Salvatore Parlagreco












Regioni, autonomie, riforme. Temi triti e ritriti? Giusto, il convegno del Movimento per l’Autonomia ha corso il rischio di pestare l’acqua nel mortaio. E invece non è andata così. A Roma e Palermo si vivono giornate complicate e si affrontano urgenze che fanno tremare i polsi. Perciò il parterre ha segnalato attenzione, interesse e attesa, gli interventi hanno dato corpo alla necessità di uscire dalla scoperta dell’acqua calda.

 

Uno scherzo del destino? No, una risposta a bisogni concreti. E l’impossibilità di nascondersi dietro un dito.

 

Quando ha detto che avrebbe sopportato perfino Antonello Cracolici, molti hanno creduto che ci si trovasse alla vigilia di una svolta epocale: partito del Sud con Gianfranco Miccichè, Raffaele Lombardo e i democratici. Poi, finiti gli applausi, l’euforia di alcuni si è confrontata con la realtà. IL Presidente del gruppo parlamentare del Pd, Cracolici, non è affatto convinto che il sottosegretario di Stato Gianfranco Miccichè abbia saltato il fosso, e Gianfranco Miccichè non ha alcun voglia di mettere in piedi un partito insieme ai democratici. Accetta la cultura di sinistra, quindi Cracolici, ma non il Pd.

 

Due passi avanti e tre indietro sulla strada del Partito del Sud? No, non è così, solo che l’orizzonte è lontano, così lontano che non si vede, perciò bisogna accontentarsi di registrare alcune novità di qualche rilievo.

Per esempio, che Miccichè si è smarcato davvero dalla casa madre. Fino a che punto? Non lo sappiamo, ma che si senta fuori non c’è dubbio. L’ha condermato lui stesso, out of records, lontano dai microfoni. Marcello dell’Utri ha sempre escluso questa eventualità, ma per ciò che abbiamo sentito e per come stanno andando le cose, le certezze di Dell’Utri sull’inamovibilità di Miccichè devono essere necessariamente derubricate.

 

La nascita del “favoloso” Partito del Sud è solo rimandata di qualche anno? Di sicuro, ha detto Miccichè, alle prossime politiche bisogna presentarsi con questo nuovo soggetto politico, “a patto che abbia una dote cospicua”. Che significa? La prospettiva di un consenso forte, non inferiore al quaranta per cento.

Su questio punto anche Raffaele Lombardo si muove sulla stessa linea: arrivare al partito del Sud con l’0biettivo di conquistare la maggioranza assoluta.

 

Quali caratteristiche avrà il Partito del Sud? Sarà siciliano, nel senso che nascerà in Sicilia, e “contagerà” le realtà politiche delle regioni meridionali. Non un patto fra potenti, governatori o plenipotenziari delle regioni meridionali, ma un soggetto politico che parte dal basso e dalla Sicilia.

Contenuti, obiettivi o, come si preferisce oggi, mission.

 

Lombardo e Micciché concordano sulla necessità imprescindibile che si metta in piedi una nuova classe dirigente. Senza la qualità, sostiene Micciche, non avremmo dove andare. Va fatta una scelta fra qualità e portatori di voti. Questi ultimi, afferma, sono piuttosto portatori di guai. Invece che inseguire i mille voti in più o piccoli faccendieri che cambiano bandiera dall’oggi al domani, una scelta di campo a favore di uomini e donne che hanno il know how, sanno quello che vogliono ed abbiano in gran conto una priorità: smantellare il sistema clientelare che ha distrutto la Sicilia.

 

Parole sante, hanno osservato gli ascoltatori “incantati” dai propositi di Miccichè. Ma è proprio il cursus honorum del sottosegretario a far sospettare che il progetto sia piuttosto una missione impossibile. Con queste idee Miccichè ha dato a uomini sbagliati poteri sbagliati. Strada lastricata di pericoli, dunque. Ma sempre strada da percorrere.

 

Il governatore si muove sulla stessa lunghezza d’onda e non  nasconde certo le difficoltà. Raddrizza il tiro, magari, segnalando i pericoli provenienti dall’attuale classe dirigente. La mission, insomma, è quella giusta, ma per intanto siamo costretti a camminare sui carboni ardenti, spiega. Mentre ci attrezziamo potremmo trovarci senza niente sotto i denti, perché da qui a pochi giorni la Lega Nord metterà all’incasso del governo Berlusconi i decreti attuativi della legge sul federalismo fiscale, che potrebbero ridurre a pane e acqua le regioni meridionali. Perché ciò non accada, occorre mobilitare i parlamentari siciliani anzitutto e poi quelli meridionali.

 

Il federalismo, sostiene Lombardo, è una sfida da raccogliere; la disunità d’Italia è figlia di un sistema che ha mantenuto ed aggravato la separatezza: il nord area di produzione, il Sud area di consumo.

“Se si rimane dentro il vecchio contesto, con le sue regole, le clientele, l’assistenzialismo e tutto il resto, il partito del Sud non ha futuro ed è meglio che non venga concepito”, avverte Miccichè. E Lombardo gli fa eco: “Dobbiamo costruire il nostro futuro, portare avanti i nostri progetti e non, com’è avvenuto finora, calare la testa ai progetti che ci vengono imposti dai poteri forti del nord”.