michela Brambilla, ai promotori della libertà, che – per bocca della Ministra – sono “la stessa cosa del Presidente Berlusconi, perché quando scendono in piazza loro, e’ come se scendesse in piazza Silvio Berlusconi”.



Quali compiti avranno, d’ora in poi, le truppe della Brambilla? Ci sarà una suddivisione delle funzioni, dei ruoli, delle competenze o verrà spartito il territorio come i carabinieri ed i poliziotti, gli uni in campagna e gli altri in città  (ma anche il contrario quando e’ necessario)?

 

 

Nell’atto di nascita spetterebbe ai “promotori” difendere strenuamente il Premier e ci che lo riguarda (la persona, i possedimenti, idee, progetti, opinioni, stile di vita e quant’altro), mentre e’ lecito attendersi che alle squadre di recente reclutamento, concesse a Verdini, venga regalato il lavoro duro del porta a porta, la vigilanza di ogni sezione elettorale, dal consenso ai possibili brogli? In definitiva i gazebo alla Ministra del Turismo, coadiuvata dai Ministri Bondi e Alfano, e le squadre al “duro” Verdini, che e’ piu’ bravo a mettere “sotto” i volontari (ma non troppo) incaricati di battere strade, marciapiedi, vicoli e piazzette?

Ignazio La Russa che ha partecipato all’ultimo consiglio di guerra in vista della madre di tutte le battaglie con Gianfranco Fini, avrebbe avuto un gesto d’insofferenza, secondo quanto riportano le cronache, a causa del suo pragmatismo esasperato.

 

Pare che non abbia grande fiducia nell’efficacia degli eserciti dislocati sul campo, preferendo di gran lunga quello che, da Ministro della Difesa rappresenta, ed avrebbe perciò espresso-  da par suo – alcune perplessità sulle squadre, avendo intuito – per associazione d’idee, supponiamo – il pericolo di facile sarcasmo sugli “squadristi”. Dissenso garbato ed appena accennato, s’intende, che non ha influenzato per nulla le scelte del Premier che sulle squadre ripone grande fiducia.

 
Restano da collocare i circoli di Marcello Dell’Utri ed i club di cui, invero, s’e’ perduta la memoria e che secondo alcuni sono la stessa cosa dei circoli (la confusione nasce dal fatto che la Brambilla si sarebbe sovrapposta ai circoli di Dell’’Utri con i suoi club, accendendo una querelle che non ha avuto seguiti a causa degli impegni, improcrastinabili che negli ultimi anni ha avuto Marcello Dell’Utri).

L’agenda di lavoro risulta complicata perché si tratta di nominare centinaia di coordinatori locali, capi dei circoli, delle squadre e dei promotori, dare loro direttive precise; bisognerà affidare ai coordinatori una sovrintendenza che sia di esclusiva natura operativa in modo da non suscitare malumori e altro. E tutto questo senza iscritti in ognuna delle articolazioni. Il Pdl non ha iscritti, nemmeno i circoli, i club, i promotori. Sicche’ si comincia dalla “testa”, nominando presumibilmente un incaricato o delegato, cui toccherà di mettere in piedi la sua baracca.

In alcune zone si tratterà di partire da zero, come in Sicilia, dove sono stati nominati soltanto i coordinatori regionali e non ci sono dunque, ne’ i coordinatori provinciali e quelli locali.

La scelta degli uomini e delle donne a chi spetta? Per i coordinatori locali di sicuro ai coordinatori regionali, che a loro volta dovranno consultarsi con il centro, i coordinatori nazionali. E per gli altri? Per evitare interferenze, ognuno pensa ai suoi: Verdini agli squadristi, la Brambilla ai promotori eccetera. Fermo restando, naturalmente, che l’ultima parola tocca a Silvio Berlusconi, che e’ il Presidente del Pdl, cofondatore “unico” per il momento.

In vista della campagna elettorale delle politiche un occhio particolare deve essere dato alla Sicilia dove i Pdl sono due, quello cosiddetto lealista, che fa capo al Ministro della Giustizia, Alfano, e al Presidente del senato, Schifani. I coordinatori regionali, Nania e Castiglione, rappresentanti del lealismo, non hanno partecipato al consiglio di guerra, ma orecchiando, hanno appreso che dovranno mettere mano all’articolazione del partito con le novità più recenti.

L’altro Pdl, che si chiama nell’Isola Pdl Sicilia, fa capo a Gianfranco Miccichè, che nonostante la ribellione, si reputa un berlusconiano di ferro. La qualcosa lascia prevedere che adotterà, in ossequio alle direttive del Capo, la stessa articolazione del Pdl lealista. C’e’ perciò il rischio di un raddoppio, come dicono nel calcio, delle marcature. Uno spreco di energie enorme oltre che una possibile causa di nuovi conflitti per le inevitabili interferenze.

Il Pdl Sicilia, inoltre, subirà, di fatto (una questione di giorno), a sua volta una scissione, perché  al suo interno ci sono i finiani, i quali non possono certo coabitare nella stessa “famiglia” che si e’ data come “patriarca” un berlusconiano duro e puro come Miccichè.

Tenuto conto che il Pdl – per definizione dei suoi dirigenti – e’ un partito a guida carismatica ed una monarchia “anarchica”, le difficoltà di mettere insieme tutto dovrebbero essere superate agevolmente, senza lasciare traccia. Ne sono convinti tutti nel Pdl. Le campagne elettorali le fa solo il Premier, e le vince (quando le vince), lui e solo lui.

Quanto agli “squadristi” di recente conio, nessun commento ufficiale da parte di Granata, Briguglio e Bocchino, solitamente lesti nel giudicare le scelte berlusconiane. Non vogliono correre il rischio di essere fraintesi, pare piuttosto che nel Fli si siano fatti risate da matti nell’immaginare La Russa che cercava disperatamente di non fare nascere gli squadristi.