Salvatore Parlagreco

(essepì) Forse è una forma di esorcismo: la parola migliore, sostengono in Sicilia, è quella che non si dice. Ma chi tace acconsente? Non è vero niente: chiacchiere, appunto.
 

Il silenzio che ha accompagnato lo straordinario annuncio del cavaliere tre giorni fa, fa impressione anche a Vittorio Feltri che ne è l’esegeta ufficiale ed in certo qual modo esagitato. Quando ha fatto sapere al mondo di avere deciso di reclutare un esercito nuovo di zecca, quello dei Promotori della libertà, qualcuno ha alzato le spalle, qualche altro ha fatto un sorrisetto – come a dire, siamo alla frutta – e qualche altro ancora si è preoccupato, chiedendosi: ma questo dove vuole arrivare, non è che per caso si è messo in testa di disarcionare tutti dall’oggi al domani e di rifare il partito ancora una volta? Il predellino 2, insomma.

 

L’altra incognita è rappresentata da Michela Brambilla, promossa sul campo ancora una volta, e divenuta la coordinatrice dell’esercito appena reclutato attraverso le fila dei suoi circoli della libertà (contesi, un tempo, a Marcello Dell’Utri). La “ministra” del Turismo non si occuperà solo di fare venire i turisti ma anche di creare una force de frappe al servizio di Silvio Berlusconi.

 

La scelta ha mitigato le ansie dei dirigenti, specie di quelli che da qualche tempo a questa parte – i cosiddetti quarantenni – cercavano di convincerlo che era arrivato il momento di organizzare una cintura attorno ad Arcore. Ponte levatoio, canali d’acqua con alligatori, e trappole di varia natura. Si facevano perfino i nomi: in testa Maria Stella Gelmini, poi gli altri. Non se n’è fatto niente, ma non è detto che non arrivi anche questo per rianimare l’anima forzista che si sente defraudata e costretta a competere dai furboni dell’area An, più preparati alle competizioni interne, all’organizzazione del partito e dei consensi.

Invece che la Fondazione, cioè la corrente dei fedelissimi, I Promotori della libertà con Michela Brambilla. Naturale che si cerchi di decifrare il messaggio e di carpire le intenzioni del Cav, quelle vere, e non le illazioni giornalistiche.

 

Citiamo la fonte originale, il premier. Questa è la mission: “I Promotori della libertà sono una forza del bene contro le forze del male, un esercito dei difensori e paladini della libertà, che risponderanno direttamente a me”.

Se sospettate una manipolazione del testo, levatevelo dalla testa. Silvio Berlusconi ha detto proprio questo e non ci possiamo fare niente se vi sembra un cumulo di cazzate senza senso. Non siamo i suoi ghost writer, né abbiamo alcuna possibilità di influenzarlo.

 

D’altra parte, di che cosa dovreste meravigliarvi? Un mese fa ha fatto nascere, virtualmente s’intende, il partito dell’amore. Aveva ricevuto in faccia un oggetto contundente subito dopo il comizio nella sua Piazza del Duomo, ed aveva il cuore a pezzi. Gli venne in mente il partito dell’amore e lo raccontò a tutti. Con la conseguenza naturale che i suoi lo presero sul serio e gli vennero appresso come un sol uomo. Ed è stato uno spettacolo ascoltare uomini con il pelo sullo stomaco lungo quanto i rotoloni Regina, discettare sull’amore che stravince in tutte le occasioni, manco se si trovassero sui pulpiti d’Oltretevere.

Guarite le ferite – quelle fisiche e le altre morali – in bello stile, il partito dell’amore è caduto in disgrazia, tanto che nemmeno Sandro Bondi s’è sentito di proporre rime baciate sull’argomento, essendo fuori tempo massimo, Silvio Berlusconi ha pensato al Bene ed all’eterna battaglia del Bene contro il male, laddove il Bene, ovviamente, è rappresentato da lui e Michela Brambilla, almeno in queste ore, e il Male tutto il resto, perfino coloro che stanno nel Pdl a bivaccare in attesa della sua uscita di scena.

 

Nell’ascoltare le sue parole, c’è chi si è preoccupato, borbottando. Ed ha ricordato a chi gli stava accanto che quelle parole li aveva ascoltate in bocca a gente pericolosa. E chi sarebbero? Ma i despoti, i tiranni, quelli che predicano di volere il bene di tutti e di fare cose spiacevoli proprio a questo scopo. Accostamenti che invece di fare rabbrividire gli astanti, provocano sorrisi. Perché sì, è vero, la storia del bene che deve trionfare e su quell’altare bisogna sacrificare tutto, anche la libertà, l’abbiamo sentita ma in bocca a personaggi che non avrebbero mai fatto il cucù alla Merkel o rimproverato, per scherzo, i ragazzi accanto di volergli toccare il sedere.

 

Pensate ad un mascheramento?

Se lo pensate, siete davvero pessimi, e non abbiamo che farci.

Piuttosto dedichiamoci ai Promotori della libertà. Sono una guardia rivoluzionario, la banda di Cin ci là, i pompieri di viggiù con l’immagine di Silvio sul petto, boy scout in abito scuro, amici per la pelle in concorrenza con Maria de Filippi.

 

Sappiamo che Michela si è messa in moto, anzi in viaggio.